Comunque vada, il problema è pubblico (il ponte Morandi ne è un drammatico esempio)

Domenica 11 novembre 2018 si è tenuto un referendum consultivo per i cittadini di Roma, avente per oggetto la liberalizzazione del trasporto pubblico nella capitale, oggi in monopolio all’azienda municipalizzata ATAC, famosa in tutta Italia per i problemi ed i disservizi.

Il numero minimo di votanti (33%) non si è raggiunto (ha votato solo 16,4% degli aventi diritto) e quindi l’esito della consultazione (che visto il 74% dei votanti schierarsi a favore della liberalizzazione, cioè della messa a gara della gestione) non produrrà alcun effetto.

Sui servizi di primaria importanza per la collettività non solo si discute tanto nei palazzi, ma a volte si chiama in causa anche il cittadino (troppo spesso non adeguatamente preparato o informato) per esprimere il proprio pensiero con un voto referendario (si veda in passato anche la privatizzazione dell’acqua).

Privatizzare per pensare di avere più efficienza oppure mantenere la gestione dei tanti servizi (acqua, distribuzione del gas, distribuzione energia elettrica, trasporti, farmacie comunali, autostrade ecc.)  in carico allo Stato o agli Enti pubblici, perché di primaria importanza per il cittadino? Questa sembra essere la chiave della discussione, che periodicamente ritorna, come è ritornata, per la gestione delle autostrade, da fonti del Governo, con il crollo del ponte Morandi.

Ma se andiamo ad analizzare bene, affidarsi al servizio pubblico oppure ai privati non è il nocciolo della questione, perché quello che deve essere chiaro, in soldoni, è che il problema è comunque pubblico, visto che se il privato non agisce correttamente, lo Stato deve essere in grado, in tempo, di intercettare e correggere le inefficienze, anche con il trasferimento dei servizi ad altri (il dramma del ponte Moranti ne è un esempio).

Eliminare l’inefficienza economica e/o gestionale dei servizi pubblici, attraverso tariffe eque per il cittadino, è senza dubbio la finalità, e lì deve essere spostata l’attenzione, con una gestione che può anche essere concessa ai privati, se lo Stato non è in grado di svolgerla o ne ritiene più funzionale la privatizzazione.

Ma, ad accompagnare la gestione del servizio, anche se municipalizzata o privata che sia, ci dovrà comunque sempre essere “di sentinella” lo Stato o l’Ente pubblico, monitorando i servizi offerti al cittadino, che dovranno essere funzionali, sicuri ed equi. Compito sulla carta fattibile, ma per niente agevole nel nostro paese, vista la burocrazia ed il malaffare.

Ecco perché il problema è comunque pubblico (visto che alla fine essendo servizi primari per la collettività, lo Stato deve garantire il controllo e la funzionalità degli stessi, anche se non direttamente impegnato nella loro gestione).

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