Cercasi salva-giovani nello sport

 “Lo sport è parte del patrimonio di ogni uomo e donna, e niente potrà mai ricompensare la sua assenza.” (Pierre de Coubertin).

E’ notizia di questi giorni che Mauro Berruto ex commissario tecnico della nazionale di pallavolo italiana è stato incaricato dalla federazione italiana di Atletica (in crisi profonda di risultati) di organizzare un gruppo di lavoro, da lui coordinato, che cercherà la via per inserire al meglio nel vero mondo agonistico i ragazzi e le ragazze fino a vent’anni di età. L’obiettivo, vanamente inseguito da diverse stagioni, sarà di non disperdere i talenti, ma facilitarne la transizione, da junior a senior.

Di fatto si tratta della creazione di una nuova figura di riferimento, che si può definire “culturale”, con interazioni in ambito psicologico ed attitudinale.

Parole e figure forse troppo ingombranti, legate ai massimi livelli sportivi, lontane dalla realtà della pratica dello sport di periferia, ma l’esempio serve per introdurci alla questione di fondo.

Anche se non conoscevo le statistiche, gli ambienti di provincia che frequento (calcio maschile e pallavolo femminile) mi avevano comunque fatto riflettere e maturare un’idea ben chiara.

Se i numeri di chi fa sport negli ultimi anni sono cresciuti, le statistiche sul territorio italiano ci offrono un quadro in cui risalta l’abbandono precoce dell’attività sportiva. Dai 13 ai 17 anni quasi il 35% dei giovani lascia il proprio sport per eccessivo tecnicismo, per agonismo esasperato e centrato sulla vittoria, per la ripetitività, per il venir meno della componente ludica ed anche per la noia. Nell’età del vero divertimento, troppi ragazzi lasciano; è un vero peccato ed una importante perdita. E le ragioni addotte penso siano tutte verificabili sul campo.

Tra i tanti “quasi volontari” che impegnano il loro tempo libero nell’allenare e nel seguire i ragazzi nell’attività sportiva, troviamo rarissimi casi di soggetti sensibili alla personalità dell’individuo e disposti a far emergere e sostenere con forza i valori sociali, pedagogici e culturali. Che fornirebbero un contributo decisivo all’educazione e alla formazione dei giovani.

Se i dirigenti sportivi e gli allenatori sportivi tanto sono presi ed interessati nel momento in cui riescono ad accaparrarsi un nuovo atleta, tanto restano indifferenti nel momento delle lamentele o dell’abbandono di un atleta.

Non è che dico che è necessario lo psicologo in ogni società sportiva, ma un po’ più di umanità e di disponibilità all’ascolto, quello sì che è doveroso.

Ho visto tanti bravi ragazzi abbandonare l’attività sportiva svolta fino ad allora con successo, perché  troppo esasperati sulla tecnica e sul concetto di vittoria, oppure perché quasi annoiati da istruttori con una visione miope, limitata al solo evento sportivo della domenica, neanche passata, ma solo a venire.

Le frasi dei ragazzi: “… basta, con oggi smetto di fare sport “, anziché rappresentare un campanello di allarme per l’ambiente sportivo, nella maggior parte dei casi passano come un ripetersi di un evento considerato forse naturale e nulla più, a cui non viene dato peso.

Ed invece dovrebbe far riflettere ed aiutare le società sportive a migliorarsi, ad interrogarsi, per trovare le risposte giuste dentro e fuori il campo da gioco.

Lo sport è chiaro a tutti che migliora la salute ed il benessere, favorisce la comunicazione, la coesione. Nello sport ad alti livelli le figure dello psicologo e del mental training sono da tempo utilizzate, perché importanti.

Anche nelle tante società sportive di provincia deve nascere il bisogno di avere figure adeguate o almeno disponibili a rivestire un ruolo un po’ diverso, alla stregua dell’incarico ricevuto da Mauro Berruto. Perché almeno una persona di riferimento che possa capire ed ascoltare le necessità, la condizione di benessere fisico, psichico ed emotivo dei ragazzi è senz’altro un valore aggiunto, sia per il movimento sportivo che per la società civile.

E poi, come pensava il filosofo greco Platone …Si capisce molto di più di una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazioni…

Stefano Bortoli

Pubblicato in Sport e tempo libero e con Tag , , , , , , . Usa il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

quattro × 2 =