Eppure vengono dal popolo

Sono ormai almeno 4 anni che il Movimento 5 Stelle porta avanti la battaglia del reddito di cittadinanza, un provvedimento raccontato per destinare una fetta consistente di soldi pubblici per la parte più debole della popolazione, in favore di politiche di contrasto reale alla povertà.

Ora siamo davvero arrivati al dunque; ci troviamo di fronte ad un provvedimento che sarà varato, e che potrebbe avere un valore per il paese.

Ma il dubbio che ci attanaglia è questo: in tutti questi anni i dirigenti del Movimento 5 Stelle hanno davvero studiato ed analizzato le varie problematiche, confrontandosi con la realtà di tutti i giorni, per rendere applicabile un simile provvedimento, in un paese, il nostro, strano e variopinto? Oppure si sono rifatti all’ultimo, come spesso accade, senza troppo andare per il sottile, con proposte superficiali, che poco dopo esser state rese pubbliche sono state frettolosamente smentite perché rese ridicole (nella loro non applicabilità) dalla pubblica opinione?

I rischi che alla fine, come i tanti provvedimenti che si sono avuti in passato, diventi un puro e semplice assistenzialismo, che alla fine non porterà alcun beneficio alla crescita del paese, ci sono.

Perché nonostante la maggioranza dei componenti il Movimento 5 Stelle venga dal “popolo” e non dal “palazzo”, nelle indicazioni che sono filtrare per l’applicazione ed il mantenimento del reddito di cittadinanza, ci sono alcune regole che a prima letture appaio inapplicabili (sia per la cultura del nostro paese che per l’organizzazione dei servizi pubblici al cittadino).

Vediamone subito alcune (con nostro commento a latere in grassetto) partendo dall’indicazione che … il beneficiario perde il diritto all’erogazione del reddito di cittadinanza al verificarsi di una delle seguenti condizioni…

  • non ottempera agli obblighi di cui all’articolo 11 della presente legge (“fornire disponibilità al lavoro presso i centri per l’impiego territorialmente competenti e accreditarsi sul sistema informatico nazionale per l’impiego”) – questo provvedimento sarà senza dubbio applicato, nessuno ci rimette niente;
  • sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata e dichiarata dal responsabile del centro per l’impiego – inapplicabile, perché, oltre al sogno di essere chiamati a più di tre colloqui di selezione, vorrei capire chi può davvero prendersi la responsabilità di scrivere nero su bianco, nel nostro paese, che una persona non dimostra di essere interessata ad un lavoro; vi immaginate i ricorsi o ancor peggio le intimidazioni?
  • rifiuta nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, più di tre proposte di impiego ritenute congrue ai sensi del comma seguente, ottenute grazie ai colloqui avvenuti tramite il centro per l’impiego o le strutture preposte di cui agli articoli 5 e 10- inapplicabile, magari i centri per l’impiego e le strutture preposte arrivassero ad offrire ad una persona fino a tre proposte di impiego, e per di più ritenute congrue; se fosse così non ci sarebbe la necessità del reddito di cittadinanza!
  • qualora a seguito di impiego o reimpiego receda senza giusta causa dal contratto di lavoro, per due volte nel corso dell’anno solare – difficile trovare persone che oggi come oggi lasciano il lavoro, a meno che non siano oggetto di vessazioni o eccessivi carichi di lavoro;  
  • che i beneficiari si iscrivano ai centri per l’impiego dimostrando poi di passare almeno due ore al giorno per la ricerca di un lavoro- per l’iscrizione ai centri dell’impiego nulla da dire, mentre la seconda parte non ha bisogno di commento perché non avrebbe dovuto essere non solo resa pubblica, ma neppure pensata, da tanto che è ridicola, così come proposta;
  • partecipare a dei corsi di qualifica professionale – di difficile applicazione, in quanto ci vorrebbe l’onestà da parte di tutti (organizzatori dei corsi e partecipanti), onestà che troppo spesso non si trova,  perché i corsi, per far tutti contenti, vengono svolti solo sulla “carta” ;
  • Offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti utili alla collettività, per un totale di 8 ore a settimana- difficilmente applicabile, perché non solo l’ente pubblico deve essere molto organizzato nel saper chiamare e gestire personale non dipendente (già si fa fatica con i dipendenti), ma anche il cittadino deve essere disponibile a partecipare attivamente all’iniziativa, altrimenti è molto semplice che possa far perdere le proprie tracce, anche se apparentemente presente.

E non venite a dirci per favore che il “potenziamento dei centri per l’impiego” eliminerà i dubbi sui punti suddetti.

Mah, anche i componenti del Movimento 5 Stelle, eppure vengono dal popolo!

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