C’è da rendere l’attività lavorativa più umana

Lasciamo da parte la tratta di esseri umani, il caporalato e tutti i tipi di sfruttamento della manodopera nei luoghi di lavoro, che rappresentano un grave reato e che devono  essere contrastati, con ogni mezzo, dalle forze di polizia e dalla magistratura.

Parliamo invece dello sfruttamento “legale” che ogni giorno si perpetua in tanti ambienti di lavoro, vicini e lontani.

In occasione della festa del 1° maggio 2018 anche Papa Francesco twittava che … il lavoro è fondamentale per la dignità dell’uomo…. Ma tale affermazione era solo una parte del problema, il primo passo verso il sogno di un mondo lavorativo migliore.

Perché troppo spesso oggi, raggiunta faticosamente la “vetta” della conquista di un qualsivoglia posto di lavoro (interinale, a tempo determinato, a tempo indeterminato), grazie alla tenacia ed alla forza personale dell’individuo o perché aiutati dall’alto attraverso un appiglio che è stato fornito da qualcuno che conta, la strada nella maggior parte dei casi non diventa in discesa, ma neppure pianeggiate, ed oltretutto non si intravede neanche un bel panorama.

Eppure, chi va in montagna lo sa bene, la salita è dura ma quando si arriva in cima il panorama è bello, a volte fantastico e si è ripagati dello sforzo fatto.

Ma ciò accade raramente, anche e soprattutto nel nostro paese, dato che tante, troppe, piccole-medie-grandi realtà sia italiane che straniere, sia famose che non, usano da anni forme di sfruttamento velate, sottili, che tendono a consolidarsi, attraverso bassi salari, dure condizioni di lavoro e difficilissime possibilità di carriera.

Non si può negare che il costo del lavoro da noi è molto alto, i nuovi mercati, la tecnologia e la concorrenza hanno reso tutto più complicato;ma non per questo a volte per ottenere profitto si devono travalicano i diritti del lavoratore e si fa danno al territorio ed all’ambiente.

Eppure, sembra venuto fuori da un sogno, ma esiste in Italia un facoltoso imprenditore, che ha recentemente ricevuto anche la laurea ad honorem in filosofia ed etica dei rapporti umani da parte dell’Università degli Sudi di Perugia, che incarna, almeno a parole,non conoscendo personalmente il suo modo di agire, i sentimenti umani più alti, per ridare dignità al lavoro ed all’uomo.

Dopo aver ricostruito a sue spese l’intero borgo delle sue radici, il borgo di Solomeo (Perugia) , come pure il paesaggi intorno (con tanti servizi per i dipendenti gratis), Brunello Cucinelli, affermato imprenditore della moda a livello mondiale, nella presentazione degli interventi effettuati alla comunità locale ed internazionale, ha confermato, attraverso queste parole,  il suo ideale ed il suo concetto legato alla bellezza, al rispetto, alla dignità ed al profitto. Le riproponiamo con la speranza che possiate leggerle con attenzione, con calma , ancora meglio se vengono poi rilette, perché il significato è qualcosa di profondo, di diverso, di unico.

…Il sogno della mia vita era quello di rendere l’attività lavorativa più umana, di dare dignità morale ed economica al lavoro, perché, credetemi, il lavoro spesso è piuttosto duro e ripetitivo. Ero però anche convinto che esso eleva la dignità dell’uomo. E di questo obiettivo ho fatto il vero scopo della mia vita. Così, pur aspirando a ottenere profitti, perché credo nel capitalismo (ogni impresa deve produrre profitti, perché è la ragione della sua esistenza), al tempo stesso volevo che tali profitti non arrecassero mai danni all’umanità, o il meno possibile. Mi ripromettevo, per metodo e per finalità, che i profitti fossero realizzati nel rispetto della dignità e del valore della persona umana, e perciò che fossero orientati ad uno scopo morale. Aristotele considera l’etica come la parte superiore della filosofia e proprio in tal senso volevo agire. Questa è la filosofia di fondo dell’impresa”…

Che dire o cos’altro aggiungere dopo queste parole?

Niente, troppo belle per essere vere, anche perché pronunciate da una persona di spicco, che è parte in causa di un mondo, quello del lavoro, sempre più  spremuto e svuotato di contenuti.

Ed allora l’augurio che  facciamo  è quello che l’ambiente dell’imprenditoria possa far nascere e crescere tanti Brunello Cucinelli e soprattutto possa, fin da subito, educare gli aspiranti imprenditori a prendere spunto dalla sue parole.

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Cocktail analcolico, avanti tutta!

L’estate che sta finendo ha confermato una tendenza. In ascesa da diversi anni.

Una tendenza stavolta positiva perché colorata, sana, buona, originale, naturale e…dissetante.

E sì, proprio così, stiamo parlando di una bevanda, meglio dire di un cocktail, anche se alla parola cocktail fino a poco tempo fa si associava soltanto la parola alcolico, con risvolti non sempre positivi.

Stavolta la bevanda o cocktail, che dir si voglia, che sta conquistando soprattutto le nostre estati ed i nostri palati, è un preparato analcolico, meglio se con frutta di stagione o verdure fresche.

E così la nuova moda dei drink analcolici estivi  ha fatto sbizzarrire i menu di tanti vecchi locali o ne ha lanciati di nuovi, che stanno, per l’appunto, andando verso questa direzione, con un’ampia possibilità di offerta.

Con ingredienti di stagione, meglio se provenienti dalla filiera corta dei piccoli produttori e biologici, le bevute analcoliche alla frutta ed alla verdura “home made”, hanno visto consolidare nell’estate 2018 un vero e proprio trend..

Nei locali,  le bevute analcoliche, un tempo messe in un angolino, da qualche anno stanno vivendo un nuovo importante momento, grazie a questo diverso modo di proporsi.

Oltre ad essere davvero buone, sono dissetanti, sane ed alla fine colorano pure  e ravvivano l’atmosfera di momenti conviviali in compagnia di amici.

Ed allora, avanti tutta!

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Sopravvivere senza governare

Dopo il drammatico crollo del ponte di Genova, i cittadini cominciano davvero a preoccuparsi che la frase fatta “mettere in sicurezza il paese”, sia davvero una urgente necessità e non soltanto uno spot da campagna elettorale.

Ma intervenire, nel nostro paese, è sempre più difficile. Per la morfologia molto varia, per gli insediamenti ormai presenti, cresciuti non sempre nel rispetto dei principi urbanistici, per il fardello del debito pubblico, che rallenta ogni possibile investimento, per la burocrazia che obbliga ad estenuanti trafile ed attese.

Sopravvivere senza governare è l’azzeccato titolo di un libro, di molti anni fa, del politologo Giuseppe di Palma, in quanto è la vera rappresentazione sintetica, ma efficace, di come la maggior parte dei politici italiani, con incarichi di governo, sia locali che nazionali, abbiano gestito la cosa pubblica, soprattutto nell’ultimo mezzo secolo. Ultimamente ci sarebbe anche maggiore responsabilità sociale da parte degli amministratori, ma le risorse sono davvero limitate e pertanto la situazione rimane difficile.

Tutti siamo un po’ corresponsabili dello stato delle cose e tutti oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Questo è bene non dimenticarlo, anche perché la maggior parte del popolo italiano ha sempre pensato più che altro al proprio “orticello” ed a mandare al potere chi favoriva ciò.

Non c’è da preoccuparsi troppo…oppure … a volte l’immobilismo paga … Questi sono stati i pensieri e le modalità di azione di tanti dirigenti ed amministratori pubblici, che hanno preferito una democrazia lenta e non decidente, oppure hanno finto di essere operativi, promuovendo interventi, troppo spesso solo frettolosamente inaugurati, prima della loro messa in attività, che poi non è mai avvenuta.

Ma alla lunga l’immobilismo, che è l’effetto della sopravvivenza senza governare, può logorare la democrazia, riducendo pericolosamente le sue riserve di consenso.

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Il culto del meteo

Che ne dite? Sarà il caso di pensare ad una regolamentazione delle informazioni riguardanti le previsioni del tempo? Anche perché oggi siamo quasi alla paranoia del meteo.

Anzi dirò di più. C’è da cominciare a pensare seriamente ad una campagna di sensibilizzazione di quando e come guardare ed interpretare il meteo.

Anche perché i tanti colori dell’ “allerta meteo” che vengono diramati, spesso soltanto a solo titolo precauzionale o per escludere responsabilità in carico ai soggetti preposti, possono mandarci in confusione e qualche volta, se non ascoltati, possono portare a tragedie.

Da qualche anno il giro di affari (soprattutto in pubblicità) che viene realizzato dai tanti siti meteorologici è enorme e non regolamentato, quando invece i soli servizi pubblici nazionali, Aeronautica Militare ed Arpa, solo gli unici che raccolgono i dati, li assemblano e li inviano in Gran Bretagna, a Reading, dove è in funzione un importante centro meteorologico che riceve ed elabora tutte le informazioni provenienti dai satelliti meteorologici.

A quel punto dal centro di Reading vengono offerte informazioni con le previsioni a tre giorni, a costi veramente contenuti, che vengono acquistate dai tanti siti meteo che troviamo in giro, in quali non fanno altro che rielaborarle con modelli matematici più o meno strutturati, così da generare delle previsioni, anche a lungo termine (!), poi offerte e vendute un po’ ovunque (tv, radio, giornali, siti ecc.).

Così il “culto” del meteo accoglie sempre più fedeli, ma ognuno si rivolge o proviene da una “formazione” o “congregazione” diversa.

E’ inutile negarlo: ormai viviamo  con una certa fissazione da previsioni meteo, istituzioni pubbliche incluse.

Ed allora, o decidiamo di prendere un po’ più alla leggera le previsioni del tempo visto che raramente troveremo tutti gli avvisi meteo univoci, oppure dobbiamo limitarci a guardarle in un tempo molto ravvicinato,non oltre le 48 ore, a limite per le 72 ore (visto che per le leggi della fisica meteorologica non sono possibili previsioni attendibili oltre i 4 giorni) e rivolgendoci soprattutto a istituzioni meteorologiche riconosciute.

Anche perché, va detto, a volte, i siti che si sono “buttati” sul business delle previsioni meteo, e che in base ai click ricevuti sul proprio sito basano il fatturato pubblicitario, in certi casi, usano come politica commerciale di fare previsioni incerte fino all’ultimo, per attirare gli utenti a vedere e rivedere come sarà il tempo, soprattutto nel fine settimana. Più la situazione è dubbiosa, più numerosi saranno i contatti, più introiti pubblicitari si avranno.

La consapevolezza, anche nell’ambito del meteo, ai nostri giorni, può essere fondamentale e, per far sì che ci sia, crediamo importante che venga organizzata una campagna di sensibilizzazione, anche perché la posta in gioco, a volte, può essere alta. Sia economicamente parlando (nel caso di turismo, eventi, manifestazioni) che purtroppo nei casi di perdita di vite umane (ad esempio la tragedia in Calabria,  lungo il corso del torrente Raganello nel Parco Nazionale del Pollino, per la piena del torrente, dovuta ad un improvviso temporale, ha travolto un gruppo di escursionisti, nonostante un’allerta meteo diramata per tempo).

Stefano Bortoli

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Basta con le assenze ingiustificate in Parlamento !

Ci sono pochissimi casi in cui persone regolarmente assunte o in carica perché elette, possono incassare lauti stipendi anche se non si presentano mai, senza giustificazione, sul luogo di lavoro.

Lo diciamo ora, a bocce ferme, in serenità, visto che le due Camere sono ancora in ferie ( dal 6 agosto all’11 settembre ). In Parlamento ci sono alcuni deputati o senatori che non si presentano quasi mai e nonostante tutto riscuotono il compenso. 

Non sono molti, per fortuna, ma comunque ogni legislatura ha i sui “bravi” assenteisti, a volte anche perenni. E nonostante ciò, l’indennità di 5mila euro e spiccioli netti al mese (che è poco più di un terzo di quanto spettante) non viene mai toccata, qualsiasi cosa accada. Per le altre componenti variabili del compenso di parlamentare (rimborsi, spese mandato, diaria), in caso di assenza, possono essere conteggiate delle decurtazioni, che alla fine vanno a ridurre un po’ il netto di circa 12mila euro mensili previsti. Che si lavori o che non si lavori.

Ma vi sembra mai possibile che ad un parlamentare, iperassenteista, senza giustificato motivo, e soprattutto affaccendato in tutt’altri impegni, venga comunque riconosciuta, senza sé  e senza ma, l’indennità (circa 5.000 euro netti), ma non solo quella, anche buona parte delle altre componenti variabili dell’indennità?

Questa sì che è materia da riorganizzare (visto che su quanto e come lavorano i parlamentari la confusione regna sovrana) e da regolamentare !

Questa sì che è materia in cui le istituzioni dovrebbero entrare a gamba tesa e modificare senza indugio i regolamenti presenti e futuri, ancor prima di andare ad intaccare vecchi diritti acquisiti, senza dubbio eccessivi, ma che porterebbe a tanta confusione, controversie e ricorsi !

In aula un parlamentare, ed un cittadino sul posto di lavoro, può essere presente, in missione o assente. Se presente nulla o quasi da dire; se in missione che risulti concordata e necessaria nulla da dire; se assente per giusta causa (malattia, impedimento per cause non prevedibili e non continuative) nulla da dire; se assente ingiustificato, c’è molto da dire.

Anzi c’è poco da dire ma molto da fare. C’è da chiedere di giustificare l’assenza; in mancanza di giusta causa c’è da procedere con la decurtazione, in base alle assenze, dell’ indennità e delle altre componenti variabili; se il comportamento sarà reiterato nel tempo, va prevista la decadenza dalla carica .

Questo sì che aiuterebbe a migliorare un po’ il rapporto tra opinione pubblica e politica!  Ne siamo certi.

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Lungo la nostra via, ogni tanto, un muro

Nonostante libertà e democrazia, che nel nostro paese, in certi casi, sembrano quasi offerti in eccesso, qua e là, in tanta campi e settori, troviamo invece, non così evidente perché mimetizzato, un muro, difficilmente oltrepassabile, che impedisce autonomia e consacrazione dell’individuo.

AAA cercasi disperatamente, in campo, calciatori italiani, soprattutto giovani, durante le domeniche di campionato della serie A.

Questo è l’annuncio che ci viene di lanciare, dopo le prime domeniche giocate nel massimo campionato di calcio italiano.

L’estate calcistica è ruotata tutta attorno alla novità dell’arrivo a Torino, nella Juventus, del più famoso calciatore, il portoghese Cristiano Ronaldo, che ha attirato le attenzioni di tutto il mondo sportivo.

Per il resto, nel calcio professionistico in Italia, soprattutto quello della massima serie, non ci sono sussulti; tutto è sempre uguale ed i problemi sono sempre gli stessi (a parte l’innovazione, che è già dello scorso anno, con l’importante aiuto che è stato offerto all’arbitro, attraverso la tecnologia Var, che ha ridotto all’osso gli errori arbitrali e tolto il lavoro ai molti aizzatori di popolo, attraverso le tante becere trasmissioni televisive).

Questi ultimi mesi, a parte la cocente delusione della mancata partecipazione ai mondiali di Russia della nostra nazionale (unico precedente in Svezia nel 1958!), avevano anche regalato dei piccoli sussulti, inaspettati, con gli ottimi risultati delle nazionali italiane maschili Under 17 ed Under 19, entrambe arrivate alla finalissima dei campionati europei di categoria, poi perse, ma con onore. Ciò a dimostrazione che nei giovani italiani il calcio è ancora vivo e vegeto, dove speranza, passione ed orgoglio si mescolano nell’attesa frenetica del grande salto, nel calcio che conta. Che difficilmente avverrà.

Il perché di tale affermazione pessimistica, è racchiusa nel concetto espresso in una intervista radiofonica, da un addetto ai lavori, Cesare Prandelli, allenatore di calcio (ha allenato con poca fortuna anche la nazionale), al momento senza impiego, ed ex calciatore… con l’arrivo della maggiore età, il muro che superato, permette di entrare al giovane calciatore nel mondo del professionismo, diversamente dalle altre nazioni, in Italia, è quasi insormontabile…

Il muro, che troppo spesso ci troviamo di fronte, stavolta è rappresentato dalle società calcistiche, le quali compongono le squadre, affidandosi quasi esclusivamente a calciatori esperti e, nella stragrande maggioranza, stranieri.

Così la speranza, la passione e l’orgoglio di tanti giovani atleti, con la maggiore età, lascia il passo alla rassegnazione, a meno che qualcuno non cerchi, con caparbietà, di entrare, facendo il giro lungo; evitando cioè  di saltare il muro, attraverso esperienze in campionati esteri, anche se di livello inferiore. Ma la strada non è semplice da percorrere, e solo in pochi si mettono in cammino.

Peccato, la situazione intristisce, ma soprattutto l’amarezza è maggiore quando vediamo che nel movimento calcistico solo in pochi remano per un effettivo cambiamento delle cose.

Stessa situazione, ancora più delicata e preoccupante, che ritroviamo anche nel mondo del lavoro, dove, troppo spesso, il muro per entrarvi dignitosamente, provoca un’attesa estenuante. Anche in questo caso, ci sono sempre più ragazzi che provano la via che porta all’estero, perché il muro, da noi, per troppi, alla fine risulta insormontabile.

La cosa che preoccupa di più in Italia è quella che anziché adoperarsi per cercare di abbattere il muro, i centri di potere, costantemente, svolgono azioni affinché lo stesso sia perfezionato e rinforzato.  

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Perchè Vienna è la città più vivibile al mondo del 2018 ?

Quest’anno 2018 “The Economist”, uno tra i settimanali più famosi al mondo, edito a Londra, ed in particolare la branca che si occupa di business, ha posto al primo posto Vienna, capitale austriaca, come città più vivibile al mondo.

Appena appresa la notizia, in agosto, mi sono deciso ad andarci subito (anche perché era già parecchio tempo che pensavo di farlo), per rendermi conto personalmente e da vicino, cosa realmente può offrire al cittadino ed ad un turista, una città europea di 1,7milioni di abitanti, che è riuscita a sorpassare Melbourne, città australiana, che nei sette anni precedenti, era sempre uscita vincitrice.

Per definire la classifica va detto che “The Economist” analizza, in 150 città al mondo, 30 parametri qualitativi e quantitativi, suddivisi in cinque grandi categorie: stabilità, servizi sanitari, cultura e ambiente, educazione e infrastrutture.

Lasciamo da parte i discorsi ed andiamo ai fatti, anche perché dalle nostre parti ormai è appurato che i discorsi sono sempre tanti ma i fatti pochissimi. 

Nonostante il caldo opprimente che inaspettatamente in agosto ho ritrovato pure a Vienna, la bella città al primo impatto dà subito una sensazione di serenità e di fiducia, difficilmente riscontrabile altrove. Fiducia che si intravvede sia nei rapporti tra i cittadini che tra i cittadini e le gestione della cosa pubblica.

Dopo aver pagato per un abbonamento per tutti i mezzi cittadini (tram,metro,bus), appena inizi ad utilizzarli (moderni, puntuali, capillari) capisci che la fiducia è tanta, al punto che, ad accezione dei treni (che non rientrano nell’abbonamento dei mezzi locali), nessun controllore è stato avvistato e nessun controllo è stato mai fatto (in quattro giorni). Ma non solo. Nelle 4 linee della metro si entra e si esce liberamente, senza alcun impedimento o vincolo, come pure salendo sui tram o autobus non si deve dimostrare alcunché. 

Vabbè, lasciamo da parte la fiducia reciproca Stato/cittadino, ed andiamo a vedere la categoria della sicurezza, che oggi come oggi è uno dei punti più delicati per le città. In giro intanto non ci sono mendicanti, non ci sono venditori ambulanti e le zone del centro sono molto pulite e senza scritte sui muri. Un po’ di polizia sulle autovetture, per le strade, si vede passare, ma niente di particolare; mai ho incontrato forze di polizia o militari nella metropolitana, che appare un’ area tra le più sicure e pulite, come pure all’ingresso dei musei o delle altre attrazioni turistiche non c’è alcun controllo alla persona o alle borse da parte di polizia privata. Andando a spasso,dopo poco ti rilassi, viene naturale, non devi stare all’erta per paura di essere derubato. Tutto rientra nel clima di serenità e fiducia reciproca captata all’inizio.

Vabbè, lasciamo da parte la sicurezza e vediamo le infrastrutture. Moderne o ammodernate, non c’è niente di negativo da dire su strade, ponti, stazioni, aeroporto, metropolitane. Tutte molto efficienti, per lo più nuove e scorrevoli. Il traffico delle autovetture ad ogni ora del giorno o della notte è veramente contenuto, considerando che la città non è poi così piccola; segno che i mezzi pubblici sono comodi e completi.

Ma non solo. Gli investimenti che si vedono ad occhio nudo sono importanti, un bel segnale che la città è viva ed al passo con i tempi. Ristrutturazione di antichi edifici pubblici ( il Parlamento ne è un esempio), la nascita nelle periferie di nuovi quartieri abitativi e di centri commerciali. Il tutto però in un armonico progetto urbanistico che non tralascia niente all’improvvisazione.

Vabbè, lasciamo da parte le infrastrutture e soffermiamoci per un momento sui servizi al cittadino. Piste ciclabili e marciapiedi per tutta la città , che costeggiano la carreggiata delle auto; parchi giochi, ampi parchi verdi ben tenuti, disponibili per i cittadini che vogliono giocare, rilassarsi o fare jogging. Erogatori di acqua potabile un po’ ovunque; zone di aggregazione create lungo gli argini del Danubio o dei suoi canali e nei quartieri (famoso e da visitare il Museums Quartier). Insomma il benessere del cittadino è cosa fondamentale per Vienna.

I fatti riscontrati sono questi. Pochi, per il breve soggiorno, ma tutti buoni. Non so se è più o meno giusto che Vienna sia stata eletta la città più vivibile al mondo del 2018, ma quello che è certo che in quattro giorni di girovagare in lungo ed in largo non sono riuscito a trovare un punto negativo, un neo da dover inserire nel mio racconto.

Stefano Bortoli

 

 

 

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Riprogettare il mondo di domani attraverso il business sociale

“Un mondo a tre zeri”  è un libro pubblicato recentemente,  scritto da Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006 ed ideatore del microcredito. Sensibile ai bisogni degli ultimi, Yunes in questo libro illustra la sua idea per migliorare il mondo, per renderlo più vivibile ed equo, facendo tanti esempi e proposte realizzabili (che in alcune zone si stanno cominciando a mettere in pratica).

Senza scendere nei particolari delle sue proposte e dei suoi interventi già in atto in tanti paesi del mondo, che sarebbe troppo lungo ed impegnativo raccontare, mi piace però citare alcune sue espressioni presenti nel capitolo di chiusura del libro, che rispecchiano fedelmente la situazione dei nostri giorni : 

Nel’ultimo decennio, abbiamo visto il nostro mondo barcollare da una crisi all’altra: disastri finanziari, carestie, carenza di energia, catastrofi ambientali, conflitti militari, ondate di rifugiati, instabilità politica crescente. Leader populisti chiedono la costruzione di muri fra un paese e l’altro, chiedono che le nazioni abbandonino di colpo le unioni internazionali costruite in decenni di diplomazia e di grandi speranze di pace e prosperità condivise. E’ tempo di riunire il mondo per affrontare insieme questa serie di crisi in modo ben pianificato e ben orchestrato – di cogliere questo momento come la nostra migliore occasione per progettare e realizzare una nuova architettura economica e e finanziaria, perché questi tipi di crisi non si ripresentino più, perché annosi problemi globali vengano affrontati in modo decisivo, e le incoerenze e le mancanze dell’attuale ordine economico e sociale vengano finalmente riparate.L’aspetto più importante di questa nuova architettura economicamente globale sarà la possibilità di portare a completamento il quadro teorico del capitalismo, edificato solo a metà, incorporando il secondo tipo di attività, il business sociale, e rielaborando la teoria sulla scorta del riconoscimento che tutti gli esseri umani sono imprenditori e non semplici fornitori di forza lavoro…

…Abbiamo avuto la fortuna di nascere in un’epoca di grandi possibilità, un’epoca di tecnologie stupefacenti, di grande ricchezza e di potenzialità umane illimitate. Le soluzioni a molti dei problemi più urgenti del nostro mondo, come la fame, la povertà e le malattie, che hanno afflitto l’umanità sin dagli albori della storia, ora sono alla nostra portata. La maggior parte di queste soluzioni può essere accelerata con la creazione di un nuovo nuovo ordine economico che comprenda quello strumento potente che è il business sociale

 …Un giorno sono convinto che ci saranno banche di business sociale, società di intermediazione di business sociale e fondi di capitale di rischio di business sociale, che forniranno di routine, i capitali per questo settore…

E per Yunus il business sociale, non è altro che …un’azienda che non distribuisce dividenti, ma è dedita alla risoluzione dei problemi umani

 

 

 

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