Basta con il buonismo idiota!

In Italia sembra che imperversi il razzismo. Battute, interviste, giudizi, qualche notizia di cronaca nero: tutto ciò farebbe pensare all’italiano come intollerante.

Ma se andiamo a fondo della questione troviamo un popolo, un paese ed una storia che invece ci dicono il contrario. Oltretutto siamo anche noi un popolo di emigranti, che ha dovuto lottare e sta tornando a competere duramente all’estero, perché ognuno posso conquistarsi la dignità di uomo e di cittadino.

Ed allora cosa è che non va nel nostro paese? Quello che manca è una vera integrazione, che come alcuni sociologi puntualizzano, è un venirsi reciprocamente incontro.

Infatti se coloro che sono giunti nel nostro territorio vengono lasciati a bighellonare in strada e nei centri di accoglienza per mesi o ancor peggio per anni, il contesto sociale generale ne risente ed è facile arrivare ad una intolleranza reciproca migrante/cittadino.

C’è bisogno di dare dignità al migrante, che non significa di “mantenerlo”, ma di aiutarlo ad inserirsi nel meccanismo della nostra vita sociale (scuola, famiglia, lavoro).

Eppure qualche buono esempio qua e là per lo stivale lo abbiamo. C’è uno spicchio d’Italia, quasi sempre piccole realtà, paesi o cittadine che, grazie a sindaci intraprendenti, sono riusciti nell’impresa della totale integrazione.

E’ importante andare oltre l’impegno delle Regioni, delle Prefetture e dei Comuni nell’organizzazione dell’accoglienza base, dove tutto ruota intorno al solo limite numerico che è stabilito in considerazione del  posto letto e del piatto caldo che può essere offerto.

E’ invece indispensabile arrivare a creare delle opportunità di inserimento, come ad esempio un corso obbligatorio di apprendimento della lingua italiana ma soprattutto, per chi è in grado di lavorare, l’inserimento in cooperative di lavoro (almeno per collaborare alle manutenzioni delle nostre aree periferiche più abbandonate),  non solo per contrastare le diverse forme di sfruttamento, ma anche per  permettere al migrante di ripagarsi i costi dell’accoglienza dello Stato italiano. E perché no, per chi è più intraprendente, fornire il giusto accompagnamento all’auto-imprenditorialità.

E per chi ci viene a dire che i migranti ci rubano il lavoro, ci permettiamo di rispondere dissentendo, perché è evidente a tutti che gli italiani si sono spostati verso professioni più qualificate, liberando le fasce produttive più basse ( esempio raccolta nei campi, badanti, pulizie).

Ed allora basta con il buonismo idiota, è il momento di stabilire nuove regole e procedure che correggano il tiro sull’immigrazione !

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