Comprare o non comprare gli F35. Questo è il dilemma.

Da molto tempo in Italia si discute della necessità o meno di acquistare i costosissimi aerei da guerra F35.

Essendo arrivati alla stretta finale anche la discussione interna è al muro contro muro. mini 1

Da una parte la popolazione, una fetta limitata di parlamento e la maggior parte delle associazioni,  che con petizioni cercano di  fermare l’acquisto,  ritenendo tale spesa folle in tempo di crisi .

Dall’altra, dove si ribadisce che nessuna alternativa è possibile all’acquisto visto che siamo vincolati a trattati e organismi internazionali, che impongono determinate scelte , troviamo gli organi militari e le decisioni già assunte dai governi.

Riteniamo equo ed interessante il parere di un personaggio che potrebbe incarnare lo spirito di entrambi gli schieramenti. E’ Fabio Mini militare e saggista italiano. Persona equilibrata ed intelligente ma di provenienza militare, Generale di corpo d’armata , è stato comandante della missione in Kosovo KFOR dal 2002 al 2003 e capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa. Oggi è pure commentatore e scrittore di questioni geopolitiche e di strategia militare.

Ci sembra interessante ed opportuno riproporre un suo intervento pubblicato su “La Repubblica”  alcuni mesi or sono, a riguardo della diatriba F35.

mini 2“Non capisco tutta la buriana sugli F35, anche se sono sicuro che questo è il momento migliore per buttare tutto in politica. Ma quest’ultima polemica sulla questione dei fulmini è chiaramente strumentale. Non si può pretendere che un aereo invisibile sia anche invulnerabile o che una macchina volante che trasporta tonnellate di esplosivo non corra il rischio di esplodere in un temporale estivo. Ormai tutti sanno che l’F-35 è inferiore ai suoi concorrenti russi (e forse perfino ai cinesi) nel duello aereo, che non assicura la superiorità nemmeno per i prossimi cinque anni, non fa niente di più di un vecchio aereo nelle operazioni militari in corso; sarà già vecchio per quelle del prevedibile futuro e costa una barca di quattrini.

Embè? Nessuno ha considerato queste quisquilie quando abbiamo cominciato a impegnare soldi che non avevamo per questo e altri programmi onirici. Eppure i segnali che potesse finire così c’erano già. Il fatto è che tutti i programmi concepiti dopo il crollo del muro dovevano solo servire a mantenere una pletora di lobbisti industriali e forze armate ridondanti a prescindere dalla loro funzione. La loro utilità stava soltanto nell’assicurare i programmi e gli impegni di spesa. Che l’F35 dovesse servire a far volare meglio, in sicurezza e in assoluto dominio dell’aria, era solo l’illusione dei giovani piloti giustamente interessati alla qualità del giocattolo.

Questi aerei non servono alle esigenze operative, semmai le creano, e che poi servano veramente è solo un caso o una conseguenza. Abbiamo già avuto un precedente di questo genere con la Lockheed e i C130. La commessa serviva a far intascare soldi a pochi avventurieri e far fare carriera a qualche politico e alla sua cordata di militari. Se non avessimo avuto i C130, saremmo stati a piedi in tutte le missioni internazionali mendicando e facendo l’autostop.

Con l’F35 sta succedendo la stessa cosa, solo che questa volta la riuscita è in dubbio prima ancora dell’uscita. Ma lui, il caccia, il suo mestiere l’ha già fatto. A meraviglia.

Prima ancora di farsi vedere. Dal 1996 a oggi, lobbisti e vertici politici e militari in Italia e nella Nato si sono perfettamente integrati giurando fedeltà all’F-35. Dotarsi dell’F-35B, la versione a decollo corto, ha giustificato l’allestimento della portaerei Cavour e viceversa. Se ora la versione B non viene costruita, saremo gli unici al mondo ad avere due portaerei senza aerei. Comprare gli F-35 ha permesso alla Nato e ai nostri strateghi di creare “falsi futuri” e inventarsi le minacce. Inoltre, spendere tanto denaro in tempo di crisi per gli aerei ha fornito la certezza che la crisi non esiste, oppure che i nostri governanti se ne fregano. 

In ogni caso sono certezze che di questi tempi valgono un patrimonio. E cosa si vuole di più da un onesto aereo? Di questo passo qualcuno pretenderà che voli”.

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