Banche ed imprese

 

Banche ed imprese saranno in grado di  collaborare assieme in una rinnovata alleanza, con rinnovate proposte, con l’impegno da parte di entrambe di fare meglio il proprio mestiere , in un’ottica di superamento della  crisi?

Parliamo delle banche. banche 1

E’ necessario partire da un dato oggettivo.  In Italia il rapporto impieghi / raccolta è pari al  120% ; ciò vuol dire che le banche devono rivolgersi ad altre istituzioni finanziarie nazionali ed internazionali per  finanziarie i prestiti alle imprese, visto che i depositi non riescono a coprire tali necessità.  In Germania,  per esempio, i depositi sono superiori ai prelievi.

Prima parte.

Va ricordato che una fonte di approvvigionamento importante degli ultimi tempi  è stata la  BCE, che ha concesso enormi prestiti alla banche , per scongiurare rischi di default a catena  anche nel comparto finanziario.

Visto il delicato  rapporto impieghi / raccolta,   in Italia  c’è la necessità  di una ricapitalizzazione da parte delle banche e ciò può non far  piacere soprattutto  nei  periodi  in cui i prezzi  ed i margini sono veramente bassi.

Poiché le banche vivono di credito,   di buon credito, in questo contesto di  profonda crisi,  le stesse si trovano il problema di ripulire i propri bilanci dai crediti incagliati ed inesigibili, come pure di arginare nuove possibili criticità. Da mesi se ne discute, a livello di istituzioni non solo nazionali ma anche europee, ma al momento nessuna soluzione al problema sembra essere  all’ orizzonte.

Per poter non solo difendere i  margini , ma anche per riprendere una crescita, le banche devono trovare nuovi modelli organizzativi.

C’ è  l’ esigenza di avere uomini di banca in grado di capire cosa serve agli imprenditori,  di avere addetti ai fidi che,  anziché valutare le imprese  con distacco soltanto dai numeri  in loro possesso,  visitano periodicamente le aziende ed assieme  determinano le necessità e monitorizzano le possibili criticità. Insomma il personale di contatto delle banche  è un fattore importante per creare una relazione imprenditoriale su basi affidabili e durature. Invece   troppo spesso vediamo funzionari  non preparati per simili lavori  oppure,  anche se risultano efficienti , sono al centro di continui  turn-over , che spesso fanno  interrompere rapporti  proficui con le aziende.

Oltre a ciò  è necessario ripristinare un certo margine di manovra alle filiali soprattutto nei confronti delle PMI e dei privati. Oggi infatti le filiali degli istituti di credito  hanno una limitatissima autonomia decisionale, in quanto gli organi deliberanti  sono stati accentrati nelle direzioni generali, che decidono soltanto sulla base di relazioni standardizzate, senza una approfondita conoscenza della parte oggetto di delibera.

Anche nella gestione e nel rinnovo dei fidi è auspicabile un cambiamento,  che potrebbe concretizzarsi con  periodiche revisioni  a  cadenza trimestrale /semestrale e non più annuale, allineandosi ai mercati ed al cliente che giocoforza deve rendicontare il proprio andamento con cadenza spesso mensile , per essere pronto ad effettuare eventuali correttivi, che se ritardati potrebbero essere molto dannosi . 

banca 2

Insomma , è sul territorio dove i contatti diventano relazioni, che è possibile dimostrare che la banca non è nemica dell’impresa.

A breve  la seconda  parte  – Imprese

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Un commento a Banche ed imprese

  1. Pierangela Benedetti dice:

    Per ragioni ” di poche persone ” è stato mandato a gambe all’aria un sistema che funzionava a meraviglia. I datori di lavoro ogni volta che dovevano pagare i dipendenti si sentivano come se qualcuno li derubasse…E politicanti da strapazzo per ottenere i voti di questi signori ne hanno combinate di tutti i colori affinchè il ” padrone ” avesse la mano d’opera assicurata pagandola il meno possibile. Però questi intelligentoni con ” la vista lunga come il naso ” hanno badato al breve termine, ma non hanno pensato che a lungo termine ” il cane si sarebbe mangiato la coda “. Se si impoverisce il ceto medio di una popolazione la nazione finisce in miseria: tutta! anche quella parte che prima poteva definirsi ricca o quantomeno benestante. Il piccolo risparmio era quello che consentiva alle banche di far circolare una “grossa ” quantità di denaro che dava impulso a nuovo lavoro e innovazioni ecc…Tolto di mezzo il risparmiatore le imprese finanziarie si sono trovate a dover ricorrere alla ” finanza creativa”… Col primo sistema è stato ucciso il ceto medio con il secondo anche anche la piccola impresa, la nervatura di una nazione. Ci sono rimasti soltanto i ricchissimi che, con la finanza creativa si sono arricchiti sempre di più a scapito degli altri. Però questi ultimi non si sanno fermare, sono come macchine impazzite. Se non hanno più chi spremere da vicino allora c’è sempre la possibilità di andare a dare noia a qualcun’altro. Se quel qualcuno si lascia sedurre con le buone bene se no c’è sempre la scelta di una guerra, magari, “lampo”…La soluzione a questo intrigo mastodontico non è facile. Però, un sistema ci sarebbe ed è quello di dare ossigeno alla piccola e media impresa , alla ricerca, al turismo, ai centri (moltissimi ) artistici e luoghi con paesaggi mozzafiato. Specialmente noi italiani che abbiamo il grande difetto di non essere capaci di crearci una classe politica decente, abbiamo però la virtù di saperci rimboccare le maniche e inventarci cose nuove e particolari. Questo bisogna fare e bisogna costringere la famosa finanza creativa a smettere di creare immondizia, ma di cominciare a lavorare con chi ne ha seriamente voglia per rimettere in piedi il paese. Per fare questo abbiamo bisogno di pace. Di riappacificazione in ogni senso. Smettere di pensare ai problemi di pochi ed interessarsi alle vere necessità di molti..di quello che formano lo zoccolo duro del paese che al momento è finito nel dimenticatoio. Ci sono milioni di sistemi a partire dal microcredito a piccoli prestiti a fondo perduto, o con tassi di interesse accettabile. Smettere di pagare a personaggi inutili e incapaci compensi da capogiro, che sono tanti anzi troppi, e fare in maniera che ci sia una giusta distribuzione della ricchezza.

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