Attenzione, mai prendersela con il Vernacoliere!

Con il Vernacoliere non si scherza, è bene saperlo. Sembra un controsenso ma è la verità.

Il Vernacoliere, come dice la dizione esatta, è un mensile di Livorno di satira, umorismo e mancanza di rispetto in vernacolo livornese e in italiano, nato nel 1982.

La vendita delle copie è l’unica fonte di reddito del Vernacoliere, sul quale è del tutto assente la pubblicità, per una precisa scelta editoriale.

Rappresenta in termini “tecnici” un … dito nell’occhio (o meglio … nel culo) dei potenti d’ogni scuderia e d’ogni cilindrata.

Ed allora, anche se ti arriva lo sberleffo, che è nel dna del mensile e del suo direttore Mario Cardinali, è bene stare alla larga e soprattutto non ribattere, perché le … vie del Vernacoliere sono infinite…

Ora il leader della Lega Matteo Salvini, che ha la “dipendenza” dal parlare troppo, recentemente se l’è presa su Twitter per appunto con il Vernacoliere, reo di averlo preso in giro sulla locandina ed all’interno del mensile.

Possiamo prendercela con tutti, ribattere all’infinito a tutti, ma il Vernacoliere vi consiglio di lasciarlo perdere.

Salvini, per essersi sentito attaccato, ha scritto contro il Vernacoliere queste parole: Per carità, satira e ironia sono il sale della vita ma perché tirare in ballo la Madonna?

Come se il primo a tirare in ballo la Madonna non fosse stato lui.

Il fatto è che nel numero di dicembre 2019 un articolo spiega che in redazione sarebbe arrivata una lettera da quella Santa donna di Maria, che scrive: caro Vernacoliere c’avrei da mandare a quel paese un certo Matteo Salvini, quel chiacchierone che mi porta sempre per bocca, che sbaciucchia sempre il mio figliolo. Ma cosa vuole, ma chi lo conosce? E sulla locandina, la civetta del giornale, a caratteri cubitali “Artro che ‘r core ‘mmacolato di Maria! La Madonna scrive al Vernacoliere: per favore, mandate Sarvini affanculo per me. Io le parolacce ‘un le posso di’”.

Appena ricevuto il tweet di Salvini, non si è fatta attendere la risposta di Cardinali : “Ah dici che saremmo noi che disturbiamo la Madonna? Dè, via Salvini, e allora te la lasceremo disturbare solo a te”

Attenzione, mai prendersela con il Vernacoliere!

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…Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo…

Sembra proprio il vissuto del testo della canzone di Gino Paoli.

Un’idea partita da uno dei quattro, Matteo, che poi ha interpellato gli altri tre amici.

4 ragazzi che un po’ per scherzo e un po’ per sfida, si sono messi a fare un po’ di lavoro manuale per arrangiare qualche pesciolino. Poi hanno organizzato un passaparola sui social e via, così è nato l’impegno di scendere in piazza, per una occupazione simbolica di spazi urbani, per non lasciare tutto il campo alla linea salviniana.

Tutto questo è partito per caso, nessuno sapeva quante persone sarebbero accorse in piazza Maggiore a Bologna in quel giorno di novembre, precisamente il 14, proprio in contemporanea all’avvio alla campagna elettorale della Lega in Emilia Romagna, per il voto delle regionali del 26 gennaio prossimo.

Forse solo 4, con quattro pesciolini in mano, forse qualcuna in più. Mah, chi lo sa?

Invece quella sera del 14 novembre in Piazza Maggiore sono accorse più di 10mila persone, gente comune, senza bandiere, senza slogan di partiti, ma con lo slogan …l’Emilia Romagna e Bologna non abboccano…

Sardine, questo è il nome con cui si è pensato di ribattezzare i 4 ragazzi promotori e tutta la piazza di Bologna. Perché la sardina vive generalmente in acque aperte, ma si può trovare sia lontano che vicino alle coste.

Dopo il primo attimo di sbandamento, per il neppure sognato, per i 4 ragazzi è venuto il momento della riflessione. Ma anche quello è durato ben poco, perché i gruppi di sardine si sono moltiplicati e si sono dati appuntamento ogni qualvolta Salvini era in visita ed in comizio in ogni altra città.

Al di là del loro colore politico, tanta gente senza bandiere, tanto entusiasmo e tanta coscienza popolare, che sembrava persa, smarrita.

Lo “squalo” Salvini ed il suo entourage insinuano che tutto quanto è stato organizzato dal PD.

Ma i giovani promotori si proclamano innocenti ed accettano prove che possano contraddire le loro tesi, pronti a scusarsi.

Le sardine come pesci, oltre ad essere pesci comuni e miti, hanno la peculiarità di unirsi insieme a tanti altri pesci, in banchi nei quali si stringono gli uni agli altri. Così come il popolo di sardine nelle piazze, un popolo mite ma deciso, nel contrastare apertamente la linea di Salvini come pure nel cercare un interlocutore valido.

Le due righe più significative del loro manifesto, scritto in fretta e furia, recitano: sfidare con la partecipazione civile, l’impegno in prima persona e la coscienza critica la retorica della comunicazione vuota. Senza insulti, né violenza.

Certamente il movimento è più a sinistra che a destra, ma quello che conta è che in Italia la società civile si è appena risvegliata dal torpore.

Oggi ci sono decine di piazze in Italia pronte ad agire spontaneamente alla retorica del populismo con la creatività e con la richiesta di una politica più giusta e reale.

E questo è uno dei pochi segnali positivi di questi ultimi anni.

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Sembra in apparenza più bello

Come dice mio zio novantenne…il mondo si è capovolto…

Le sicurezze di un tempo sono state accantonate con la scusante del progresso e della tecnologia, come accantonate lo sono state le battaglie delle corporazioni in difesa delle categorie più deboli e o più povere, in quanto distratti dalle tante opportunità (viaggi, auto, strumenti tecnologici di alto livello ecc.), a cui tutti possiamo accedere, anche a costo di contrarre debiti.

Intanto godiamocela, poi a pagare ci penseremo! Si, godiamocela, perché il progresso coinvolge tutti!

Mi fa strano, per esempio, sapere che molte donne che lavorano facendo servizi di pulizia nelle case o negli uffici (un lavoro abbastanza umile), in casa propria chiamano a pulire a pagamento una donna.

Mi fa strano sapere che c’è gente che ordina comodamente da casa, in pantofole, la pizza con il cellulare, che di lì a poco gli verrà recapitata. Chi ordina è al calduccio, tranquillo, senza rischi e non paga granché in più. Chi consegna è esposto non solo al freddo ma anche a tanti altri rischi, con compensi da “fame”.

Come pure è semplice con un “click” ordinare le più svariate merci per farle recapitare il giorno dopo a casa, da padroncini che hanno stampato in volto l’ansia del “clock”, del tempo di consegna.

Al consumatore, ricco o delle categorie più deboli che sia, sembra di vivere in un universo meraviglioso: basta una parola, un “touch” sul cellulare o un “click” al computer per comandare e per soddisfare i propri bisogni. Più nessuna fatica e perdita di tempo.

Solo che dietro e dentro a questo universo meraviglioso, c’è qualche amico, qualche parente, un familiare, un conoscente. Meglio dire un lavoratore, con un problema, non da poco.

Il problema oggi è quello che si è unito il peggio del dipendente con il peggio del precario: cioè guadagno poco e non ho più sicurezze.

Una volta lo schema invece era: io sono precario, non ho la sicurezza ma almeno guadagno tanto; io sono dipendente guadagno meno ma ho più sicurezze.

Il mondo si è capovolto, è vero, sembra in apparenza più bello, ma non lo è, e per di più nel capovolgersi alcuni tasselli si sono scambiati di posto e sono andati a finire nel posto sbagliato.

Stefano Bortoli

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Meno siamo e più si cementifica

E’ strano.

Si racconta che c’è da salvaguardare il pianeta e per far ciò bisogna consumare meno plastica e carta, moderare l’uso dell’acqua in casa, rinunciare all’automobile e spostarsi con i mezzi pubblici (in Italia è un’impresa), prestare attenzione alla raccolta differenziata, ridurre il consumo di carne e latte (per rallentare gli allevamenti intensivi), ecc. ecc.

Poi se andiamo a leggere gli studi della superficie terrestre ed in particolare del nostro paese, vediamo subito che continua imperterrita la cementificazione dei terreni e tante volte non di terreni qualsiasi. Perché si cementifica anche su quelle superficie di elevato valore naturale, che sarebbero in grado di fornire cibo di qualità, assorbire il carbonio e produrre biomasse.

Nonostante che il comparto industriale in Italia sia in perenne declino e che il calo demografico sia talmente evidente da preoccupare gli studiosi per la tenuta tra qualche decennio del sistema paese Italia, i cambi di destinazione d’uso con la crescita delle aree industriali e commerciali e residenziali sono una fotografia impietosa.

Insomma, meno siamo e meno lavoriamo e più si cementifica. Mah! Questa poi non la capisco, anche se capisco che i Comuni hanno perennemente bisogno di soldi per coprire i bilanci  e gli oneri di urbanizzazione fanno sempre comodo.

Invece le parole d’ordine dovrebbe essere: non si cementifica più, al contrario si riutilizzano aree dismesse e contenitori esistenti ma vuoti.

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Non fare agli altri…

Non ci sono parole per definire questa situazione generale, ma dobbiamo trovarle.

La punta dell’iceberg si è manifestata con Liliana Segre, che nonostante l’età molto avanzata è ancora un esempio armonico di femminilità, eleganza, sobrietà, giustizia e di amore per gli altri e per la patria. Vederla e sentirla parlare fa sempre piacere. Purtroppo porta  ancora impresso sul braccio e sull’anima il numero 75190 del lager di Auschwitz; per questo può essere considerata come un monumento vivente alla tragica memoria della Shoah.

La punta dell’iceberg non è Liliana Segre, ma è tutto quanto ruota attorno a lei, come simbolo.

Nel gennaio 2018 la Segre è stata eletta dal Presidente della Repubblica Mattarella senatrice a vita, per “aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. Nel suo primo commento dopo la nomina, Liliana Segre disse …Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”

Negli ultimi tempi la Segre sta vivendo sulla sua pelle nuovi attacchi ed insulti, stavolta via social, offese e minacce che sono sempre più all’ordine del giorno in tutta Europa. Così è pure costretta, alla sua età,  a subire la scorta degli organi di polizia.

Ma un altro fatto che ha quasi dell’incredibile è stato quello che  la senatrice si era fatta portatrice di una mozione in Senato, per proporre di istituire una commissione straordinaria contro odio, razzismo e antisemitismo, visto lo stato delle cose in Italia ed in Europa. L’aula del Senato ha si  approvato la mozione con 151 voti favorevoli, ma ciò che ha suscitato scalpore è stato il fatto che il centrodestra si è astenuto. E quando una parte dei senatori si sono alzati in piedi per omaggiare con un applauso la senatrice a vita, quelli del centrodestra sono rimasti seduti senza applaudire.

Anche in Italia, si percepiscono pensieri e fenomeni di intolleranza preoccupanti, che magari prima c’erano ugualmente, ma era sopiti, quasi tenuti nascosti, ma che oggi vengono fuori, anche con arroganza.

Per esempio, è recente la notizia che un deputato e un consigliere comunale di Bologna di Fratelli d’ Italia hanno pubblicato un video su Facebook in cui mostrano i citofoni degli alloggi popolari con i nomi dei tanti inquilini immigrati. Niente di che, si intende, ma attenzione perché goccia dopo goccia…il mare si riempie.

Ed allora, perché si ritorna a spalleggiare l’odio razziale, perché i fenomeni di intolleranza vengono così allo scoperto?

Forse la risposta sta in questa frase che ho sentito pronunciare ad un giornalista alla radio: a volte non c’è più differenza tra gli eletti e molte catene di odio. E questo un tempo non lo era.

Sarà solo una forma di propaganda politica, ma è rischiosa; oltretutto l’odio razziale, è di regola contro minoranze storicamente discriminate, le più deboli.

Non ci rimane che ripetersi e ripetere agli altri il concetto dell’etica della reciprocità: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

 

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Alcuni Paesi sono Bassi, ma non vanno sotto

L’Olanda, anzi i Paesi Bassi.

Perché ormai è ufficiale. Se prima c’era indecisione su come chiamare quella nazione, ora il governo olandese lo ha definitivamente stabilito. Negli atti e nei documenti ufficiali si potrà scrivere esclusivamente Paesi Bassi e non più Olanda, che in realtà è il nome di sole due delle dodici regioni della nazione.

I Paesi Bassi si chiamano così proprio perché sono bassi; il territorio è situato per circa 2/5 al di sotto del livello del mare e supera raramente i 100 m d’altitudine.

A nord-ovest la lunga costa è bagnata dal mare del Nord, come pure tanti sono i fiumi ed i canali che attraversano il paese.

Già sono bassi, poi sono accerchiati dall’acqua del mare e dei fiumi e da molte tempeste di acqua e vento. Ed allora si dovrebbe pensare ad un continuo allagamento, anche perché con le variazioni climatiche di questi ultimi anni, le problematiche ambientali in Europa sono all’ordine del giorno.

Invece tra le tante nazioni soggette a calamità naturale, il territorio dei Paesi Bassi, molto esposto, è ben protetto da grandi catene di dune e dighe che,  si sono iniziate a costruire già in epoca romana.

Una catena di dune e dighe lungo le coste e le rive dei fiumi principali impediscono che queste zone vengano inondate, mentre numerose stazioni di pompaggio provvedono a rimuovere l’acqua piovana in eccesso nelle altre aree.

Se fin dall’epoca romana si è pensato a risolvere il problema e si è continuato nel tempo con la tecnologia a lavorare in tal senso, migliorando le difese, senza ritardi o errori, anche il punto debole della morfologia del territorio è stato comunque messo a bada dall’uomo.

Perché l’attuale morfologia del Paese, in gran parte determinata dall’opera di trasformazione umana (il territorio può essere definito il più “artificiale” del mondo), è nel suo complesso organica.

Senza le dune a difesa del mare e le dighe che canalizzano i letti dei fiumi o si oppongono al mare, quasi un terzo del territorio sarebbe perennemente sommerso.

Prendiamo spunto, ce ne sarebbe tanto bisogno, ma prima dobbiamo cambiare il nostro modo ragionare.

 

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Certe semplici risposte a problemi complessi rimandano a Cetto …

Nel nuovo film di Albanese, in uscita questi giorni, che conclude la trilogia di Cetto La Qualunque, c’è un passaggio in cui lo stesso Cetto fa il discorso alla Nazione proponendosi come nuovo Re: … La democrazia ha deluso e dire che ne abbiamo provate tante, destra, sinistra, di sopra, di sotto, di fianco, ammucchiamenti con forze politiche contrapposte, ingruppamenti con movimenti liberisti, euroscettici e vegetariani, no tax, no global… non ha mai funzionato…

Comicità estrema con tante verità di fondo.

Ripercorrendo in due parole la storia della Repubblica, possiamo pensare che, dopo i padri costituenti dotati di grande preparazione culturale e di tanto senso civico, è stata la volta dei politici dediti al partito e all’associazionismo, i quali sapevano fare talmente bene i politici che alla fine ci hanno preso pure la mano, ampliando anche a pratiche illegali le loro funzioni.

Con la fine della prima Repubblica è stata la volta dei personaggi dell’imprenditoria e della finanza, sui quali, le aspettative di rinnovamento erano molte, andate poi completamente deluse.

A seguire è arrivato il tempo della nuova politica, dei giovani, dei nuovi, con i movimenti di protesta lontani dal palazzo e con i rottamatori. Anch’essi hanno scontentato un po’ tutti ed hanno concluso ben poco.

Oggi è il tempo dei personaggi poco colti, lontani dalle regole della politica, che appaiono e fanno ragionamenti come il popolo richiede (si tarano sulla stessa lunghezza d’onda). Soprattutto personaggi che danno risposte semplici e sbrigative a problemi complessi. E quei pochi che alzano la mano e chiedono spiegazioni o hanno dei dubbi su tali prese di posizione, vengono zittiti perché fatti passare come gli sfigati di turno.

Attenzione, perché non esistono soluzioni semplici a problemi complessi!

Prendiamo per esempio in caso dell’Ilva di Taranto, della spazzatura di Roma o delle tante altre città del Sud Italia, della burocrazia che impantana tutto in Italia, dei tanti immigrati abbandonati da anni nelle nostre città senza una sistemazione che sia produttiva sia per loro che per noi, delle marcate disuguaglianze tra regione e regione ecc. ecc.

Dubitate di chi dà risposte semplici a problemi complessi, dubitate.

 

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Competizione e selezione fu…

E’già qualche anno che lo dico ai miei figli: …ragazzi, la selezione si è spostata dalla scuola al mondo del lavoro, ricordatevelo bene, perché lo proverete

Nell’istruzione primaria e secondaria, tutti possiamo osservare come la scuola italiana abbia appiattito i percorsi di studio e messo da parte la selezione.

Oggi agli studenti non viene più trasmesso lo stimolo alla competizione e quella tensione verso l’alto, che si dovrebbe avere come traguardo immediato e per il tempo complessivo del piano di studi.

Anche il corpo docente nei decenni si è adeguato ai valori ed al benessere della società e delle famiglie, anche perché tra di essi non c’è più competizione e selezione ed oltretutto, come in una ruota che gira, gli studenti degli anni passati e laureati modesti, oggi siedono alle stesse cattedre (che non concepiscono più competizione e selezione).

Quando gli studenti escono dalle nostre scuole ed in parte anche dall’università, sono molto meno preparati ed adatti ad affrontare le sfide del mondo, tra cui una delle più dure è quella dell’ingresso e della permanenza nel mondo del lavoro.

Mondo del lavoro che con la tecnologia ed il basso ricambio generazionale, oltre a generare scarsità di offerta di lavoro rispetto alla domanda, offre contratti temporanei e bassi livelli retribuitivi, con attività impegnative ma molto poco gratificanti.

Ed il motto …fare quanto è in nostro potere per faticare il meno possibile… utilizzato nel percorso di studio, nel mercato del lavoro viene subito spazzato via. E lo “scotto da pagare” sarà alto. A meno che, per qualcuno, non ci sia la possibilità di “montare sul carro” di un’attività familiare, che ancora possa proteggere.

Entrare nel mondo del lavoro senza passione e grandi interessi, senza la voglia di essere curiosi, di apprendere e di trovare ad ogni costo una via che possa soddisfare, vicino o lontano da casa che sia, ma con la rassegnazione che per vivere si deve in qualche modo lavorare, porterà ad un futuro lavorativo in cui saremo sempre ricattabili, con l’impossibilità di realizzare progetti di vita o farsi una famiglia.

E’ bene saperlo.

Stefano Bortoli

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