Grazie alla Cina, il nostro calcio risorgerà

Negli anni sessanta c’è stato un calciatore brasiliano dal soprannome cinese, Cinesinho (per i suoi tratti orientali), nazionale, ha pure giocato ed allenato in diverse squadre in Italia, che è stato il primo simbolico “ponte” del mondo del calcio, in grado di unire dal  Brasile (la patria del calcio) fino alla Cina, passando per l’Europa.

Dal simbolico al reale.

Il 2015 e 2016 sono stati i due anni che di fatto hanno “stuzzicato l’appetito”. Il 2017 sembra essere l’anno dell’inizio dell’effettiva abbuffata. L’espansione oltre oceano della Cina sta avvenendo anche nel mondo del calcio, non solo con l’acquisto di grandi club in giro per l’Europa (vedi esempio Inter), ma anche e soprattutto con l’acquisto dei calciatori più rappresentativi che si trovano soprattutto nei club di tutta Europa, che alla fine, attratti dai soldi, decidono di trasferirsi nel campionato cinese. Ma non solo calciatori, anche allenatori ed arbitri vengono ricoperti d’oro se decidono di andare nel torneo nato agli inizi degli anni novanta, campionato che per diventare credibile si sta rivolgendo ai personaggi famosi del mondo del pallone.
Cannonate cinese, con palle di carta composte da milioni di dollari, stanno sfondando le barricate erette nelle sedi delle società europee e sudamericane. Cifre mostruose, senza nessun senso logico, sia per la società di appartenenza che per il giocatore, che si fatica non solo a credere ma anche a capire, a cui è impossibile dire di no, si scusano con il fatto che nel paese asiatico pare sia accresciuto l’interesse verso il mondo del pallone da parte delle aziende più ricche del paese (anche per merito della vittoria del Guangzhou nella Champions League asiatica), come non è da meno il governo nazionale che vi ha programmato di investire somme cospicue di denaro, ritenendo importante il ruolo del calcio nella società cinese. Ecco spiegate  le proposte “scandalose” che giorno dopo giorno stanno arrivando a club, allenatori, giocatori ed arbitri di mezzo mondo.

Ma questo per l’Europa e per l’Italia del calcio può essere soltanto un bene.

Perché se fino ad oggi si impediva di fatto ai giovani italiani ed europei di giocare, rendendo quasi inutile l’attività giovanile, con questa nuova situazione possiamo sperare in un futuro diverso, che permetta alle società del nostro continente non solo di liberare diverse pedine dallo scacchiere, ormai “arrivate”, in favore di giovani “promesse”, ma anche di investire i proventi delle cessioni in una vera riorganizzazione dei settori giovanili e degli stadi, con la finalità di arrivare ad avere un nuovo modello di gestione del calcio.

Ed allora non ci resta che sognare : poco più che adolescenti che si mettono in mostra nei campionati di vertice, settori giovanili organizzati che usufruiscono di impianti e strutture all’avanguardia, nuovi stadi comodi ed a misura di famiglia.

Tutto questo lo sarà grazie alla neonata passione cinese per il mondo del  football ed a quanti, contattati, accetteranno di buon grado il trasferimento in estremo oriente. Ponti di dollari nel mondo del calcio ….occasione da prendere al volo. 

 

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