Fuori dalla porta

Si, è successo. Come era prevedibile, siamo rimasti fuori dalla porta dei mondiali di calcio di Russia 2018. A giugno ce ne accorgeremo.

Neppure un misero gol, per tenere viva la speranza,  siamo riusciti a far entrare, in due partite, nella “porta” della modesta Svezia.

Nel nostro recente pezzo “Non qualificarsi ai mondiali di calcio 2018 potrebbe essere il punto di svolta, avevamo avuto il sentore che la cosa potesse accadere ed avevamo già analizzato a mente fredda, ad un mese dall’evento, la strada da intraprendere, che riteniamo ancor più attuale. Andate a rileggerlo.

Il fallimento c’è stato. E’ un fallimento non solo sportivo, ma anche politico ed organizzativo.

Come in tutti i fallimento è il momento di voltare pagina senza indugio, di fare “piazza pulita”, perché come dicevamo già nel precedente pezzo, l’andare avanti con “uno zoccolo ed una ciabatta” ci ha portato e ci riporterebbe a questo risultato.

A questo punto anche tutti i nostri vertici sportivi se ne devono andare fuori dalla porta. E se non intendono farlo volontariamente perché la loro indecenza non ha limiti (come potrebbe accadere), devono essere consigliati ed accompagnati, con le buone o con le cattive.

Il Governo e soprattutto il ministro delle Sport deve intervenire tempestivamente, in questo caso non possono esistere forme di mediazione, che la politica spesso impone.

Fuori dall’uscio devono andare, in primis il Presidente del Coni, che se anche non diretto interessato, è pur sempre il primo dirigente dello sport italiano, dove il calcio rappresenta l’attività sportiva numero uno, sia in termini economici che di partecipazione.

Per poi continuare con il Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, un omino senza arte né parte, che le più importanti società di serie A, anch’esse colpevoli, debbono finirla di difendere!

Per poi arrivare all’allenatore (uno dei tanti mister di provincia) ed a tutto il suo staff, sia medico che agonistico.

C’è bisogno di gente nuova, giovane, preparata, intelligente. Dobbiamo trattenere qualche “cervello in fuga” e metterlo ai posti di comando dello sport in generale e di quello più amato dagli italiani.

E questo anche le società di calcio più importanti, che fanno cartello tra di loro, lo devono capire. Se vogliono continuare ad operare in Italia hanno l’obbligo di dare una mano al sistema e non solo a pensare ai propri conti, altrimenti è bene che vadano altrove.

E che non ci passi neanche per l’anticamera del cervello di provare a riaprire la porta senza chiavi

Stefano Bortoli

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