Il 12 giugno contro il lavoro minorile

Purtroppo è stata inserita nel calendario mondiale delle giornate. Ciò sta a significare che il problema c’è, è reale, è a carattere mondiale e per combatterlo è necessario un forte impegno di tutti.

Il 12 giugno, quest’anno cade di lunedì, in tutto il mondo si celebra la giornata mondiale contro il lavoro minorile.

Il lavoro minorile o infantile è un fenomeno che coinvolge i bambini di età compresa fra i 5 e i 14 anni in tutto il pianeta, che si stima siano circa 250 milioni.

Poi ci sono ancora circa 140 milioni di ragazzi nella fascia di età tra i 15 ed i 17 anni impegnati anch’essi in attività lavorative. Senza contare poi i bambini di strada, quelli sfruttati sessualmente e quelli soldato.

Costretti a lavorare, anche con gravi rischi per la salute, perché ridotti in stato di schiavitù o perché è necessario aiutare a far sopravvivere la propria famiglia.

Il lavoro minorile c’è in ogni continente, in misura maggiore in Asia, ma comunque il fenomeno è presente anche in Italia.

Dopo gli scandali e le inchieste che diversi anni fa hanno coinvolto le multinazionali, portando alla luce l’impiego e lo sfruttamento di bambini che lavoravano in condizioni disumane, attraverso il subappalto della produzione dei loro prodotti ad industrie e fabbriche dei paesi poveri, vogliamo vivamente sperare o perlomeno illuderci, che le cose siano, almeno su questo fronte, in parte cambiate.

Lo so, sarà facile a dirsi ma non così semplice a farsi, ma perlomeno proviamo, cerchiamo nel nostro piccolo di stare informati, facendo molta attenzione quando facciamo la spesa, scegliendo soprattutto prodotti che pensiamo non vadano a finanziare quanti lavorano per mezzo dello sfruttamento minorile, oppure non comprando prodotti, per esempio, di Paesi che praticano il lavoro minorile.

Si può e si deve fare fronte comune. Gli Stati nazionali possono impiegare anni per fare leggi e per farle rispettare. I mercati invece sono una leva importante i cui effetti si vedono rapidamente; le multinazionali, per esempio, possono imporre e controllare, nell’arco di pochi mesi, che i propri fornitori non commettano più violazioni dei diritti umani.

Non possiamo essere indifferenti. La vita di generazioni di bambini va salvaguardata.

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