Ci sono seconde case e seconde case

Del terremoto della notte di mercoledì 24 agosto, si è detto ed analizzato veramente tanto, 24 ore al giorno, giornalisti ed immagini ci hanno accompagnato minuto per minuto, dalle fasi successive al disastro. Radio, Tv, web, tutti a raccontare il susseguirsi degli eventi ed i paragoni con gli altri terremoti.

Pertanto resta veramente poco da dire. L’unica cosa su cui mi vorrei soffermare per un attimo riguarda un piccolo dettaglio: le seconde case.

Statisticamente il 70% degli immobili ubicati nei piccoli borghi sono per l’appunto seconde case e proprio le seconde case nel Lazio sono state escluse dall’ultimo bando per le agevolazioni del 65% del costo di adeguamento antisismico. Il sostegno statale assegnato per il consolidamento degli immobili pare sia andato in favore soltanto di 191 privati, contro le 1342 domande, a causa per l’appunto della questione residente/non residente.

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Chiaramente una seconda casa per esempio a Portofino od a Forte dei Marmi è ben diversa da una situata in un piccolo centro che, a dispetto del progressivo spopolamento, riesce  almeno durante l’estate a rivitalizzarsi ed a far rivivere, anche se per poco tempo, il patrimonio abitativo.

Ed allora forse sarà il caso di distinguere seconde case da seconde case, visto che in giro ci sono ancora molte abitazioni, anche se non di residenza, ma di ”famiglia”, che rappresentano le vere radici di un nucleo familiare e si tramandano per successione generazionale?

Oltretutto, il problema spinoso delle ristrutturazioni che abbiamo sopra accennato non è il solo, dato che da alcuni anni le seconde case, nel nostro paese, sono nel mirino del fisco. Un tempo strumento per valorizzare i risparmi, oggi rischiano di essere in termini tecnici – risparmio incagliato ed oneroso -, cioè non solo non facilmente liquidabile, ma oltretutto bersaglio di una alta imposizione fiscale.

IMG_20160823_172225 (1)Inoltre  si dice che in Italia le secondo case sono un patrimonio non sfruttato ed una occasione sprecata per il turismo del Paese (anche se le nuove forme turistico/ricettive spinte dal web stanno mutando un po’ le abitudini), visto che si parla di 3 milioni di seconde case ( su un totale di 10 milioni circa ) lasciate vuote per gran parte dell’anno ( record europeo ). Ciò è dovuto anche alla mancanza di strutture di supporto e di regole snelle per poter effettuare un servizio la cui fonte principale di guadagno si avrebbe con il turismo stagionale o di breve durata.

Paradossalmente in questo periodo le zone che più attraggono investitori, verso l’acquisto di seconde case, sono nelle regioni forse meno battute come Calabria e Sicilia, soprattutto da parte di stranieri ( in primis Stati Uniti, Regno Unito e Francia ), amanti dello stile italiano o portati a riscoprire le vere origini e con esse le tradizioni locali.

Insomma, di leggi e regolamenti ne abbiamo davvero tante; forse sarà il caso di puntualizzare meglio i vari tipi di seconde case, rendendo anche meno opprimente una imposizione fiscale che sta soffocando il settore immobiliare del nostro paese, un tempo strumento efficace per favorire e movimentare l’economia.  Che ne dite?

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