… Siamo sempre meridionali di qualcuno …

“Così parlò Bellavista” è il titolo di un film uscito nel 1984 scritto e diretto da Luciano De Crescenzo, recentemente scomparso.

La pellicola mette in evidenza,  in chiave ironica, le differenze tra il nord e il sud del nostro paese attraverso le figure del napoletano prof. Bellavista e del milanese dott. Cazzaniga.

Tra le tante metafore del film che hanno fatto divertire, sempre di attualità è la celebre battuta di Bellavista che rispondendo a Cazzaniga dice: «Siamo sempre Meridionali di qualcuno».

Nonostante i tanti problemi ancora aperti della regione campana, la filosofia napoletana è sempre tagliente, restando spesso viva nella memoria.

 E così la frase «Siamo sempre Meridionali di qualcuno» si adatta molto bene alla situazione italiana, europea e mondiale di oggi per il problema globale dell’immigrazione.

In tanti, forse troppi soffiano sul fuoco, con frasi ad effetti del tipo ….ci rubano il lavoro…, … ci portano malattie…, … accogliamo criminali e terroristi…

Ma da noi, in Italia, oggi le vere emergenze, che quasi nessuno rileva con forza, come nel caso dei migranti, sono date dall’ondata di meridionali che cercano di fuggire al nord del paese, in cerca di farsi una vita dignitosa e dei tanti giovani e meno giovani che cercano fortuna all’estero.

C’è molto da fare sia culturalmente che con politiche attive,  non solo per regolamentare l’ingresso di poche migliaia di disgraziati, ma per cercare di affrontare le emergenze già descritte.

E poi ricordiamoci, come diceva il prof. Bellavista, nella vita, ognuno di noi, è sempre meridionale di qualcuno…

Pubblicato in Cultura - Media, Mondo | Tag , , , , | Lascia un commento

L’ esegesi del nostro debito pubblico

Il debito pubblico italiano è rappresentato dalla somma dei debiti dello Stato e di altri Soggetti o Enti pubblici nei confronti di terzi, chiamati creditori, individuabili tra le persone fisiche, le imprese, le banche o altri Stati, sia nazionali che esteri.

Il debito pubblico generalmente si valuta in valore assoluto ma anche e soprattutto si rapporta con il Pil (Prodotto interno lordo) della stessa nazione.

Mi piace accostare la parola esegesi (cioè lo spiegare e l’interpretare) al debito pubblico italiano, anche se forse può sembrare un’accozzaglia profana dato che ad esegesi si associano i libri sacri, l’antichità, come pure si pensa ad una pura e corretta interpretazione.

Ma se ci pensiamo bene il debito pubblico italiano è sacro perché ormai tutte le decisioni ed i programmi gli ruotano attorno ed è anche antico perché davvero comincia ad esserlo, visto che il primo boom di debito pubblico italiano (117% del Pil) risale al 1897 con la crisi di fine ottocento (la situazione oggi vede il massimo storico in valore assoluto toccato a giugno 2019 con 2.386 miliardi, con un rapporto debito/pil al 135%).

E per una pura e corretta interpretazione noi appoggiamo la tesi che il debito pubblico italiano è molto elevato rispetto agli altri paesi industrializzati, e ciò nonostante, ancora oggi regna, un po’ in tutti i settori, la disorganizzazione e malagestione, perché esso è servito soprattutto per finanziarie la nostra inefficienza, con un occhio di riguardo al clientelismo, che è duro a morire.

Se ci pensiamo bene, il debito pubblico, nel nostro paese, alla fine è necessario per finanziare tutti i nostri difetti (esempio pensioni baby, particolari sussidi alle imprese, illimitati finanziamenti alle opere pubbliche a volte ancora incompiute o costruite in decenni anziché in pochi anni ecc. ecc.).

Risanare le finanze pubbliche rendendo l’economia e la società italiana più moderna, rappresenta una doppia azione sinergica, che può essere gestita aumentando soprattutto l’efficienza pubblica.

Tagliare la spesa improduttiva, fare maggiore spesa sugli investimenti utili ed investire davvero in ciò che oggi è importante (dalla ricerca all’istruzione): tutto questo porterebbe ad una riduzione del debito pubblico, che è poi, alla fine, quanto ci richiedono anche dall’Europa.

Pubblicato in Economia -Lavoro, Politica - Scuola - Società | Tag , , , | Lascia un commento

Politica forma suprema di carità

Il detto più ricorrente in politica è quello che dice … i governanti sono lo specchio del popolo… ma se ci pensiamo bene è come un cane che si morde la coda, visto che più i salotti buoni ed i poteri forti controllano il potere, più l’atteggiamento negativo degli elettori verso la politica cresce, con la disaffezione ed il distacco. Così tanto più la società civile è debole, quanto più si trovano in politica degli “arrampicatori”.

Ed allora come uscirne?

Un aiuto senza dubbio potrebbe essere dato da un’adeguata istruzione, mirata al tipo di incarico. Ad esempio, si trovano, in forma più accentuata in Francia e Germania, ma in misura minore anche in altre nazioni, importanti scuole di formazione per gli aspiranti amministratori pubblici e politici, dalle quali è quasi un obbligo transitare per poter accedere ai piani alti della pubblica amministrazione e della politica.

Ciò è importante, ma da solo non è sufficiente.

Perché per l’impegno politico non basta un’adeguata preparazione. È difficile da spiegare cosa ancora occorre, così noi per farlo ci appoggiamo alle parole di François Charles Mauriac (Bordeaux, 11 ottobre 1885 – Parigi, 1º settembre 1970), scrittore e giornalista francese, il quale nel 1952 vinse il Premio Nobel per la letteratura.

In modo particolare tre frasi mi hanno colpito e mi hanno permesso di capire come mai oggi c’è così lontananza dai partiti e sfiducia nel sistema:

  • Non sento il minimo desiderio di giocare in un mondo dove tutti si mettono a barare
  • I castelli in aria che si costruiscono con poca spesa, sono costosi da demolire
  • La Politica è la forma suprema di carità

Che ne dite? Sono o non sono profonde, anche se velate di un certo pessimismo?

Ma per fortuna il popolo italiano in qualche modo reagisce. Lo possiamo vedere da quanti cittadini aderiscono ad una delle tante associazioni presenti sul nostro territorio (di carattere culturale, sportivo, ricreativo, sindacale, religioso, di sostegno ai più deboli ecc.)

Anche se l’impegno politico è ai minimi termini, la società civile mostra comunque dei segni importanti di vitalità, che fanno sperare in un futuro migliore.

Pubblicato in Politica - Scuola - Società | Tag , , , , , | Lascia un commento

Tre minuti per…

Sapevate che un qualsiasi incaricato di consegnare da noi i pacchi per conto di Amazon, dal momento in cui il GPS sul computerino gli comunica che è arrivato a destinazione, ha 3 minuti per consegnare, completare e far firmare la documentazione che accompagna il plico e ripartire?

E se nel corso della giornata accumula ritardi nelle consegne ed i 3 minuti non sono rispettati, a fine lavoro viene fatta la sommatoria dei ritardi che può portare anche all’applicazione di penali per il lavoratore.

Lasciamo stare la durissima vita dei padroncini, non solo per le consegne di Amazon, ma per ogni altro corriere espresso, perché ci vorrebbe un articolo a parte per illustrare tutte le problematiche e le difficoltà dei tanti trasportati che giornalmente cercano di portare a casa un misero stipendio, ma cerchiamo di comprendere come mai Amazon ha valutato in 3 minuti il tempo necessario per completare l’azione di consegna dal momento dell’arrivo.

Innanzitutto il numero 3 è considerato il numero perfetto, cosicché avendo Amazon come missione di cercare di raggiungere la perfezione nella soddisfazione della propria clientela, ha dato un alto valore nel proprio processo di consegna a questo numero.

Andando oltre, crediamo possibile che il management della società in questione abbia valutato i 3 minuti come tempo congruo, forse giustificabile in un processo di consegna, in quanto esistono delle regole di vita che utilizzano per l’appunto i tre minuti.Vediamone alcune:

  • 3 minuti per la risoluzione del problema; considerate che in una situazione limite o di emergenza 3 minuti sono già tanti;
  • 3 minuti è anche il vantaggio minimo sugli inseguitori se si è braccati; 3 minuti di vantaggio sui propri inseguitori pare costituisca il tempo sufficiente per riuscire ad organizzare qualcosa;
  • se una circostanza richiede 3 minuti per la risoluzione ok, altrimenti passate oltre, non conviene impiegare altro tempo;
  • 3 minuti è pure un tempo congruo nei casi in cui si deve “pensare prima di agire” o “riflettere prima di aprire bocca”.

Allora siamo tutti avvisati. Quando Vi consegnano un pacco di Amazon, attivate il cronometro, cercate di muovervi velocemente per favorire l’operatore, applicando sempre e comunque le regole di buona educazione .

Ma poco dopo aver scritto questo mezzo, mi si presenta mia figlia e mi dice …sai babbo, tra pochi giorni dovrò fare un intervento ad un convegno a Nottingham nel Regno Unito, ma avrò solo 3 minuti di tempo per esporre il mio lavoro…  Non credevo alle mie orecchie, ho capito male o mi ha detto 3 minuti ?

Pubblicato in Cultura - Media, Economia -Lavoro, Notizie | Tag , , , , | Lascia un commento

L’acqua calda delle nostre parti

Terremoti, alluvioni, emergenza rifiuti, traffico in tilt, parcheggi, scuole ed impianti fatiscenti, grandi navi nella laguna di Venezia, ritardi cronici nella pubblica amministrazione, la pressione fiscale, l’evasione fiscale ecc. ecc. Tante volte ci troviamo, nostro malgrado, ad affrontare l’acqua calda.

Perché Il nostro è un paese che ignora anche l’acqua calda fino a quando qualcuno l’acqua calda non te la tira addosso.

Ma noi italiani dobbiamo, alla fine, metterci d’accordo anche sull’acqua calda, che parrebbe così tanto evidente.

Ogni volta che inciampiamo in una disfunzionalità profonda, diciamo… lo sapevano tutti, questa è acqua calda…

Ma se ci pensiamo bene l’acqua calda evidenzia la nostra incapacità di misurarsi con tanti problemi strutturali che rimangono perennemente nel nostro paese. Poi, quando qualcuno l’acqua calda la fa scorrere e noi ci scottiamo, arriviamo anche a dire che non lo sapevamo che brucia così tanto.

Ma a quel punto è troppo tardi, il danno è avvenuto e c’è da prendere comunque una drastica decisione, che ci deve far scegliere tra cosa vogliamo e cosa dobbiamo fare.

In quel momento si sceglie sempre la soluzione che cerca di scontentare poco tutti, ma che lascia troppo spesso ancora aperti i problemi strutturali.

Ed allora è necessario smettere di ascoltare i pifferai, come pure dobbiamo smetterla di bersi le frottole di chi sostiene che esiste una ricetta buona per tutto.

Sembra che sappiamo tutto e conosciamo tutto , ma quando l’acqua calda si manifesta davvero, ormai è tardi, una nuova tragedia. E dopo riusciamo a fare quasi sempre la cosa sbagliata, fateci caso, pur sapendo i rischi e la portata dell’acqua calda.

Pubblicato in Cultura - Media, Politica - Scuola - Società | Tag , , , , | Lascia un commento

Stampa: in Italia molte parole ma pochi fatti

Se guardate in tv o ascoltare alla radio qualsiasi rassegna stampa dei principali quotidiani italiani di qualsiasi giorno dell’anno, ponendoci la giusta attenzione, noterete che è sempre più difficile avere un quadro dei fatti.

Sembra quasi che non esistano, o che siano di poco conto i fatti circostanziati, realmente accaduti.

Ciò che invece risalta in quasi tutte le testate è l’interpretazione dei fatti.

Interpretazione che enfatizza retroscena, commenti, prese di posizione; così che la narrazione è sempre più relegata in un angolino dell’articolo, a volte pure tralasciata, o esposta in forma retorica, in modo tale da essere poco compresa.

E’ evidente che si trascura o si cerca di nascondere la narrazione degli avvenimenti, mentre si accentua la critica, il giudizio, il parere. Così il lettore difficilmente riesce a farsi una propria idea.

Ma perché questo?

Forse perché tutto ciò fa parte della cultura e della consuetudine dei nostri giorni, in un paese, l’Italia, dove tutti o quasi giudicano e promettono tanto, ma concretizzano poco, anche perché miopi o smemorati sui fatti e sul loro susseguirsi (che poi sono quelli che hanno determinato lo stato delle cose di oggi).

Così l’affermazione “ In Italia molte parole ma pochi fatti ”, può calzare a pennello anche per buona parte del mondo del giornalismo e della stampa.

Pubblicato in Cultura - Media | Tag , , , , | Lascia un commento

Che estate è stata?

Che estate stiamo finendo di passare, anche se deve ancora trascorrere settembre, ve lo siete chiesti?

E’ stata un’estate con tanto caldo ma anche con periodici acquazzoni e nubifragi, a volte dannosi.

E’ stata l’estate in cui per la prima volta nella storia della Repubblica un Ministro dell’Interno per un giorno, si è trasformato in DJ, in spiaggia, in costume, a Milano Marittima.

E’ stata l’estate dell’ennesima crisi di Governo, stavolta proprio attorno a ferragosto, con i parlamenti ed i ministri richiamati in tutta fretta dalle ferie.

E’ stata l’estate delle vacanze sempre più mordi e fuggi, con il nostro paese che ha pure visto un calo di presenze non solo sulla riviera romagnola e della Versilia ma anche sulle principali isole, anche perché le nuove mete a basso costo avanzano (su tutte Albania, Bulgaria, Croazia); le nostre bellissime montagne si mantengono appetibili per il turismo, ma come dicevamo sopra, i giorni di soggiorno medio per persona sono ancora in calo.

E’ stata l’estate del tour di concerti di Jovanotti sulle spiagge e sulle montagne della nostra penisola.

E’ stata l’estate dei materassini in spiaggia eccentrici e giganti (moda importata dagli USA) di cui si era ventilata una invasione; invece si è trattato solo di un accenno, anche perché al mondo dell’infanzia, si sarebbe dovuto aggiungere anche quello del pubblico adulto, che invece pare abbia desistito.

E’ stata l’estate di un calciomercato statico, tanto chiacchierato ma poco formalizzato, con tutti in attesa di vendere prima di comprare.

E’ stata l’estate in cui la città di Roma, per una volta, è rimasta un po’ in “ombra”, senza che siano emersi, per fortuna, ulteriori scandali o nuove mancanze.

E’ stata l’estate dove in giro, sulle autostrade, si sono visti tanti autobus (pieni) FlixBus, compagnia che sta diventando il nuovo mezzo per viaggiare in Italia ed in Europa low cost (FlixBus ha inoltre ideato il primo biglietto ispirato all’interrail per visitare l’Europa in autobus).

E’ stata l’estate delle proteste popolari a Hong Kong, cominciate agli inizi di giugno in opposizione a un disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione di persone da Hong Kong per essere processate nella Cina continentale.

E’ stata l’estate… fermiamoci qua, che ancora fa troppo caldo…

Pubblicato in Cultura - Media, Notizie | Tag , , , , , , , , | Lascia un commento

Lo specchio della politica italiana

Terremoto di Amatrice, 3 anni dopo, 24 agosto 2019. A tre anni di distanza non si vede ancora la ripartenza, non c’è ricostruzione, non c’è più un paese, non c’è più una comunità, quella poca rimasta si sta disgregando ed allontanando.

Terremoto del Friuli del 6 maggio del 1976, anch’esso devastante, già dopo vent’anni nessuna traccia del terremoto era più visibile, tutto è stato riscostruito con rapidità, migliorando le strutture, tutti sono rimasti ed hanno contributo alla rinascita.

Come è stato possibile ciò?

4 i punti risolutivi, che hanno favorito il successo della ricostruzione:

  • La presenza di un valido coordinatore, Giuseppe Zamberletti, Commissario Straordinario per la ricostruzione (grande politico, padre fondatore della moderna protezione civile);
  • La Legge Regionale 30 del 1977 che aveva assegnato ampi poteri e disponibilità finanziarie alla Regione, anziché al Governo Centrale;
  • Una rete di collaborazione tra i Sindaci della zona;
  • Sacrificio economico (mutui e debiti) e di tempo (con il lavoro nel fine settimana) delle tante famiglie terremotate, che si sono rimboccate le maniche ed hanno operato la ricostruzione direttamente, per rendere di nuovo agibile la propria abitazione ed il proprio quartiere.

E’ chiaro che dei 4 punti suddetti, l’ultimo non dipende dall’iniziativa politica ma da diversi fattori, fra cui l’iniziativa personale e soprattutto i caratteri regionali.

Gli altri 3 punti invece, perché possano avere successo, debbono dipendere dall’incontro con una classe politica adeguata.

Classe politica, che salvo rare eccezioni, oggi è sempre più incapace ed inadatta, fin dalle situazioni di ordinarietà, figuriamoci in quelle di emergenza!

Purtroppo lo specchio della politica italiana lo ritroviamo in quello che succede, per meglio dire che non succede, con la ricostruzione post terremoto e con la prevenzione degli eventi catastrofici.

Raro incontrare oggi in politica personaggi da prendere da esempio su come si deve vivere, che dovrebbero insegnare un’azione fatta di persone che lavorano, che faticano e che alla fine portano a casa risultati concreti, duraturi nel tempo, per decenni, non per pochi mesi.

Peccato che buona parte della gente continui a farsi convincere da tanti personaggi pubblici che non hanno una caratura né morale, né politica e che non riusciranno mai, vista la loro inadeguatezza, a far risollevare, non solo le zone terremotate, ma l’Italia intera.

Pubblicato in Politica - Scuola - Società | Tag , | Lascia un commento