Chiusure obbligatorie o piena liberalizzazione?

“L’avvezzo e il disvezzo dura tre giorni” ed una volta superato lo sgomento iniziale ed accettato il fatto, la vita scorre ugualmente, anzi, forse scorre meglio.

Il fatto è quello che per esempio in Germania, tutti i negozi (sì, anche Ikea!) ed i supermercati, la domenica sono sempre chiusi.

Faccio il raffronto con la Germania perché ho una famiglia di amici italiani, composta da cinque persone, che vi abita, precisamente a Berlino.

E quando li ho incontrati nel periodo pasquale, mi hanno raccontato che in Germania,  nei giorni intorno al Natale 2017, udite, udite, poiché la domenica (24 dicembre) i negozi erano obbligatoriamente chiusi, così ugualmente lo sono stati per le festività del 25 e del 26 dicembre, i cittadini hanno dovuto affrontare una tre giorni senza alcuna possibilità di rifornirsi. In effetti mi hanno confessato di aver forse ecceduto nel fare gli acquisti in previsione dei tre giorni di chiusura totale, ma comunque alla fine tutto è filato liscio. Per noi italiani, che siamo ormai avvezzi a tutt’altro, 3 giorni a filo di chiusura di negozi e  supermarket, sarebbe una situazione da attacco di panico, oppure da strategia del terrore, con acquisto di un ulteriore congelatore e noleggio di un camioncino, per poter fare la “grande” spesa.

Con le liberalizzazioni del Governo Monti viviamo, da diversi anni, con quel qualcosa in più che può sembrare oggi naturale, normale, ma che non lo è affatto.

Nello stesso periodo di Natale 2017 ci sono state catene, a livello nazionale, che in certi centri commerciali hanno avuto un impressionante calendario di aperture. Per esempio… il supermercato non solo rimarrà aperto l’intera giornata della vigilia ma anche mezza giornata a Natale e l’intera giornata di Santo Stefano

Cose a limite dell’assurdo: a volte in Italia è più facile trovare aperto un negozio di generi alimentari, di abbigliamento o un concessionario auto,  in una giornata festiva e fuori dall’orario consueto di apertura, che non per esempio, trovare un oculista al pronto soccorso!

Ed allora come organizzare le nostre città? Imporre chiusure obbligatorie ai negozi, santificando le feste, aiutando la famiglia a vivere anche dei momenti “insieme”, oppure andare avanti con la liberalizzazione per massimizzare la propensione della gente a spendere nei giorni di festa?

Per me,  nonostante il detto  “l’avvezzo e il disvezzo dura tre giorni”,  che nel nostro contesto attuale forse sarebbe troppo duro da assimilare, è comunque necessario gradatamente ritornare agli usi e costumi di un tempo, dove le aperture domenicali o nei giorni festivi dovrebbero contarsi sulle dita di una mano, ed essere davvero straordinarie.

Per poter apprezzare maggiormente il giorno di festa e dedicare il tempo a qualcosa di più interessante e formativo (sport, cultura, arte, spettacolo, volontariato ecc.), anche per migliorare l’aspetto sociale di una popolo, il nostro, che è sempre più incline ad essere inconsciamente indirizzato e controllato da soggetti che, hanno come esclusivo fine, di massimizzare soltanto il profitto personale.

Stefano Bortoli

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