Alla scrivania oltre l’orario: allora c’è un problema

L’ossatura delle imprese lungo lo stivale è composta ancora prevalentemente da piccole/medie aziende di tipo familiare, ed appunto perché la caratteristica della familiarità è ben radicata, si tende a far vivere il lavoro e la presenza nelle aziende alla vecchia maniera, a mo’ di famiglia. E questo modo di gestire le cose non pare più tanto al passo con i tempi, come pure è molto diverso rispetto agli standard europei più evoluti.

Da noi, parliamo del privato ( lasciando da parte il capitolo “ferie”, che implicherebbe un ampio approfondimento), a meno che non si tratti di una multinazionale, finito il lavoro ed arrivati all’ora in cui si può uscire, è preferibile restare alla scrivania. Anche perché può capitare, non per caso,  di avere  riunioni nel tardo pomeriggio, che si prolungano ben oltre l’orario di chiusura. Come se il costo dello straordinario (quando è contemplato), non fosse poi un ulteriore costo per l’azienda. 

Meglio sempre restare… così si fa bella figura, …così vedono che lavoro tanto, …così non si attrae su di noi gli sguardi dei capi e dei colleghi…,  che osservano silenziosamente. Mah, …chissà davvero cosa pensano, certamente non mi daranno il premio, se alla mia ora vado via velocemente

Si rimane, si prolunga, quasi si finge. Tempo sprecato, ore buttate, a volte costi inutili per l’azienda. E tutto ciò ruota attorno ad una reputazione del tutto discutibile.

Anche perché tutti gli studi ci dicono che è sconveniente lavorare troppe ore, visto che più si lavora in una giornata, più i rendimenti decrescono; in pratica ogni ora trascorsa in più, è meno produttiva di quella precedente.

Le fatidiche 40 ore settimanali nel privato, da noi, sono più che una fine, un inizio. Da quel momento scatta la vera soddisfazione (per gli altri nel vederti all’opera).

Ed invece si dovrebbe agire,iniziando dai contratti integrativi o dagli accordi di fabbrica, per ridurre le ore base settimanali,  per far lavorare più soggetti, soprattutto per favorire l ‘inserimento dei giovani. Lavorare meno, lavorare tutti : questa la teoria di tanti economisti per combattere le difficoltà occupazionali nell’era tecnologica.

Per non parlare poi delle persone di sesso femminile che potrebbero anche pensare ad una maternità, oppure a gestire in prima persona i bambini all’uscita, nel primo pomeriggio, da scuole o asili. Tutto ciò viene visto come un fastidio o una risorsa tolta all’attività lavorativa, che potrebbe subire dei contraccolpi.

E poi , in Italia, trovare un’occupazione per una donna che vuole, per esigenze familiari, lavorare part time, potrebbe essere molto più complicato di una disposta ad impiegarsi full-time. Io avrei detto il contrario, la realtà dei fatti però è questa.

Invece nel resto d’Europa, soprattutto dalle Alpi in su, se un lavoratore (dirigenti e manager inclusi) resta più a lungo del dovuto alla scrivania, vuol dire che c’è un problema. Problema che può essere o dell’azienda (di organizzazione) o del lavoratore (che non è in grado di svolgere in tempo congruo il proprio compito). 

Come è normale vedere mezzo ufficio svuotarsi alle 15.30 perché i genitori, spesso le madri,  devono andare a prendere i bambini all’asilo.

Ah, dimenticavo. Anche la notizia di una futura maternità, in molti paesi,  viene accolta da tutti, datori di lavoro compresi, come una festa (da noi un po’ meno).

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