Abboccano i lucci !

Gli inizi della campagna elettorale mi fanno pensare al detto “Abboccano i lucci”, che dalle nostre parti, in certe zone della Toscana è famoso.

Il luccio è uno dei pesci predatori più ricercati dai pescatori italiani. “Abboccano i lucci” sta a significare che ancora in giro c’è tanta gente (lucci) che crede a certe proposte di facciata. Nel nostro caso si parla delle proposte al popolo dei partiti in campagna elettorale. Il pescatore è il leader di partito, il luccio il popolo e l’esca la proposta. Alla fine qualcuno verrà pescato…nel senso che voterà pensando davvero che i progetti elettorali daranno frutto e miglioreranno prima il singolo cittadino votante e poi anche l’Italia.

Ti prego, luccio, non abboccare…. Scansa l’esca di quanti lanciano proposte nel vuoto che rappresentano un fuoco di paglia (esempio cancellazione tasse universitarie, cancellazione canone tv) o che potrebbero comportare grossi problemi nella tenuta del nostro sistema se non gestite con la massima attenzione prevedendone attentamente gli scenari futuri (esempio abolizione legge Fornero, reddito di cittadinanza).

Se ci fate caso, tutte le più importanti proposte sono di abolizione e sono dirette più che altro verso la fascia di cittadini tra i 50 ed i 75 anni, perché essi rappresentano sia la maggioranza del popolo italiano, come pure la percentuale più importante dei votanti.

Quante proposte stravaganti abbiamo già sentito in 15 giorni,e siamo solo all’inizio della campagna elettorale!

Ma per fortuna quest’anno, contrariamente alle precedenti tornate elettorali, in giro c’è qualcosa di nuovo. Giornalisti, media, social, un po’ tutti stanno cercando di offrire al cittadino un servizio del tipo “campagna educativa”. Cioè  ogniqualvolta viene lanciata da una parte politica una proposta elettorale per così dire un po’ “forte”,  subito si aprono riflessioni sulle reali possibilità di attuazione e di successo. Un tempo non si faceva.

E c’è anche sui social chi alla fine, simpaticamente,  ci scherza su, offrendosi di votare chi proporrà di abolire le proprie antipatie come ad esempio ….il festival di Sanremo,  i peli superflui, le doppie punte, le “sneakers da donna con la zeppa”, i jeans con i risvoltini, i foglietti illustrativi dei medicinali che per ripiegarli serve una laurea in ingegneria dei materiali ecc…

A parte gli scherzi , si nota dunque una maggiore partecipazione attiva, forse sarà di un gruppo di cittadini più ristretto, ma è senza dubbio consapevole ed interessato.

Così anch’io, se mi trovassi di fronte ad un leader politico, vorrei chiedere e vorrei avere delle risposte non evasive almeno su questi 5 punti, che potrebbero invece favorire davvero un cambiamento graduale del nostro paese:

  • Come attuare una sburocratizzazione della gestione pubblica ma soprattutto delle aziende (fiscale e non), che favorisca nel tempo una riduzione di costi ed un aumento dell’occupazione (mentre ogni anno vengono attuate nuove norme che vanno in senso contrario e che portano al soffocamento del sistema pubblico e delle aziende in attività, oltre che alla rinuncia a crearne di nuove );
  • Come investire, sviluppando alternativi sistemi di trasporto pubblico e privato nelle città italiane, i cui centri ogni anno vedono crescenti problemi di viabilità e di parcheggio, ma soprattutto rappresentano concentrati di inquinamento molto dannosi per l’uomo;
  • Come organizzare e gestire in maniera corretta i rifiuti cittadini, che in molti altri stati rappresentano una risorsa e non un problema come da noi. E’ l’ora di trovare una soluzione definitiva (ci sono tanti esempi in giro per il mondo eventualmente da copiare) per ogni emergenza che periodicamente si ripropone in tante importanti città (esempio Palermo, Napoli, Roma ecc.)
  • Come venire incontro alle reali necessità della famiglia con o senza figli; qualcosa deve essere fatto, perché la famiglia è la struttura portante del paese e rispetto a tutti gli altri paesi industrializzati, dove è aiutata, da noi se non bistrattata è sicuramente trascurata.
  • Come intervenire sulla giustizia perché la giustizia è un dovere per un paese democratico, mentre da noi il sistema giustizia (esempio carceri, processi, certezza della pena, sicurezza nelle città) è da tempo che non funziona più.

Eppure il luccio, ripensandoci, sarebbe un pesce molto furbo ed anche forte, visto che quando abbocca all’ esca le prime strattonate sono violentissime e molto veloci,  per poi continuare in una lotta lunga ed intensa…

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Semplici consumatori o appassionati clienti/soci/lavoratori?

Spesa per gli alimenti, ma quanto ci costi! Anche perché risparmiare sul cibo richiede un occhio di riguardo in più, visto che ne va di mezzo la salute.

Il peso economico della spesa varia da diversi fattori tra cui: l’artigianalità o l’industrializzazione del prodotto da consumare, la zona in cui si effettua la spesa (se con ampia o ristretta concorrenza), la localizzazione geografica in cui ci troviamo (Nord, Centro, Sud).

La gastronomia emiliana è un emblema, un simbolo, non solo in Italia ma anche nel mondo. Così dopo F.ICO. (fabbrica italiana contadina), parco a tema unico al mondo, da poco inaugurato, Bologna ci riprova, sempre con il cibo, con un progetto, al momento battezzato “Camilla”, che ha come finalità la costruzione di un supermercato cooperativo, partecipativo e solidale.

Stavolta quello di Bologna non è il primo ed unico progetto, ma dovrebbe diventare la copia di pochissimi esemplari che si trovano in giro per il mondo. Il primo, Food Coop, lo storico, esiste dal 1973 a New York  e pare sia il supermercato economicamente più efficiente degli Stati Uniti. A Parigi, La Louve, il secondo, è sorto poco più di un anno fa e può considerarsi ancora in prova, mentre da poco tempo anche a Bruxelles si cerca di ribadirlo. 

 

Camilla, a Bologna, è il nome del progetto di consumo critico e solidale, che vuole essere realizzato da Alchemilla GAS e dall’Associazione Campi Aperti.

 

 

Ora vi raccontiamo in breve come l’idea viene attuata e come funziona. I punti base sono questi:

  • Prezzi bassi
  • Qualità elevata
  • Clienti/soci/lavoratori

In pratica si tratta di un supermercato che ha pochissimi dipendenti, in quanto i lavoratori sono per la maggior parte gli stessi soci della cooperativa, che sono anche gli unici consumatori. Chi si vuole associare (la cooperativa è aperta a tutti) deve impegnarsi a lavorare qualche ora (3 o 4) tutti mesi, da volontario, per il supermercato. Ad ognuno sarà assegnato un compito in base anche al proprio bagaglio professionale o alla propria intenzione (esempio cassa, pulizie, magazzino, acquisti, riempimento scaffalature, affari contabili). Ed ogni membro può offrire anche prodotti da vendere.

Per poter fare la spesa è quindi obbligatorio partecipare attivamente al progetto. Altrimenti non si entra. E non ci sono limiti al numero delle adesioni. A Parigi, La Louve, questo è il nome del supermercato cooperativo ancora in rodaggio, sono già iscritti quasi 6mila membri.

Per spiegare i punti base sopra descritti, nonostante la qualità elevata (che si paga più cara), che viene ricercata con l’offerta soprattutto di prodotti biologici, artigianali o locali, i prezzi bassi sono la diretta conseguenza dei costi di gestione molto inferiori rispetto altri supermarket, in quanto l’opera volontaria e non retribuita dei soci/lavoratori, che alla fine sono anche i clienti, è fondamentale.

 

Così siamo di fronte ad un vero progetto in cui il supermercato è davvero tuo e la soddisfazione sta nella comunione di intenti con tutti gli altri soci per comprare prodotti buoni, freschi ed etici a prezzi molto competitivi.

 

Che ne dite? Meglio restare semplici consumatori o appassionarsi in un avventura che ci impegna un po’ di tempo ma che ci può gratificare sia da un punto di vista sociale che da quello economico? 

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Il ricatto esplicito

Alla notizia non è stato dato troppo peso,è già quasi dimenticata pur essendo accaduta poco prima di Natale, ma noi vogliamo tornarci sopra per un momento.

Le trame per fare pressing sui governi, i segreti della politica come pure i misteri e gli accordi sottobanco, in questo caso sono stati messi da parte.

Stavolta ci troviamo di fronte ad una novità. Che non poteva non venire fuori se non da Trump, Presidente degli Stati Uniti di America.

Il ricatto esplicito, ecco la novità, frutto dell’arrivo del nuovo Presidente.

Gli Stati Uniti hanno lavorato esplicitamente per mettere paura ed incertezza già prima del voto all’Onu, nell’ Assemblea generale delle Nazioni Unite. Per alleati e non alleati si è avuto lo stesso trattamento.

Ma centoventotto Paesi, tra cui l’Italia e tutti i paesi più importanti dell’Europa, hanno sfidato gli Stati Uniti e le loro minacce, votando in favore della risoluzione che chiede a Washington di tornare indietro sulla decisione di dichiarare Gerusalemme come capitale d’Israele. Altre 35 nazioni si sono astenute, mentre soltanto 8 hanno seguito la le indicazioni di Trump.

Risoluzione non vincolante, ma importante da un punto di vista di politica internazionale.

Così contro chi ha voltato le spalle, gli Stati Uniti, prima hanno minacciato in forma generale di ricordare il giorno del voto; poi vedendo che tali minacce non producevano l’effetto sperato hanno rincarato la dose, con minacce mirate, contro ogni stato oppositore, di tagliare gli aiuti economici. Alla fine, dopo la risoluzione avversa agli Stati Uniti, a Trump non è rimasto altro che passate subito all’azione pratica nei confronti almeno dell’Onu, comunicando l’intenzione di ridurre drasticamente la contribuzione annuale al bilancio dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Alla fine abbiamo così assistito nei rapporti di politica internazionale ad una nuova forma di ricatto (anche con paesi amici),  stavolta esplicito, che forse i media hanno un tantino cercato di far passare come notizia di poco conto.

Forse anche loro impauriti da ulteriori possibili ricatti …

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I social nei sacchetti bio

L’inizio dell’anno ha portato, come spesso accade da noi, diversi rincari (luce, gas, autostrade). Qualche mugugno c’è stato, ma poca cosa.

La cosa invece che ha sembra abbia fatto imbestialire una parte del popolo italiano (non sappiamo se sia stata amplificata ad arte per distrarre l’attenzione su altre faccende), è la polemica sui sacchetti riciclabili a pagamento per l’ortofrutta, obbligatori per legge dal primo gennaio.

O siamo noi davvero strani oppure c’è qualche burattinaio dietro che manovra i fili delle notizie e cerca di far spostare l’attenzione generale su alcune questione di dubbia rilevanza.

Questo mi sembra uno dei tanti casi che con l’avvento delle moderne tecnologie viene amplificato dall’utilizzo dei Social network, che bene o male sono una vera arma a servizio di molti. Arma che può regalare libertà di parola, intrattenimento e socialità, ma che può anche essere usata per indirizzare e far arrabbiare i cittadini al momento giusto.

Così in questi giorni più che altro corre sui social la ribellione contro la tassa sui sacchetti biodegradabili, in cui si pesa il fresco nei supermercati. E’ una vera e propri bufera sui sacchetti bio, a pagamento da inizio anno. Che i media stanno riverberando.

Perché i social se ci pensiamo bene, stanno di fatto prendendo il posto di sindacati e partiti. Sindacati inconsistenti e partiti disorganizzati, impegnati a gestire sia i problemi interni che il loro ruolo di ricerca e conservazione del potere, e quindi quasi assenti dalle questioni comuni.

Molte altre imposizioni fiscali, ben più pesanti di questa, che nel tempo si sono succedute, bene o male sono state “assorbite”, senza grandi polemiche. E ci sarebbe stato invece da protestare, eccome!

In questo caso mi fa strano tanto schiamazzo, per qualche centesimo in più a settimana.

La protesta per il pagamento dei sacchetti bio la vedrei alla stregua per esempio delle proteste sui social per i selfie dei personaggi con gli animali morti, della rivolta per gli autovelox che in certi casi cercano davvero di dare una fregatura al viaggiatore, dei tifosi di calcio in rivolta contro la società o contro un giocatore, delle questioni di residenti per i campi rom da sgomberare.

I social sembrano fatti per queste polemiche, ma non dimentichiamo che invece devono prima di tutto favorire la vita reale e le relazioni sociali tra gli individui.

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Roma, positivo vedere che … negativo provare …

Torniamo ancora a parlare di Roma, dopo “Roma, città allo stremo ed il sogno di risanamento” e “Roma e Venezia, il nodo non si scioglie, anzi si aggroviglia sempre di più”, visto che la città eterna è ancora un vero tesoro, che in tutti i modi va salvaguardato.

Assieme a Parigi può essere considerata le città più bella al mondo. Infatti si può dire che solo Parigi è degna di Roma e solo Roma è degna di Parigi.

Tre giorni tre a cavallo dell’anno, per vedere da vicino e respirare storia ed archeologia e perché no, capire direttamente come sta davvero la città.

In tre giorni quasi 35 km a piedi nella zona turistica (non visitata la periferia) e solo 3 spostamenti in metro, girando ogni angolo possibile nel poco tempo a disposizione.

Per le cose toccate con mano :

positivo vedere che

  • l’ampia zona di interesse turistico è complessivamente abbastanza pulita ed in ordine, oltre le aspettative;
  • il turismo non perde colpi, ma anzi la città è visitata sempre di più, attraendo moltissime persone provenienti da ogni parte del mondo;
  • la cittadinanza ed i visitatori si comportano responsabilmente e si muovono in maniera ordinata;
  • c’è un capillare controllo del territorio (a volte con risvolti negativi perché eccessivo ed in sovrannumero) delle forze di polizia e di militari;
  • si possono acquistare capi di vestiario a buon mercato, come pure in certe zone di può mangiare discretamente a prezzi accettabili;

negativo provare:

  • lo stato di abbandono della storica via Aurelia, con tantissime buche nella strada, anche molto profonde, che in certi casi è impossibile evitare;
  • che nella notte dell’ultimo dell’anno, con tanti turisti vogliosi di passare all’aperto il capodanno nei luoghi sponsorizzati dal Comune, nonostante le già croniche difficoltà dei servizi di trasporto pubblico di Roma anche a regime, gli autobus di linea (generalmente vecchi e sporchi) si sono fermati in anticipo, alle ore 21, quando normalmente operano fino quasi al mattino seguente;
  • che nella notte dell’ultimo dell’anno, le fermate della metro (le più “calde” del capodanno romano) del Circo Massimo e del Colosseo (metro aperta per la notte del 31 dicembre fino alle 2,30, anziché all’1,30), sono state chiuse prima della mezzanotte e non riaperte per diverso tempo (immagino per ragioni di sicurezza), senza alcuna informazione per gli utenti, i quali sono stati obbligati a marce forzate alla ricerca di altre fermate, parecchio lontane dai punti di concentramento dei festeggiamenti .

Così le sensazioni uniche che solo a Roma si possono provare, a volte vengono sciupate da disservizi o negligenze che potrebbero essere gestiti ed affrontati in maniera diversa.
Stefano Bortoli

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Un buon 2018 a tutti!

Un altro anno è volato via. Con la fine dell’anno c’è/c’era la consuetudine di fare bilanci e di esprimere desideri, a cui fa/faceva seguito la classica domanda di rito su cosa si vorrebbe trovare nell’anno a venire: speranze, aspettative, desideri, traguardi da realizzare.

Ma noi vogliamo invertire il ragionamento chiedendoci cosa invece non vorremmo trovare nel 2018.

Tra le tante cose che potremmo citare, alcune ci viene facile scriverle.

Non vorremmo per esempio incontrare chi sfoggia sicurezza e si mostra come personaggio unico, mettendo in risalto solo la propria personalità.

Non vorremmo vedere quanti simulano relazioni sincere e durature, giocando invece sull’inganno.

Non vorremmo che l’intelligenza artificiale, tecnologia che piano piano sta entrando nella nostra vita, prevarichi e si sostituisca all’intelligenza umana.

Non vorremmo ci fossero in giro persone insensibili e disinteressate, ma  cittadini che sono accompagnati da quella presa di coscienza e di coraggio che a volte manca per migliorare la propria vita e quella della comunità.

Non vorremmo sentire di persone che mettono i bastoni tra le ruote a quanti cercano comunque di adoperarsi per il bene comune.

Non vorremmo continuare a vedere immagini di sofferenza e di angoscia causate da altri, non perché ci devono essere censurate, ma perché è indispensabile che cessino .

Un buon 2018 a tutti!

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Cellulari a scuola, si o no?

Da noi vige il divieto di utilizzo del cellulare nelle classi, durante le ore di lezione, ma come ben sappiamo in Italia spesso le leggi non vengono rispettate.

Tra parentesi, tra le leggi che invece vengono abbastanza rispettate, stupisce ad esempio il divieto di fumare nei pubblici locali.

Come dicevamo, nel nostro paese utilizzare i cellulari in classe è vietato, ma la realtà dice altro. Secondo alcune ricerche quasi il 30% riesce a dare almeno una sbirciatina al telefono durante gli orari delle lezioni, mentre un’altra buona parte aspetta l’intervallo.

Nelle altre nazioni la normativa, a parte in Francia, dove dal gennaio 2018 il divieto dovrebbe diventare tassativa per i bambini fino a 15 anni, non è così perentoria e può variare da regione a regione o da istituto ad istituto.

In Francia la legge che impedisce l’utilizzo dei cellulari durante le lezioni esiste già ed alcune scuole la applicano. Da gennaio 2018 diventerà attiva in tutto il Paese per i bambini fino ai 15 anni.

In Germania invece soltanto la regione della Baviera applica una norma severa che prevede il divieto del cellulare in classe, mentre in Gran Bretagna il sistema scolastico se all’inizio si era mosso con più docilità, con il passare degli anni si è indurito con proibizioni totali o consegna all’ingresso degli smartphone almeno nel 90% degli istituti scolastici.

Anche negli Stati Uniti le diversità ci sono, ma va rilevato che New York se in precedenza impediva agli studenti di introdurre qualsiasi cellulare o dispositivo elettronico nelle proprietà scolastiche, con l’avvento del Sindaco De Blasi, ciò è stato abolito, giustificato con il fatto che l’uso degli smartphone è importante per comunicare con i genitori e rendersi sempre reperibili, anche in ottica di una maggiore sicurezza.

La questione sembra di poco conto ma non sembra così facilmente risolvibile.

I cellulari sono fattore di distrazione degli studenti in un’età ancora sensibile, come possono essere strumento per fomentare il bullismo. Senza contare la salvaguardia della salute, soprattutto per i più piccoli.

Ma le moderne tecnologie, se ben gestite, possono essere anche una leva di potenziamento didattico, oltre che un importante strumento per restare in contatto con la famiglia, soprattutto nelle grandi metropoli, dove l’insidia può essere dietro l’angolo.

Allora, far entrare o non fare entrare i cellulari nelle scuole? Riteniamo che una commissione internazionale scolastica, formata da rappresentati delle istituzioni, dai professori, dai genitori e dagli alunni, debba essere creata, almeno per buttar giù le linee guida di comportamento e di organizzazione.

Perché la proposta di avere i cellulari spenti in fondo alla borsa potrebbe andar bene, solo se tutti rispettassero la regola di mantenerlo spento ed in fondo alla borsa. Perché la proposta di avere i cellulari chiusi negli armadietti potrebbero andar bene solo se gli armadietti non venissero forzati ed i telefoni rubati. Perché la proposta di depositare i cellulari in stanze appositamente create potrebbe funzionare solo se i cellulari non fossero confusi, persi o rubati.

La creazione di commissioni apposite per cercare di risolvere il problema non è una battuta. L’uso dei cellulari ormai è entrato nelle  abitudini quotidiane; non è pensabile di poter  ignorare la necessità di comunicare, in particolare tra i bambini e i loro genitori, naturalmente al di fuori delle ore di lezione, come pure non è corretto il loro uso non appropriato nelle classi.

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Aspettando il Natale, di oggi o di un tempo

La società calcistica del Milan quest’anno ha deciso di annullare la consueta cena di Natale che si sarebbe dovuta tenere in un noto hotel milanese, a causa sia dei modesti risultati sportivi di questo periodo che per la necessità di evitare distrazioni in vista della partita di campionato prenatalizia. Per inciso, niente è trapelato sui regali.

 E chi se ne frega, obietteranno un po’ tutti (sia i componenti la società che il popolo degli sportivi)! Una cena in più o una in meno, fa lo stesso! Semmai può rimanere il cruccio di non aver scattato qualche foto, divulgando la mondanità sui social!

Il Natale, tra l’aspetto antico di tradizione carico di valori e quello moderno, legato al consumismo, come motore dell’economia che teoricamente propone di far star tutti meno male.

Il Natale di oggi è un Natale soprattutto di grandi abbuffate e di scambio, dove l’importante è consumare (da soli o in gruppo).  Il Natale di un tempo era invece basato su semplici relazioni con gli altri.

Il culmine del Natale un tempo si aveva con il cenone della vigilia o con il pranzo del giorno, a coronamento di un periodo di attesa. Il giorno di Natale oggi invece è la fine di un “tour del force”, dove, nei venti giorni precedenti al 25 dicembre, ogni possibilità di fantasticare nel vuoto dell’attesa, viene saturata da aperitivi, pranzi, cene, regali.

I regali, proprio quelli, che un tempo avevano la caratteristica di eccezionalità e ricompensa, che dovrebbero raggiungere l’apice nella notte di Natale, sia per grandi che per piccini.

Oggi invece per i grandi, il farsi un regalo o fare un regalo equivale a togliersi uno sfizio, a gratificarsi, a togliere un po’ di stress. Per i bambini il ricevere un regalo potrebbe essere invece una forma per smaltire un’assenza di un genitore, oppure perché vengano messe a tacere le molte richieste assillanti. Il tutto a causa di genitori in certi casi troppo affaccendati altrove.  Per tutto questo grandi e piccini sono abituati a regalarsi od a ricevere regali quasi quotidianamente.

C’è allora bisogno di una nuova umanità, che riesca a far riacquistare i valori che il progresso sta cancellando.

Il Natale, che ritorni ad essere un periodo di attesa serena, vissuto con sobrietà, con al culmine il solo giorno del 25 dicembre. Ecco il nostro augurio!

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