Lavorare per educare, contro l’imbarbarimento della nostra società

L’imbarbarimento della nostra società è evidente. Il processo nasce in primo luogo dallo sfaldamento delle famiglie, dalle separazioni, dalle troppe ore passate fuori casa, dai sempre meno contatti con i figli, dal troppo lassismo nella scuola. L’imbarbarimento della nostra società prosegue con l’essere fomentato da certi media, da certi social, da certa politica che usa toni accesi e provocazioni, ma anche dalle nuove tecnologie, strumento di distrazioni e non solo.

Perché oggi la nostra società pensa di vivere immediatamente, di impulso, con comportamenti che alla fine dimostrano più che altro una ignoranza diffusa e spesso anche arroganza.

Troppe le volte in cui si vede il prossimo come uno sgabello per salire più in alto o come un ostacolo alla propria realizzazione.

Sentire pronunciare a qualcuno la frase …che uomo, persona di altri tempi…  sarà sciocco ai più ma, non lo nego, a me fa venire quasi i brividi, per l’emozione.

Il tredici novembre scorso è stata la giornata mondiale della gentilezza. Le giornate mondiali se celebrate, denotano che c’è un problema intorno a quel dato tema, che va ricordato e tenuto in considerazione.

In effetti la gentilezza è una parola pressoché cancellata dal nostro lessico e dalle nostre abitudini, perché la gentilezza è una disponibilità che nasce dall’ educazione.

Educare, alla fine, è la premessa della gentilezza, che viene di conseguenza. Poi a seguire per un vivere sereno e conviviale verranno fuori gli altri sentimenti come la simpatia, l’empatia ecc.

Il processo educativo rappresenta, insieme alla cultura, le fondamenta di una società civile. Non c’è dubbio che oggi questo processo vada ricostruito perché viene troppo spesso a mancare. L’ impulso naturale della gentilezza e della simpatia, derivazione dell’educazione, ma si scontra e viene sopraffatto dall’impulso, che oggi è divenuto naturale, e dell’arroganza, che trova terreno fertile nell’ignoranza.  

Ed allora ognuno di noi con sforzi e rinunce, nel proprio contesto, può e deve lavorare per educare, perché l’educazione è alla base di una società civile e conviviale.

Stefano Bortoli

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Lucano e Riace: venuti dal nulla, stanno ritornando nel nulla

Lucano e Riace: due nomi che venuti alla ribalta dal nulla, stanno ritornando rapidamente nel nulla.

Mimmo Lucano è accompagnato nel nulla.

Da alcuni mesi sospeso dalla magistratura dall’incarico di sindaco, in attesa delle indagini e di un eventuale processo, è un cittadino a cui stranamente è stato assegnato un provvedimento di allontanamento dal proprio comune.  Generalmente anni addietro chi era soggetto a restrizioni aveva un domicilio coatto chiamato anche confino; in seguito tale provvedimento è stato trasformato in soggiorno obbligato, di solito nel comune di residenza o di dimora abituale. A Lucano la magistratura invece ha previsto qualcosa di diverso ed inusuale, di fatto è stato “sconfinato”, cioè è stato allontanato dalla propria casa e dal proprio comune, a cui non può avvicinarsi. Così Lucano è libero di andare dove vuole ad eccezione fatta che tornare a Riace. Adesso vive nel vicino comune di Caulonia. Ogni tanto va a Roma a propagandare ancora il “modello Riace”, nella speranza che quanti hanno dato la disponibilità a far parte di un comitato per la creazione di una fondazione che si impegni a rianimare il  “modello Riace”, anche senza fondi pubblici, contribuiscano a far sì che l’idea non finisca nel nulla.

Anche Riace sta tornando nel nulla.

Il paese che aveva lanciato un forte messaggio di novità, speranza ed umanità, è scomparso dai media. Ma non solo. Nuovamente quasi del tutto spopolata (gli immigrati sono stati dirottati nei centri di accoglienza), con le attività commerciali ed artigiane che hanno chiuso, la cittadina ha visto chiudere anche la scuola, così che i pochi bambini calabresi presenti nella zona, sono stati trasferiti in un altro istituto scolastico, presso la scuola del paese più vicino.

Ammesso che Lucano abbia anche compiuto azioni sbagliate in favore della collettività e dell’accoglienza, va evidenziato il fatto che resteranno comunque in carico al popolo italiano, con un egual costo per la collettività, immigrati tristi ed abbandonati, rinchiusi, con i propri figli, in centri per l’immigrazione.

Ma non solo, triste, abbandonata ed in carico al popolo italiano, con un egual costo, lo è di nuovo anche Riace.

Tutto questo a chi giova?

E’ necessario trovare soluzioni alternative e nuove, come Riace lo era, che risolvano il problema della…terra di mezzo… su cui periodicamente, noi di Fuga dal Benessere, torniamo a battere.

 

 

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Da noi si discute se installare le telecamere, nel Regno Unito sono già alla webcam

Sarà il periodo, sarà che i media stanno più attenti a questo tipo di reato, ma capita troppo spesso di ascoltare servizi giornalistici in cui si racconta di maltrattamenti verso i bambini e gli anziani, negli asili e nelle case di riposo.

Premesso che non comprendiamo i motivi che inducono tanti operatori a simili comportamenti, anche perché l’attività lavorativa che svolgono è particolare, necessità di predisposizione e di un certo bagaglio professionale, e difficilmente è stata obbligata da qualcuno. Come pure è difficile capire a priori se un soggetto che viene assunto per un simile incarico, un giorno possa poi trasformarsi in un violento.

In ogni caso, stante questa situazione di allarme crescente, nel nostro Parlamento, la Camera ha approvato la proposta di legge di Forza Italia di installare telecamere negli asili nido e negli istituti per anziani. Ora tale proposta di legge dovrà essere votata anche in Senato. Non si sa bene quando.

Ma i mugugni intorno a questo provvedimento non sono pochi in quanto andrebbero a ledere il diritto alla privacy di insegnanti ed altri operatori. Infatti sia il Garante della Privacy, Soro, ritiene che l’installazione delle telecamere non solo è una misura che viola la privacy dei dipendenti ma è pure poco utile a contrastare il fenomeno dei maltrattamenti verso i bambini e gli anziani, ma anche i sindacati della scuola danno parere negativo su una simile proposta di legge, in quanto ritengono che la scuola è il luogo dove si concretizza la libertà di espressione che deve essere priva di condizionamenti, quindi senza telecamere.

Qualcosa è necessario comunque fare, perché la rotta va modificata.

Allora ci piace far conoscere cosa accade in Gran Bretagna.

Nonostante la sanità pubblica sia in grave difficoltà e ben al di sotto del livello qualitativo di quella italiana, nelle case di riposo si è già andati oltre alla tecnologia delle telecamere. Sono state installate tante webcam (telecamere digitali), che trasmettono le immagini su pc o su smartphone. Così non solo si hanno immagini a circuito chiuso per la salvaguardia degli ambienti e delle persone, ma i familiari dei pazienti si possono collegare in ogni momento e possono vedere i loro familiari e la situazione nei luoghi di ricovero.

Non sarà risolutiva, ma tale iniziativa crea delle pareti di vetro ed apre a tutta la comunità un ambiente, all’interno del quale, ad un operatore, non deve essere permesso di fare tutto ciò che crede.

La privacy non può impedire l’accesso o rallentare lo sviluppo.

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Il 2019 e l’ansia della fatturazione elettronica

Tante le ansie con cui si è aperto il 2019 nel mondo. In Italia ce n’è una in più, a causa della fatturazione elettronica.

Dal 31 dicembre 2018 i commercialisti sono irreperibili, sommersi dai problemi di organizzazione, contabili ed elettronici, dovuti alla novità.

Allo stesso tempo le software house sono anch’esse ricercatissime ed in troppi casi irreperibili. Ma loro gongolano, perché stanno avendo un sussulto di notorietà ed importanza, che si riverbererà soprattutto sull’onda lunga del fatturato aziendale.

L’Italia è il primo Paese che è andato al di là dell’obbligo della fatturazione elettronica verso la sola Pubblica Amministrazione, estendendolo dal 2019 anche a tutte le transazioni tra privati. Un bel passo, non c’è che dire, ma non sappiamo se al buio, visto che la nostra è una nazione con tante inefficienze un po’ ovunque.

Non ci resta che attendere gli eventi, soprattutto se i privati riusciranno ad adattarsi all’obbligo tecnologico e se lo Stato sarà in grado di far girare appieno il sistema di interscambio e di archiviazione dei documenti.

Già la partita iva ha sempre generato un’ansia pazzesca (la apro, non la apro – la chiudo, non la chiudo ecc.); ora al mondo imprenditoriale si aggiunge anche la fatturazione elettronica per rincarare la dose.

Ma va, se è vero che … l’avvezzo ed il disvezzo durano 3 giorni… dopo i primi problemi, tutto alla fine, in qualche modo, si sistemerà !

Ma a pensarci bene, non è tanto la novità in sé, ma è tutto ciò che ruota attorno alla parola “elettronica”, che mette un certo timore. Perché non tutti hanno le idee chiare e sono preparati culturalmente a tale innovazione, o non lo vorrebbero essere, per agire più liberamente.

Ci sono per esempio alcuni, tra i più timorosi, che pensano che potrebbero prendere la scossa ogni volta che fatturano, soprattutto quando il documento viene emesso in forma non corretta; altri sperano di poter scaricare la paura del buio, ogni qual volta immaginano di rimanere senza corrente proprio nel momento della fatturazione; altri ancora sperano comunque che potranno sempre finire in un paradiso fiscale, nonostante i casi di fatturazione falsa.

Insomma, scherzi a parte,  con la fattura elettronica le ansie, in questo inizio 2019, sono molte di più.

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Ministro, dia retta, si chiuda per un giorno nell’ufficio…

Guarda caso, proprio recentemente, come un presentimento, avevamo scritto nell’articolo intitolato “A Matteo Salvini, come Ministro dell’Interno, dobbiamo chiedere…una soluzione per la terra di mezzo…”, della necessità di cercare delle soluzioni pratiche ed urgenti per il grave problema, meglio dire dramma, della terra di mezzo.

La terra di mezzo è quel luogo, non definito, dove vi abitano e vi transitano gli immigrati che sono stati allontanati dai luoghi di degrado smantellati, quanti sono irregolari o dovrebbero essere espulsi e quanti avrebbero invece i requisiti per essere integrati, ma non lo sono, per mancanza di una organizzazione e di opportunità da parte dello Stato. Ed in Italia, la terra di mezzo, è purtroppo molto popolata.

L’attuale Governo di passi avanti e di repentine retromarce ne ha già fatti molti in questi mesi.

La polemica sta montando, perché qualcuno, nei Comuni, è andato davvero a leggere ed a cercare di mettere in pratica il tanto sbandierato Decreto Sicurezza, voluto dallo stesso Ministro Salvini, che proprio in certi suoi articoli va ad incidere su quella maledetta… terra di mezzo…

Va ad incidere, ma peggiorando ancora la situazione attuale.

Perché per esempio l’articolo 13 – “stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato a un richiedente asilo non è sufficiente per iscriversi all’anagrafe e, di conseguenza, al servizio sanitario nazionale”.

La norma può essere anche giusta, può avere una sua logica, perché il Decreto pone le basi soprattutto sulla drastica restrizione dei permessi per protezione umanitaria. Però ogni legge va ponderata e va capito se realmente è applicabile nel contesto in cui ci troviamo.

Così con l’applicazione del Decreto Sicurezza, vedendo che le espulsioni procedono con il contagocce (per motivi pratici, per i mancanti accordi con gli altri Stati, per gli elevati costi), nel giro di poco tempo (a meno che qualcuno non faccia uscire dal cilindro una soluzione ad effetto),  si avrà un pesante incremento degli immigrati irregolari in Italia. Persone attualmente ospitate nei centri di accoglienza, le quali non potendo beneficiare di alcun tipo di assistenza, finiranno anch’esse nella terra di mezzo, dovendo vivere di espedienti sul nostro territorio.

E questo secondo voi porterà a maggiore sicurezza nelle nostre città?

Ministro, dia retta, si chiuda per un giorno nel suo ufficio e rilegga attentamente e con calma il testo, provando ad immaginare gli effetti reali sulla vita quotidiana di tutti.

Non sarebbe né la prima né l’ultima retromarcia.

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Il virus che va combattuto con la giusta cultura e la giusta politica

In Italia da molti anni c’è un virus che apparentemente può sembrare innocuo perché viene sottaciuto, viene raccontato solo ai parenti ed agli amici intimi, ma non lo è.

E’ un virus che le statistiche inesorabilmente però rilevano, che da anni sta colpendo sempre più italiani e recentemente ha preso di mira anche gli immigrati.

E’ un virus che sembra ben radicato sul nostro territorio e che ha trovato terreno fertile a causa di diversi fattori:

– politiche familiari dello Stato parecchio insufficienti;

–  scelte volontarie;

– cause fisiologiche, associate ad altri fattori come lo stress e l’inquinamento ambientale.

Il virus è il crollo delle nascite.

L’Italia è uno tra i paesi europei più colpiti da tale virus, con il più basso indice di natalità e l’età media per la prima gravidanza molto alta.  Nell’ultimo decennio le statistiche dicono inoltre che non solo gli italiani non fanno più figli, ma anche le famiglie di stranieri che sono in Italia hanno un evidente calo di natalità.

Ci sono scelte di carattere volontario con sempre maggiore interesse all’occupazione piuttosto che alla riproduzione; ci sono cause come l’infertilità, anche perché l’età della donna al primo figlio è oltre i 30 anni, come pure lo stress e l’inquinamento ambientale sono fattori che non aiutano nella riproduzione; ci sono soprattutto le assenze di tanti governi, che nel tempo, nonostante le difficoltà crescenti, non hanno portato alcun aiuto a quelle famiglie con figli o a quelle desiderose di averli.

E se a tutto questo vogliamo aggiungere che in Italia troppe volte i genitori non ammettono i propri errori nello svezzamento di un figlio, che viene messo al centro di tutto ed eccessivamente protetto, il cerchio dentro il quale il virus si riproduce, è chiuso.

Per debellare il virus bisogna partire innanzitutto da nuove ed efficaci politiche familiari, durature e progressive, che nel tempo riuscirebbero senza dubbio ad incidere anche sulle scelte volontarie. Ed a cascata, perché no,  potrebbero avere anche benefici sull’infertilità.

Questo effetto domino aprirebbe una breccia importante nel cerchio chiuso in cui il virus al momento si riproduce.

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Un buon 2019 a tutti

Alla fine di questo anno 2018 i problemi ed i dubbi sono molti. Ma le riserve nascoste, a volte inaspettate, che anche il nostro paese possiede,  che ci troviamo a volte, per caso, lungo la nostra strada, sono comunque di buon auspicio, danno la carica e fanno almeno sperare in un futuro diverso.

Questo semplice fatto che vado a raccontare ne è un piccolissimo esempio.

Il giorno dopo Natale ho deciso di passare con mia moglie una giornata diversa,  andando a passeggiare nella bellissima Firenze. 

Nel primo pomeriggio abbiamo pensato di salire un po’, sempre a piedi,  per ammirare dall’alto, e ci siamo diretti nella zona di Piazzale Michelangelo. A seguire abbiamo provato ad entrare nella Basilica abbaziale di San Miniato al Monte, che si trova in uno dei luoghi più alti della città di Firenze, Basilica che è uno dei migliori esempi di romanico fiorentino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Senza saperlo e senza volerlo ci siamo accodati a tante persone, che stavano entrando, transitando dalla Basilica, per l’appuntamento delle ore 15 alla visita dell’Abbazia di San Miniato al Monte, chiusa per 364 giorni l’anno ed aperta per l’appunto, solo il giorno di Santo Stefano. Per inciso all’interno del monastero sono presente undici monaci Benedettini, tra i 27 ed i 97 anni di età.

Uno dei monaci, di cui purtroppo non ho fatto in tempo a registrare il nome, ci ha intrattenuto per oltre un’ora e mezzo, non solo raccontando la storia della città e del luogo,  in maniera esemplare, ma intervallando ai racconti momenti di comicità e di show inaspettati che, alla fine, hanno reso la giornata inaspettatamente positiva. Questo breve filmato vi fa capire meglio.

Storia, cultura, tradizioni, ma anche intelligenza, preparazione, estro e furbizia. Tutto questo l’abbazia ed il monaco cicerone ci hanno dimostrato il giorno dopo Natale. Queste caratteristiche positive, se pensiamo bene, possiamo ricavarle un po’ ovunque, sparse nel nostro bello ma complicato Paese. Cerchiamo allora di sfruttarle meglio per un futuro più sereno e roseo per tutti, non solo per pochi intimi.

Ed allora non ci resta che augurare un buon anno da parte mia e da parte di tutta la redazione di Fuga dal Benessere.

Stefano Bortoli 

 

 

 

 

 

 

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La scimmia della gratificazione immediata

Oltre all’incertezza, nel paese c’è un altro punto dolente: il rimandare, il prorogare, alla fine il procrastinare.

Accumulare decisioni da prendere, non pianificare né organizzare. Questo è anche e soprattutto il nostro paese.

Il nostro è un paese incapace di immedesimarsi con il futuro, mentre è ben attrezzato nel realizzare il piacere subito.

Così Il nostro popolo, il nostro paese, è preda di una scimmia molto particolare: la scimmia della gratificazione immediata.

Immaginiamoci una scimmia molto simpatica che si muove agilmente da un capo all’altro dello stivale, che ama cercare il piacere subito, lasciando da parte le cose più difficili ed a volte impopolari.

La scimmia, come noi, vuole essere ammirata ed approvata, perché è meglio un piacere momentaneo che copre i sensi di colpa, fornendo la falsa sicurezza di poter fare, anziché pensare di agire oggi con azioni importanti e con effetti che non si vedono nel breve tempo.

Così il rimandare, il prorogare, nel nostro paese è diventata un’abitudine; ed alla fine tutto questo prende il nome di procrastinazione, con un cumulo di scartoffie ed incombenze, sempre più alto, per niente secondarie.

Facciamo un esempio .

Di questi giorni è l’accordo quasi generale del Parlamento, su proposta dell’attuale Governo (che sarebbe del cambiamento!), per la proroga di 15 anni nell’applicazione della direttiva europea Bolkestein, al comparto balneare; direttiva presentata nel 2004 dall’allora Commissario europeo di nome Bolkestein, ed approvata ed emanata nel 2006.

La direttiva prevede che ogni Paese dell’Unione Europea garantisca il rispetto della libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra gli Stati, semplificando le procedure per esercitare temporaneamente l’attività all’interno di un paese dell’UE.  Tale direttiva interessa, tra gli altri, anche il settore balneare, la scadenza delle concessioni, la conseguente asta europea e la successiva assegnazione (senza tener conto degli investimenti fatti per l’adeguamento degli stabilimenti stessi).

Così dal 2006 la nostra scimmia è entrata in azione, ha cominciato a muoversi in lungo ed in largo, rimandando l’organizzazione e la gestione di questa direttiva. Siamo alla fine del 2018 ed i governi precedenti e quest’ultimo hanno tirato innanzi, senza decidere, rimandando sempre ogni decisione. Tutti con la scusa che la proroga, prima o poi, permetterà di trovare una soluzione definitiva. E nessuno trova mai una soluzione definitiva per non scontentare qualcuno.

Ma presto, con per questa direttiva europea inapplicata, avremo di sicuro l’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, che scaricherà sugli italiani nuove multe.

Così per andare al mare, tutti quanti pagheremo, sia il noleggio degli ombrelloni ( in certe zone già “salato”), che una fetta a testa di multa che la Commissione Europea ci notificherà, per non aver rispettato la direttiva europea.

Ma la simpatica scimmia, nella sua svogliatezza, potrà comunque sempre giustificarsi: … con la proroga stiamo solo favorendo il nostro processo creativo…  

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