Alla Capraia, non con Betta ma con una guida ambientale

La Capraia è un’ isola dell’Arcipelago Toscano, la più lontana dalla costa, è molto vicina alla Corsica, tanto che quando ci arrivate sul cellulare vi arrivano i messaggi di benvenuto in Francia.
 
Questa volta ci sono andato i primi di giugno non con Betta, ma con Mario Ricci, un amico, guida ambientale,  che conosce bene l’isola.
 
Ci si arriva con il traghetto Toremar che parte da Livorno alle 8 e 30 e impiega 2 ore e 45. Siamo stati sul ponte esterno perché a volte si riesce a vedere delfini o piccoli cetacei, ma stavolta non siamo stati fortunati. 
 
Dal porto si raggiunge con l’unica strada dell’isola, lunga circa 800 metri, il paese, che d’inverno conta poco più di 200 abitanti.  Se volete, potete prendere la navetta al costo di 1 euro
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Dal paese partono vari sentieri: il primo giorno abbiamo fatto quello che, dapprima su una antica mulattiera di sassi sporgenti e sconnessi, sopraelevata rispetto alla vegetazione per non esserne invasa, poi su sentiero, porta allo stagnone, un piccolo lago sulle alture dell’isola.  Da li  si puo salire sul Monte Le Penne (420 m.sl.m.) da dove si gode un bel panorama dell’isola. Il sentiero prosegue poi in discesa, si collega alla strada che passando dai vari edifici che costituivano il sistema carcerario dell’isola, dismessi da tempo e in progressivo degrado, arriva al porto.
 
Il giorno successivo siamo partiti di buon mattino per percorrere tutto il sentiero che porta alla Torre dello Zenobito, la punta estrema dell’isola. Tale sentiero, inaugurato da poco, è stato sistemato dai ragazzi di varie scuole superiori, alcune di Treviso, nell’ambito del progetto scuola/lavoro. Dopo un primo tratto in leggera salita e poi pianeggiante, nell’unica valle dell’isola coltivata a vigneti, il sentiero passa a mezza costa in mezzo alla macchia mediterranea bassa e  da lì in poi è tutta un saliscendi con uno splendido panorama sul mare dove transitano le barche che fanno il giro dell’isola. 
 
Arrivati alla piana dello Zenobito il sentiero diventa una traccia ma è facilmente percorribile senza perdersi anche grazie agli “omini” di pietra, quei piccoli cumuli di sassi che si utilizzano quando i sentieri non sono segnati.
 
Bellissima la torre, purtroppo abbandonata, che si staglia quasi staccata dalla costa, nonché la Cala Rossa sottostante, formata da roccia di origine vulcanica. Per il resto,  fiori  e tanti gabbiani urlanti.
 
Ci vogliono circa 3 ore all’andata e altrettanti al ritorno. L’alternativa è mettersi d’accordo con un barcaiolo al porto e farsi venire a prendere.
 
I sentieri non sono pericolosi, ma impegnativi e faticosi; è necessari un buon allenamento,  molta acqua (almeno 2 litri) cappello e crema da sole. E poi un consiglio:sono da fare in primavera o in autunno, perché d’estate sono troppo’ assolati.
 
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