Fuori i nomi !

Nel corso dell’ultima crisi mondiale, le istituzioni politiche e finanziarie italiane hanno sempre cercato di rassicurare e di convincere il popolo che il nostro sistema bancario era tra i più solidi al mondo e che i risparmi sarebbero stati in sicurezza. Periodicamente il solito ritornello.

Non sappiamo se la classe dirigente:

  • era all’oscuro della situazione di massima gravità in cui si trovavano molti istituti di credito e del contesto generale molto complicato per tutti gli altri ;
  • cercava di persuadere il popolo, per mantenere così un clima più sereno;
  • aveva l’intento di rimandare più in là possibile il problema, non facilmente affrontabile e risolvibile, studiando nel frattempo le possibili soluzioni.

Ma in giro era notizia comune il fatto che, nelle banche, i prestiti non onorati della clientela stavano crescendo.  

Fino al giorno in cui, nel 2015, la situazione di molte banche non è stata più gestibile ed una dopo l’altra hanno cominciato ad alzare “bandiera bianca”: Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e l’omologa di Chieti, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, e soprattutto MPS che già dal 2008 si stava trascinando dietro alla più lunga e grave crisi bancaria italiana, ancora oggi aperta.

Per non parlare poi di altri istituti di credito,  che hanno avuto necessità di effettuare importanti ricapitalizzazioni o di dismissioni di settori di attività (ad esempio Unicredit e Carige), per poter continuare ad operare.

Così, mentre si assisteva ad un continuo rimpallo di responsabilità fra Governo, Banca d’Italia, Autorità di vigilanza ed Unione Europea, lo stesso Governo, per evitare il peggio, a più riprese ed in fretta e furia, ha dovuto metter mano a Decreti di salvataggio. Mentre il “cerino” rimaneva nelle mani di uno sparuto gruppo di clienti e nelle mani di tanti contribuenti onesti che pagano e pagheranno colpe ed errori che non hanno commesso.

Altra “novella” potrebbe essere la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, che è stata istituita dai vertici dello Stato e che ancora non è partita perché siamo a fine legislatura. Come quasi tutte le altre Commissioni d’inchiesta parlamentari, i risultati sperati sono prossimi allo zero. In vita per anni, soprattutto molto costose,le Commissioni sono lo specchio delle divisioni politiche di ogni giorno, con indagini a rilento e spesso senza senso. Per il bene comune molto meglio lasciar perdere, dato che risulterebbero inutili.

Semmai l’unica cosa che davvero c’è da fare, oltre che lasciar lavorare la magistratura, è quella di veder pubblicati, quanto prima, gli elenchi degli attori di questi fallimenti.

Chi ha permesso i finanziamenti?

Chi sono stati i componenti dei Consigli di Amministrazione delle banche, responsabili di gestioni aziendali disastrose ?

Chi sono i principali debitori degli istituti di credito?

Vogliamo la lista, vogliamo i nomi e cognomi di tutti di attori (la privacy in questo caso si deve far da parte).

Sarebbe un bel segnale di moralizzazione!

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