Burro: dalle stalle alle stelle… e ritorno

Con “Pane, burro e marmellata” avevamo già a suo tempo riabilitato il burro, vecchio ingrediente, un po’ forse ingiustamente bistrattato.

Se ci immaginiamo un grafico formato dal valore estrinseco/tempo, notiamo che fino agli anni ’70 (il burro si può dire che più o meno è sempre esistito, visto che è uno dei primi alimenti ad essere stati creati dal latte) il burro è stato spesso su valori medio/alti. Dagli anni ’70 in poi la linea del grafico ha subito una brusca discesa; il valore del burro è sceso in picchiata sotto la soglia di sufficiente, a causa della “battaglia” condotta da molti contro gli alimenti “grassi” di ogni tipo, tra cui, per l’appunto, il burro. Dagli anni ’90 la linea del grafico sta lentamente riguadagnano terreno, trovandosi già oggi ben sopra la soglia di sufficienza.

La ricrescita del valore estrinseco nasce dal fatto che il burro ha meriti culinari ed importanti proprietà nutrizionali (che certamente non intendiamo spiegare anche perché in tanti lo hanno già fatto molto meglio di quanto potremmo farlo noi).Va comunque detto che se consumato crudo è altamente digeribile, se consumato fritto meglio scegliere il burro chiarificato. Ricerche scientifiche lo hanno ampiamente rivalutato, così alla fine non è vero che ci farà diventare soltanto grassi.

Però intorno al burro, negli ultimi periodi, soprattutto in Europa, ci sono ben altre preoccupazioni. Soprattutto in Francia ed in Italia si è rilevata,  negli ultimi tempi,  una penuria di prodotto con conseguente aumento esponenziale dei prezzi.

Le associazioni sono in ansia, anche perché è aumentata la richiesta da parte dei consumatori, soprattutto nei paesi emergenti, che va contro alla riduzione obbligata di produzione del latte che era stata imposta a livello europeo (per cercare di fermare la crisi del mercato). Ed oltretutto, nonostante che oggi la produzione di latte stia pian piano ripartendo, si tende ad utilizzare il latte per produrre tutti gli altri latticini, anch’essi richiesti, lasciando per ultimo ancora il burro.

Insomma questo ingrediente, sempre così malleabile,  sembra non trovar mai pace. Dalle stelle alle stalle e viceversa…

Pubblicato in Notizie | Tag , , , , | Lascia un commento

Roma e Venezia : il nodo non si scioglie, anzi si aggroviglia sempre di più

Introduciamo la nostra riflessione con la teoria delle finestre rotte, introdotta nel 1982, che è una teoria sulla capacità del disordine urbano e del vandalismo di autogenerarsi. L’esistenza di una finestra rotta all’inizio di una strada può generare fenomeni di emulazione, portando altri a rompere ad esempio lampioni, od a lasciare rifiuti in giro. Invece mantenendo il controlli degli ambienti urbani, con semplici gesti di ordine e legalità, i rischi di atti vandalici, di piccoli reati o di disordine pubblico, si riducono drasticamente. 

Dopo l’introduzione, passiamo a Roma e Venezia (ogni riferimento alla teoria delle finestre rotte non è per niente casuale), sono possono essere inserite entrambe tra le cinque città più belle al mondo. Venezia e Roma città con i più alti flussi turistici, in gran parte dell’estero. Roma la “città eterna”, Venezia unica nel suo genere, patrimonio dell’Unesco.

E’ qualche anno che non vado né a Roma né a Venezia. Sempre frenato dalla paura di rimanere ancora più amareggiato, dato che l’ultima volta che le ho visitate era subentrato in me quel senso di dispiacere, quasi sconforto, nel vedere queste due meravigliose città così in difficoltà, così sofferenti.

E negli ultimi tempi, sentendo in giro e leggendo sui media, le cose senza dubbio non sono migliorate, anzi. Così, ogni volta che ho una mezza idea di fare un viaggio, dentro me dico cerco di farmi forza dicendo: …voglio tornare a Roma… voglio andare a Venezia… Ma poi subentra il ricordo delle ultime esperienze e le tante inchieste giornalistiche che calcano la mano su situazioni di disservizio per il cittadino, degrado e rifiuti, che alla fine mi fanno desistere e mi consigliano di scegliere altre destinazioni.

Venezia e Roma a braccetto tra l’invasione dei visitatori (di cui buona parte irrispettosi), sporcizia diffusa, spazzatura per strada, pochi mezzi pubblici, vecchi e sempre in ritardo, strade e marciapiedi dissestati, bivacchi, microcriminalità e tantissimi venditori abusivi che fanno da cornice ai principali monumenti. 

Roma e Venezia città dove i residenti ritengono che per vivere ancora dignitosamente (in molti lo stanno pensando, alcuni lo hanno già messo in pratica) l’unico modo sia quello di un esodo forzato, a causa di città ormai diventate invivibili.

A questo punto il tempo stringe. Gli strumenti per organizzare le città ci sarebbero, grazie alle moderne tecnologie che aiutano anche a prevedere e governare la massa di visitatori. Come pure è facile studiare in giro per il mondo esempi di cambiamenti radicali, avvenuti in grandi città. Per citarne soltanto una, New York, 30 fa città degradata, sporca, per niente sicura, con interi quartieri in mano alla criminalità. Dal Sindaco Giuliani in poi c’è stata un svolta. La città ora è attraente sia da un punto di vista lavorativo che turistico, perché pulita, organizzata e molto più sicura ovunque.   

Il nodo non si scioglie, anzi si aggroviglia sempre più. Per Roma e Venezia dobbiamo fermare subito questo stato delle cose. Come prima cosa  va cambiato l’ago, ne va trovato uno buono, di prim’ordine, perché anche se non si vede, è spuntato, e se così non fosse, è comunque troppo sottile per il filo che si sta usando….

 

Pubblicato in Mondo, Politica - Scuola - Società | Tag , , , , , , , | Lascia un commento

Anche gli anziani dovrebbero andare a convivere

Vivere insieme, andando a convivere, senza sposarsi,  è ciò che sceglie la maggior parte delle giovani coppie in questi ultimi anni. Come pure sono in crescita coloro, single, in possesso di una grande casa totalmente a disposizione, che decidono di affittare delle stanze, non solo per ragioni economiche, ma anche per avere un po’ di compagnia e di collaborazione.

A questo punto il passo verso il cohousing, di cui avevamo già trattato diverso tempo fa, è breve. Ed è anche il momento giusto per ritornarci sopra, perché troppo poco si sta facendo nel nostro paese.

Il cohousing, termine inglese, le cui origini sono ricercabili in Scandinavia, ha trovato seguaci soprattutto negli Stati Uniti, ed un po’ anche in Australia ed in Giappone; in Italia vediamo solo alcune decine di esempi. Ancora troppo poco.

Per tradurlo lo possiamo sintetizzare con due parole: “coabitazione solidale”.

Si tratta di una specie di condominio dove la gente risiede, nel quale le persone, rispetto ad un condominio come lo conosciamo noi, sono però molto più partecipi alla vita dell’insediamento abitativo. Generalmente si progettano piccoli alloggi privati per spazi personali (in genere camera, bagno, eventuale piccola cucina) corredati da ampi spazi comuni coperti e scoperti (cucina, sala, tinello, giardino). Il fine è quello di mantenere uno spazio personale importante, ma condividere altri spazi, altrettanto importanti, che a quel punto diventano sociali.

Ma le forme di cohousing possono essere le più svariate, a seconda di quali spazi( piscina, lavanderia, garage, giardino, cucina, salotto ecc. ) vengono definiti per la gestione in comune della vita quotidiana.

La coabitazione può andar bene a tutti: single, famiglie e perché no, potrebbe andare bene agli anziani. Con gli anziani siamo così di fronte al social housing.

Sentire dire ad un anziano … sono andato a convivere… potrebbe fare, a primo acchito, un certo effetto.

Ma se ci pensiamo bene, il cohousing per anziani, anche se un po’ più complesso di quello per single o famiglie, potrebbe portare molti benefici alle nostre comunità, visto che nei quartieri troviamo sempre più case abitate da persone di una certa età sole o accudite da una badante, con tutti i problemi legati, anche nel caso di un buon stato di salute, quantomeno alla gestione economica dell’appartamento ed ai problemi legati alla solitudine.

Proprio negli Stati Uniti, paese che sta tenendo in dovuta considerazione il cohousing, uno studio protratto nel tempo ha rilevato che, mediamente, gli anziani che vivono in un simile contesto restano autosufficienti per 10 anni in più rispetto ai pari età che vivono da soli.

Questo perché il condividere ed il partecipare aumenta l’autostima, che è poi la spinta per un maggior benessere sia fisico che psichico.

Il social cohousing permette all’anziano di diminuire i costi dell’abitare aggiungendo i benefici di far parte di un piccola comunità, la quale deve essere però strutturata con personale che aiuta nella coabitazione (ad esempio, cuoco, operatori socio sanitari, psicologo) e che può prendersi cura dei soggetti con problemi assistenziali meno complessi, nei periodi di maggiore difficoltà.

Il cohousing si rivela particolarmente interessante per tutte quelle persone che non hanno quell’ appoggio familiare che in passato era il sostegno delle nostre comunità, oppure per quanti non vogliono essere di intralcio ai parenti stessi.   

In Italia qualche centro di coabitazione solidale è sorto, ma siamo ancora alle prime esperienze, sia come organizzazione ma anche come normativa. Oltretutto gli impieghi immobiliari in tale settore devono ancora essere valutati ed  assimilati, sia da parte delle istituzioni, che da parte di quei privati che potrebbero avere le risorse per simili investimenti, ma che si ostinano, invece,  a costruire ancora immobili che difficilmente potranno essere poi collocati sul mercato.

Ed allora avanti, sbrighiamoci. Cominciamo a costruire intanto tra di noi una moderna cultura della condivisione. Da lì, il passo per il cohousing sarà più semplice.

Pubblicato in Politica - Scuola - Società | Tag , , , , , , | Lascia un commento

L’onda cinese

Da duemila anni i cinesi considerano l’enorme onda di marea del fiume Qiantang come un vero miracolo della natura. Il fenomeno avviene ogni anno tra fine settembre e i primi giorni di ottobre. Si tratta dell’onda più grande al mondo ( raggiunge i 10 metri ) causata dal fatto che la parte anteriore della marea, che giunge dal mare, forma un’onda che si muove nella direzione opposta alla corrente del fiume.

Non so se ci avete mai pensato, ma la Cina è molto più vicina a noi di quanto si possa pensare. Cinesi di qui, cinesi di là. Si va e si torna dai cinesi. Tutti o quasi abbiamo rapporti con dei cinesi nei nostri quartieri.

Sempre più spesso in giro ricorre la frase: “vado dai cinesi” o “sono stato dai cinesi”. Perché i cinesi ormai sono proprietari di buona parte delle attività cittadine (lasciando da parte il capitolo dei grandi investimenti industriali, immobiliari e commerciali).

Bar, ristoranti, lavanderie, sartorie, parrucchieri, ambulanti, negozi e magazzini per articoli della casa ecc. ecc. Gli imprenditori cinesi in Italia non conoscono crisi. Lavoratori instancabili, il loro principale obiettivo è quello di accumulare denaro nel minor tempo possibile, per poi trasferirlo nel proprio paese. La maggior parte di loro non deposita i soldi nelle banche italiane; a limite può incassare assegni o versano i soldi necessari per fare giusto appunto dei pagamenti.

Aprire un bar per uno di loro non nasce dalla passione o dall’amore per quel tipo di attività, ma soltanto dalla possibilità di creare reddito. Più si sta aperti e più si incassa e con il bar, per esempio,  questo è possibile.

I prodotti cinesi ormai sono dappertutto, hanno invaso non solo i loro scaffali ma anche i nostri.

Il concetto e la predisposizione mentale che porta alla frase “…io dai cinesi non ci vado mai, i miei soldi non glieli do…” non ha più senso; il made in China ormai è ad ogni angolo di strada e troppe volte ci costerebbe tempo e fatica trovare un’altra soluzione per l’acquisto di un prodotto o di un servizio.

E poi anche la parte economica riveste ormai  la sua importanza e può pesare nella decisione finale: “…troppo caro, vado a comprarlo dai cinesi…”.

A questo punto cosa fare? Innanzitutto dobbiamo imparare la loro lingua, perché, solo per fare un esempio, per le autorità italiane, anche il controllo di un diploma, di un documento o di un permesso di soggiorno può risultare complicatissimo. Poi ci sarà da rivedere le regole e pensarne di nuove, chiare e condivise, sia da un punto di vista commerciale che finanziario.

Il profilo della “nostra” Italia sta mutando. E’ quindi necessario sviluppare la conoscenza e la consapevolezza di quest’onda cinese, che potrebbe divenire anche pericolosa.

 

 

Pubblicato in Economia -Lavoro, Mondo | Tag , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Incendi: l’altra faccia della stessa medaglia

Speriamo che arrivi presto questa benedetta pioggia diffusa, non solo per la mancanza d’acqua, ma anche perché in Italia gli incendi ora devono cessare.

L’anno 2017 e soprattutto l’estate 2017 per gli incendi è stata tremenda, tutte le rilevazioni statistiche ci dicono che è andata peggio degli anni precedenti.

La mancanza di piogge, le alte temperature e l’abbandono dei boschi, hanno fatto da innesco per le migliaia di roghi sia accidentali che, nella maggior parte dei casi, dolosi.

Solo nella Regione Calabria, da metà giugno a metà agosto, sono stati segnalati circa 5mila incendi! Un numero impressionante che dà l’idea della vastità del problema.

Ma, nonostante che la situazione sia particolarmente grave, soprattutto nel sud Italia, il tema degli incendi boschivi e dei piromani appare, ai più, sottovalutato.

Lasciamo da parte di chi è la responsabilità dei roghi, che a seconda delle zone può essere diversa. Si pensa ai pastori, a chi è interessato a costruire nella zona, alle attività malavitose che hanno i più svariati interessi o vogliono distrarre l’attenzione, a chi si occupa delle attività di rimboschimento, fino alle persone con interessi nel settore, come i lavoratori stagionali.

Quello che più dà noia però è vedere nella gestione degli incendi, come in una medaglia, qualità positive ma anche e soprattutto qualità negative; più facce nella stessa medaglia. Positive con il duro lavoro di volontari, vigili del fuoco e protezione civile, che con pochi e vecchi mezzi si fanno in quattro per combattere il fuoco, con grosse difficoltà nello spegnimento di incendi che a volte possono durare anche una settimana. Negative, perché gli organi o le molte persone preposte alla gestione di queste emergenze sembrano sottovalutare o quasi disinteressarsi al problema, come fosse una questione di routine. Così dispiace vedere come il legislatore, non sembri interessato (perché troppo preso da questioni pre-elettorali) a modifiche normative ed a inasprimenti di pena.

Peccato inoltre constatare come i dirigenti delegati all’attività antincendio, anche quelli più vicini al problema da combattere, invece di cercare di prevenire il problema con piani antincendio, piani di attività di controllo, di avvistamento, di prevenzione e di tutela, andando a denunciare o rendendo pubbliche le eventuali inefficienze e le mancanze del sistema, oppure cercando adeguati e immediati aiuti nei momenti dell’emergenza incendi, anziché sollevarsi per risolvere la questione o portare il problema agli alti piani dei “palazzi”, sembrano quasi adagiarsi in un contesto dominato soprattutto dai tagli drastici al settore della prevenzione.

In Campani, in Sicilia, in Calabria, quest’anno gli incendi hanno devastato ampie zone. Da ogni zona, purtroppo, la popolazione ha raccontato quasi sempre la stessa la stessa storia: “…sul campo si è fatto un lavoro encomiabile..” ma “l’emergenza è stata sottovalutata dalla autorità locali…”. Incendi, l’altra faccia della stessa medaglia.

Pubblicato in Ambiente, Politica - Scuola - Società | Tag , , , , , , , , | Lascia un commento

Terra Italica : l’esperienza di un vita, associata ad un costante entusiasmo da “primo giorno”

Questa storia va raccontata. Per vari motivi. Perché coniuga speranza in un futuro migliore, amore per l’ ambiente, piante naturali, innovazione, riscoperta dei territori e spirito d’iniziativa imprenditoriale a qualsiasi età. Non perdiamo allora tempo ed andiamo ai fatti.

Nel 2005 Lamberto Formiconi, pensionato con un passato di dipendente Eni, nell’ambito della ricerca chimico-microbiologica, decide di lasciare la sua casa in provincia di Roma per andare a vivere in Abruzzo, a Navelli, un altopiano situato in mezzo a tre aree protette: Gran Sasso Monti della Laga, Monte Velino e Maiella.

Un territorio, quello di Navelli, semi montano, un po’ arretrato da un punto di vista di servizi e di infrastrutture, ma intatto da un punto di vista ambientale. Tale situazione ha così favorito la nascita e lo sviluppo di piante con qualità speciali, spesso uniche al mondo.

Lamberto Formiconi, aveva già fondato anni addietro a Navelli, per hobby, l’Associazione Culturale “Idee in Movimento”, di cui è tutt’ora presidente, con lo scopo di diffondere la salvaguardia della natura e l’utilizzo consapevole della flora e la valorizzazione del territorio attraverso l’organizzazione dei corsi di alimentazione con le piante spontanee, la produzione di saponi naturali, la tintura naturale.

L’interesse e la passione di lì a breve si sono trasformate in una vera e propria attività artigianale.

images

L’incontro con Maria Melpignano (che ha apportato nuovi elementi di conoscenza sull’utilizzo delle piante spontanee, dovuto sia alle sue conoscenze di biologa che alla sua passione per la fitocosmesi) ha fatto sì che quello che fino ad allora veniva considerato hobbystica, potesse trasformarsi in un vero progetto imprenditoriale.

Con l’esperienza di un vita e l’entusiasmo da primo giorno, è nata nel 2015 la società “Terra Italica s.n.c.” a cui partecipano Formiconi e Melpignano, con sede in un bel laboratorio, open-space a l’Aquila, dove, seguendo la normativa europea in materia, vengono trasformati in saponi gli estratti di piante già studiate nel territorio di Navelli. Da rilevare che viene utilizzato, come base, anche l’olio Extravergine di Oliva abruzzese.

L’originalità dei prodotti realizzati con questa tecnica sta nel fatto che si ottengono saponi che hanno all’interno, non saponificati, i principi attivi delle piante utilizzate; questo permette al sapone di rilasciare sulla pelle, al momento dell’utilizzo, un leggero velo nutriente e curativo. Sono nati così i saponi fitocosmetici.

L’entusiasmo della coppia e la voglia di migliorarsi sempre , ha permesso di allargare la ricerca portando alla produzione ed alla commercializzazione anche di saponi liquidi e solidi unici al mondo, a base di Zafferano DOP dell’Aquila; questo grazie agli accordi con i produttori di zafferano DOP che sono fornitori degli stimmi e dei petali che vengono poi lavorati nel laboratorio a l’Aquila  (nella zona di Navelli la coltivazione dello zafferano oltre ad essere ben radicata è a tutt’oggi ancorata ad una lavorazione manuale).

Insomma, per i due pensionati i saponi per la persona, prodotti artigianalmente, rappresentano una scommessa in parte già vinta. “Terra Italica” è nata, la produzione di saponi naturali è ben avviata, il prodotto è di ottima fattura.

A questo punto è necessario far conoscere le caratteristiche di questi saponi, trovare gli sbocchi commerciali giusti per completare l’opera di un progetto che può diventare importante, la cui storia andava davvero raccontata.

Per favorire Terra Italica, sul nostro sito, è stato aperto un negozio/vetrina, http://www.fugadalbenessere.it/store/,  di questi ottimi prodotti naturali , che potranno essere direttamente acquistati.

Stefano Bortoli

Pubblicato in Cultura - Media, Notizie | Tag , , , , , , | Lascia un commento

L’informazione estera in Italia: i molti dubbi

Gli esteri da noi sono una materia quasi sconosciuta. E sì che con le migrazioni ed i migranti, ogni giorno, di questi tempi, c’è una nuova storia, un nuovo dibattito e tante contrapposizioni.

Ma le informazioni, le notizie che circolano nel nostro paese e che vengono seguite dalla massa, si limitano ai nostri confini, a volte si allargano al massimo ai paesi a noi vicini dell’Europa, come la Francia, l’Austria, la Germania e la Spagna, oppure vanno oltre, nei casi di eventi eccezionali o attentati. 

Allora vengono molti dubbi.

Ma del resto del mondo, dei paesi stranieri, cosa sappiamo? Quelli che premono alle frontiere da dove vengono e perché vogliono arrivare nel nostro paese? Le storie a monte, ci riguardano oppure no? 

Ogni tanto sentiamo qualcuno lamentarsi del fatto che la politica estera non venga trattata a dovere e che la disinformazione generale sia la diretta conseguenza, visto che l’offerta dei media in tal senso è limitata.

Ma davvero c’è una richiesta di fatti internazionali? C’è realmente un pubblico che vuole notizie approfondite dall’estero? C’è un vero giornalismo d’inchiesta per gli eventi fuori confine? Sarà colpa dei lettori che non si informano adeguatamente?

La sintesi di tutti questi dubbi può essere racchiusa in questa domanda: l’informazione approfondita estera è assente per colpa della pochezza dell’offerta o per colpa della mancanza di domanda da parte del cittadino?

Fatto sta che in un paese come il nostro, tra i più industrializzati al mondo, sarebbe importante conoscere l’attualità di paesi a noi lontani, vista la nostra posizione geografica, ai confini con l’Europa. E’ mai possibile che quello che succede nel resto del mondo, in un contesto così globalizzato, non faccia al caso nostro?  Siamo sicuri che ciò non ci riguarda e che davvero gli eventi del mondo non possono influenzare la nostra vita?

Insomma, gli esteri sono un materia quasi sconosciuta per il cittadino e per l’informazione italiana, soprattutto da un punto di vista politico e sociale. Intanto cominciamo a chiarirci i molti dubbi per poi dare maggiore spazio anche all’attualità estera che, ai giorni d’oggi, non può essere certo trascurata.

Pubblicato in Cultura - Media, Notizie | Tag , , , , , , , | Lascia un commento

Tante piccole tribù in nostro aiuto

Troppo spesso i media ci raccontano negligenze ed errori nei pubblici uffici o nelle attività private. I fatti che più risaltano, giustamente, sono quelli che avvengono nell’ambito sanitario, soprattutto negli ospedali, perché ne va della nostra pelle.

Il contesto sociale italiano, fatta eccezione di alcune zone “franche”, presenta problematiche o disservizi che possono dipendere,  in alcuni casi dal poco personale in servizio o in altri casi da dipendenti assenteisti o nullafacenti/irresponsabili sul posto di lavoro.

Ed allora come risolvere le tante situazioni in cui giornalmente ci imbattiamo ?

Qualche volta, dopo tanto penare, possiamo avere la fortuna di incontrare qualche persona di buona volontà, che si fa carico della nostra situazione di stress, ormai arrivata a limite, e ci accompagna  o ci consiglia, quasi per compassione,  verso una possibile soluzione del problema.

Ma il risultato migliore lo possiamo avere soltanto se nei pressi abbiamo un amico, un conoscente, oppure un amico di un amico. Con il tessuto di amicizie in Italia si arriva spesso alla soluzione o si viene assistiti più velocemente e con maggiore attenzione. Le amicizie da noi contano, eccome!

Gli amici in Italia costituiscono delle vere e proprie tribù a cui rivolgerci nei casi di necessità, all’interno delle quali troviamo quasi tutte le specializzazioni. Avvocati, medici, geometri, bancari ecc. Se hai un problema rivolgiti all’amico giusto, meglio se lavora proprio nel posto in cui devi andare.

Altrimenti se i vostri amici non sono competenti nella materia che vi interessa, qualcuno di essi avrà certamente un amico che se ne intende, che potrà essere contattato.

Questi piccole tribù, ossia gruppi di persone che sembravano lontane nel tempo e nella storia, un mondo quasi disprezzato, se ci pensiamo bene,  invece,  sono vive e svolgono molto bene la propria funzione anche al tempo d’oggi.

La società civile da noi è molto complicata, si può rimanere impantanati per lungo tempo, ma il tessuto di amicizie, formato da tante piccole tribù, ci può aiutare. Per questo è sempre bene avere l’amico giusto al posto giusto. Ricordiamocelo sempre.

Pubblicato in Politica - Scuola - Società | Tag , , , , , | Lascia un commento