Alla nuova Europa un mandato di cooperazione internazionale

Si avvicinano le elezioni europee 2014 che si terranno fra il 22 e il 25 maggio, con calendario variabile a seconda dei Paesi, in seguito a decisione del Consiglio europeo, che le ha anticipate rispetto alla data originaria a giugno.  Sarà l’ottava elezione dell’Unione europea per eleggere i rappresentanti del Parlamento Europeo, dalle prime elezioni che si sono tenute nel1979. A questa tornata elettorale partecipa, per la prima volta, anche la Croazia.

Le questioni che si troveranno sul tavolo i nuovi parlamentari europei ed i nuovi governanti sono tante, complicate e molto importanti . Si va da un ritardo di integrazione politica rispetto a quella economica, a quello dell’ammissione di nuovi membri che spesso destabilizzano  i rapporti con le altre potenze ( Russia, Stati Uniti ),  alla questione dell’adozione di una Costituzione europea comune, alla poca unità di intenti nell’ambito della giustizia e nella lotta al terrorismo, alle politiche agricole difficili da organizzare, al divario economico molto evidente tra vari stati membri, al futuro incerto dell’euro, alle molte riforme da effettuare ancora bloccate ecc., ecc.

Ma fondamentale,  secondo il nostro modesto avviso sarà come,  i nuovi dirigente europei, si porranno di fronte ad una politica estera, che dovrà essere soprattutto di slancio verso quelle nazioni che hanno  problemi cronici  a cominciare dalla povertà estrema e della fame ( non solo in Africa ma anche in Asia occidentale ),  con inevitabili riflessi sui flussi migratori verso l’Europa.

In poche parole una  maggiore e più attiva partecipazione dell’Italia e dell’Europa alla cooperazione internazionale, dovrebbe essere tra le linee guida del prossimo mandato. Per i futuri governanti impegnarsi per una politica estera di promozione della pace,  che potrà trovare le risorse da una giusta  riduzione della produzione-vendita-impiego degli armamenti , anche attraverso la  formazione del tanto discusso esercito europeo, che potrebbe rilevare quello dei singoli stati,   reinvestendo le risorse del budget nazionale in politiche di aiuto atte alla ricostruzione dei sistemi sociali ed economici di quelle regioni in difficoltà,  porterebbe  nel medio periodo ad evidenti ritorni,  anche sui nostri territori.

Per l’Europa gli avamposti dell’immigrazione degli ultimi anni sono situati nel quadrante meridionale: Spagna ( in territorio marocchino di Ceuta e Melilla), isola di Lampedusa in Italia , l’ isola di Malta e infine Grecia (nella regione del fiume Evros al confine con la Turchia).

Da ciascuno di questi avamposti l’Europa, cerca di contenere il problema con azioni soprattutto  sporadiche, a seguito di tragedie o di imponenti sbarchi di migranti. Ma  l’immigrazione è un fenomeno continuo, è come un torrente che può trovare degli ostacoli ( condizioni meteo, respingimenti ) che portano ad un rallentamento del flusso in certi periodi dell’anno, ma prima o poi si aprono nuovi varchi e l’acqua torna a scorrere con tutta la sua forza, se non viene deciso di regolamentare alla sorgente il suo corso. Ai governi europei non è più permesso navigare a vista ,  anche perché le previsioni demografiche,  soprattutto in Africa ed in particolare in Nigeria, Uganda, Tanzania, Etiopia, Niger, Congo, prospettano che la popolazione di quel continente salirà prepotentemente .

Insomma alle affermazioni di principio (sviluppo economico,  lotta alla povertà,  consolidamento della democrazia,  rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali )  provenienti dal vecchio continente e dirette  verso quegli stati in difficoltà , dovranno seguire azioni politiche e fatti concreti, altrimenti in un futuro non tanto remoto la situazione potrebbe risultare ingestibile sia nell’ Europa che nei paesi un tempo così detti del terzo mondo.

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