Il circo della politica: in attesa del doppio salto mortale

Il circo delle chiacchiere politiche, della campagna elettorale e dei risultati delle votazioni, sta smontando il tendone.

Il pubblico se n’è andato, tutti o quasi riprendono il tram-tram giornaliero, ognuno per la propria strada. Ad accezione fatta di coloro che sono riusciti a rimanere nella carovana circense perché, poco o tanto, sono stati applauditi.

Nel circo politico ci sono stati dei vinti (questo è evidente), ma non ci sono realmente dei vincitori (perché la matematica non è un’opinione), nonostante i sorrisi, gli abbracci e le dimostrazioni di esultanza. 

I veri vincitori allora, chi sono ? Sono soltanto quegli acrobati, applauditi con convinzione, che hanno superato l’ostacolo senza problemi e che possono guardare all’ impegno successivo non dovendo controllare indietro o di fianco, evitando poi di chiedere l’aiuto di una comparsa, di una spalla o di un clown.

Ai presunti vincitori, se ci pensiamo bene, per dimostrare la loro bravura, viene chiesto sempre quel qualcosa in più che faccia stupire, che li faccia davvero diventare vincitori, che lasci quella sensazione al pubblico di aver speso bene i propri soldi ed il proprio tempo.

Così, nonostante la presenza vigile del Direttore del Circo, ai presunti vincitori, per diventare realmente vincitori,  viene richiesto un supplemento di programma per niente facile da realizzare: un doppio salto mortale (in avanti o all’indietro ancora non è dato di saperlo, è prematuro).

Doppio perché,nel primo volteggio si dovrà vedere che l’acrobata è riuscito a trovare la spalla, la comparsa o il clown giusto per poter realizzare il proprio programma; mentre nel secondo volteggio, lo stesso acrobata,  dovrà dimostrare che il pubblico lo apprezza molto più quando è in pista che non quando si trova ad aspettare, dietro le quinte, lamentandosi che la scena viene lasciata ad altri.

Facciamo allora volteggiare in aria quest’acrobata, ma assicuriamoci che atterri sano e salvo (quanto meno sulla rete), senza schiantarsi al suolo.

Stefano Bortoli

 

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