Cercasi Draghi disperatamente…

Ad ottobre scorso Mario Draghi aveva lasciato, per fine mandato, la Presidenza della BCE; era uscito in punta di piedi, senza dare nell’occhio, come nel suo modo di fare, ma sicuramente a testa alta. Difficile accontentare tutti quegli Stati; ma lui ci era riuscito. Con apprezzamenti arrivati anche da oltre oceano, persino dall’estroso presidente americano.

E noi avevamo già manifestato molti mesi fa, nel pezzo “Il salvagente dell’Italia ad ottobre resterà gonfiato?” i dubbi che il suo successore, qualsiasi esso fosse stato, potesse ripetere le sue gesta, sempre decise, puntuali, a volte innovative, con interventi potenzialmente illimitati a difesa di questo o quel paese in difficoltà o di tutta l’unione monetaria.

La prima importante uscita pubblica della sig.ra francese Christine Lagard (professionista esperta e nuovo presidente della BCE) si è avuta all’inizio di una vera e propria tempesta europea, sanitaria ed economico/finanziaria.

Il suo intervento, anziché dimostrare che la BCE sarebbe stata una spalla solida per tutti, è apparso morbido, troppo tenero, purtroppo anche ambiguo. Quel non dire nulla di ché è parso ai più come l’aver perso, quell’importante appiglio, che con Draghi dimostrava di essere ben saldo, proprio ora,  in un momento in cui di appigli in giro tutti ne vediamo ben pochi.

La Borsa di Milano, dopo l’intervento della Lagard, ha fatto registrare il giorno più nero della storia recente (-17%), come pure le altre piazze europee hanno avuto gravi perdite.

Il giorno seguente ci sono state alcune correzioni comunicative dalla parte della stessa BCE, che hanno riportato in territorio positive le borse; ma in tanti si interrogano sull’adeguatezza del successore di Mario Draghi.

Ed in questi giorni, con la tempesta alle porte, sarà un problema in più. 

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