Città, periferie, consumo del suolo, urbanizzazione, riqualificazione….

Forse non ci pensiamo, ma il territorio è una risorsa  non rinnovabile. Le opere che l’uomo realizza ( case, strade, capannoni, porti ecc. ) vanno ad occupare  territorio che non ritornerà mai più come era in precedenza.

unoCosì il consumo di suolo è un fenomeno mondiale, parecchio problematico anche nel nostro paese, dove fino a pochi anni fa abbiamo urbanizzato in maniera , purtroppo, molto intensiva ed un po’ allegra.

Oggi buona parte degli amministratori pubblici locali sono cambiati e così, per fortuna, pare sia cambiata pure l’impostazione generale, anche se sacche di urbanizzazione selvaggia resistono qua e la sul territorio italiano. Grazie ad amministratori disinvolti, che riescono a mantenersi al comando, permettendo una cementificazione, che alla fine,  fa bene solo alle tasche di pochi. Con la conseguenza di far ulteriormente diminuire  il terreno all’agricoltura,  facendo  crescere il rischio idrogeologico .

Appunto,  se i nuovi amministratori riusciranno  a prendere davvero coscienza che il suolo libero ancora presente può essere prezioso e che volendo, esistono ampi margini di manovra nelle riqualificazioni delle aree ex- industriali e  soprattutto delle periferie delle nostre città, con una simile vocazione potremmo riavvicinare il nostro paese alle migliori esperienze europee delle attività immobiliari e delle urbanizzazioni.

Come non ricordare il  ‘manifesto’ di Renzo Piano, l’architetto di fama mondiale, sulla riqualificazione urbana, “ … adottando non più la logica delle grandi opere, ma quella della ricucitura e del rammendo” . Ripartendo proprio dalle periferie e dal recupero di aree dismesse, anche per mezzo della sostituzione di una parte del parco immobiliare attraverso strutture sostenibili in termini di materiali e di tecnologie.

dueProprio le nostre periferie, un tempo tirate su in fretta e furia, per accogliere quanti intendevano soprattutto  avvicinarsi ai centri, alla fine sono state abbandonate a loro stesse, senza veder investito tempo e denaro non solo per le migliorie o manutenzioni periodiche necessarie,ma per renderle almeno vivibili da una popolazione che nel corso degli anni è cresciuta e di molto.

Periferie che i nostri professionisti e studiosi vedono come le vere città del futuro, non il massimo da un punto di vista storico ed artistico, ma ricche di umanità, visto che il 90% della popolazione urbana vi risiede. Ma non deve bastare “il risiedere”. Nelle periferie è necessario quindi non solo dormire, ma anche poter far la spesa, lavorare, studiare, curarsi  e perché no,  divertirsi . Magari con meno parcheggi, meno auto ovunque e più servizio pubblico e car sharing.

Così le nostre città ed i nostri territori hanno si bisogno di grandi interventi, ma nel sensotre di riqualificazione urbana e non di nuova cementificazione. Con idee , coraggio e quel pizzico di intraprendenza in più,  sarà possibile innescare un circolo virtuoso per il recupero di aree inutilizzate o mal utilizzate.

Per arrivare ad una città giusta, equilibrata, per un benessere condiviso, nella salvaguardia del suolo ancora rimasto.

Da sogno a realtà; questa è la nostra speranza.

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