Emergenza smaltimento rifiuti anti Covid-19

C’è da smaltire miliardi di guanti e di mascherine, di uso quotidiano. Ma non solo, ci sono da smaltire i dispositivi di protezione individuale prodotti in ambito ospedaliero e quelli prodotti in ambito domiciliare. Ma non solo, ci sarà da smaltire le tonnellate di dispositivi di protezione individuali divenuti obbligatori anche per le attività che hanno riaperto al pubblico (negozi, parrucchieri ecc.)

Dopo un po’ di tempo, sabato scorso ho fatto due passi nel centro storico della mia città e quello che mi ha maggiormente colpito è stato il vedere fuori dai negozi o accatastati di fianco, in aree un po’ in disparte, montagne di sacchi con all’interno protezioni individuali usa e getta di ogni genere.

Francamente mi sono preoccupato.

Quando sarà passata la paura del virus, speriamo di non doverci trovare a gestire un problema importante come lo smaltimento di rifiuti fino a pochi mesi fa non previsto.

Le linee guida dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ci dicono che lo smaltimento dei dispositivi di protezione individuale (dpi) deve avvenire, dove possibile, attraverso l’incenerimento, ma anche per la termodistruzione si dovrebbe distinguere il percorso dei rifiuti, variabile a seconda di chi li ha utilizzati.

In Italia gli impianti di termodistruzione non superano i 50, di cui quasi 30 si trovano nel nord del paese, pertanto al sud e sulle isole il territorio non è presidiato.

Raccolta, stoccaggio, trasporto, distruzione. Come riuscire a smaltire la massa di  rifiuti anti Covid, non solo contenendo le spese, ma rispettando e preservando anche e soprattutto l’ambiente?

Pubblicato in Ambiente, Notizie e con Tag , , , , . Usa il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

diciassette − 17 =