Come una scintilla

E’una notizia passata troppo in sordina, c’è stato qualche breve accenno sui media, ma in pochi penso che ne abbiamo catturato l’importanza del significato. Ed allora è bene rifletterci un po’ sopra. Perché è una novità che in un certo senso educa.

Tre giornaliste della tv pubblica iraniana si sono dimesse, in tronco, dal loro lavoro, scusandosi pubblicamente per “aver raccontato bugie per anni”. Tre donne in carriera, che hanno lasciato un posto sicuro, un bel lavoro e perché no anche un po’ di notorietà. Motivo? Non ce la facevano più a dire così tante bugie.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, come si suol dire, è stata l’aver mentito sull’abbattimento,sui cieli iraniani, con missili iraniani, di un volo di linea della compagnia ucraina, errore che ha portato alla perdita di tante vite (soprattutto iraniani e canadesi).

E questa informazione è avvenuta quasi in concomitanza con un’altra notizia rilasciata dalla stessa fonte iraniana, anch’essa falsa, e cioè l’uccisione di 80 (invece nessun morto e pare nessun ferito) americani nelle basi in Iraq, come conseguenza dell’attacco con missili, dell’Iran verso gli Stati Uniti.

Perché in Iran il Governo di regime impone la linea e tante volte lancia comunicati o notizie prive di verità, per difendersi e ben apparire all’interno del paese ed in certi casi anche fuori dai confini.

Ma questa scintilla, scaturita dal comportamento di quelle tre giornaliste, scoccata quasi all’improvviso, alla faccia di calcoli e progetti, ha aperto una breccia nel paese, è divenuta l’inizio di una quasi -crisi di coscienza- generale, del popolo ma anche di alcune fonti di informazione, pur vicine al regime.

Il paese si sta civilmente ribellando, perché il gioco del “continuare a mentire” forse ha annoiato.Ma senza la scintilla, non sappiamo se ci sarebbe stato lo stesso riverbero. L’Iran non è l’Italia,ma anche nel Bel Paese il gioco del mentire, del distorcere, del modificare ad arte si fa sempre più duro, più sporco.

Il caso della nave Gregoretti e della possibilità di un rinvio a processo dell’ex Ministro Salvini è uno dei tanti, anche se tra i più “leggeri”. Il tweet di Calenda sulla vicenda dice tutto ed è bene quindi ribadirlo: Paese interessante. Sulla #Gregoretti finisce che Salvini vota per il processo, ritenendo di non meritarlo e l’opposizione non vota, ritenendo che invece lo meriti. Poi uno si chiede perché aumenta l’astensione.

Da noi la babele della politica è arrivata a dei limiti insostenibili per il cittadino e per le comunità.In Italia a questo punto ci vorrebbe una scintilla: vediamo se quella delle Sardine sarà quella giusta.

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