Turismo immersivo o esperienziale

Parole, sono parolone in effetti, e neppure troppo esaltanti.

Dall’inglese immersive travel o experiential travel, da qualche anno abbiamo anche tra di noi il – turismo immersivo- ed il – turismo esperienziale – .

Oggi il business del turismo è grande, copre tutto il mondo, tutti parlano di viaggi e di esperienze ma qualcosa è cambiato.

Perché si va alla ricerca di qualcosa di genuino, di vero, che viene sintetizzato con i termini immersivo o esperienziale.

I tour operator e le tante società che operano nell’ambito turistico che si occupano di valorizzare o promuovere il turismo nelle aree di loro interesse, non possono più non proporre attività legate a questo modo di viaggiare e di scoprire il mondo.

In pratica di cosa si tratta: di passeggiare tra le vie più storiche o remote dei luoghi, di comprendere le abitudini del posto, assaggiandone i sapori e scoprendone gli odori.Tutto questo fa ormai parte del viaggio immersivo o esperienziale.

Offrire al viaggiatore la capacità di creare una relazione con la gente del posto, con la cultura e le sue tradizioni, vivendo fianco a fianco con le persone del luogo.

Così nascono tante opportunità per conoscere, perché se è vero che il viaggio autentico si fa camminando, le nuove proposte di viaggio si adattano a ciò.

E poi con la tecnologia che aiuta, ci possiamo comunque immergere nei angoli piú remoti o anche nelle aree di maggiore afflusso, quelle davvero turistiche. Prendiamo per esempi i Musei Vaticani, tra i più visitati al mondo.Con i biglietti digitali salta coda, tutto è un po’ più facile, diciamo meno stressante ed accessibile.

Ed allora, ritornando alle origini, supportati dalla tecnologia, la via del turismo è ben segnata ed accessibile a tutti.

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Un conto è fare politica, un conto è governare

La politica è un’arte. E siccome non tutti possono essere portati per l’arte della politica, per chi non possiede le competenze minime per rappresentare tale arte, sarebbe meglio che non vi si avvicinasse neppure, o fosse gentilmente allontanato, nel caso non riuscisse a comprenderlo da solo.

L’onestà e la competenza dovrebbero essere caratteristiche “chiave” del bagaglio di ogni persona che voglia entrare ad esercitare l’arte della politica; ma da sole non possono comunque bastare.

L’onesta è il primo requisito per la professione politica e la competenza ne è sicuramente una sua fondamentale peculiarità. E già ci fossero questi due elementi saremmo un passo avanti. L’onestà cresce nell’anima, cresce per educazione in famiglia. La competenza cresce con il bagaglio professionale, un tempo supportata da una lunga gavetta politica che preparava l’individuo nel saper fare politica.Ma attenzione, per completare l’opera, perché l’arte della politica abbia compimento, è necessario che l’onestà e la competenza si traducano dalla teoria alla pratica, trasformando in azioni di governo le proprie idee politiche.

Già dimenticavo un elemento molto importante nell’arte della politica: le idee. I partiti dovrebbero nutrirsi di idee, il tessuto sociale reclama idee per rinvigorirsi e tornare in salute. Ma la fase più delicata e più dura è sempre stata quella di riuscire a governare.

Alloggiata l’onestà e la competenza, al buon politico si richiede di trasformare in azioni feconde le proprie idee politiche.

Troppe volte ci sono governativi che hanno idee ma alla fine non riescono o non possono metterle in pratica, come pure ce ne sono altri molto competenti ma con una assenza di idee politiche in favore della collettività. Infatti chi si vanta di essere competente e di avere diritto a ricoprire cariche pubbliche, spesso nasconde un’assenza imbarazzante di idee.

Così ricordiamoci bene, quando ascoltiamo il teatrino della politica che, la stessa, dovrebbe essere insieme scienza ed arte di governare, cioè teoria ma anche e soprattutto pratica.

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Saldi: quell’istante di ebbrezza ormai perso

L’ebbrezza di sognare una donna, di immaginarla anche nella sua bellezza fisica è ormai svanita. Il web è pieno di proposte e di immagini senza veli di ogni genere, a luci rosse o artistiche che siano.

L’ebbrezza di visitare un luogo totalmente sconosciuto, viaggi indimenticabili, dove sarebbe possibile già in anticipo sognare ad occhi aperti, è in parte sostituita dalle tante esperienze vissute, raccontate, fotografate e filmate da altri, a disposizione di tutti.

L’ebbrezza di immaginare la prossima casa dove abitare o quella delle vacanze, è sparita, visto che i tanti video, gli home tour, ci raccontano in anteprima ogni angolo dell’immobile.

E così si potrebbe andare avanti ancora molto, ma a noi preme soffermarci per un momento sull’ebbrezza di un affare con i fiocchi, fatto durante i saldi, nei “luoghi caldi” degli acquisti.

Anche lo shopping sta perdendo anno dopo anno entusiasmo, l’adrenalina. Il brivido dell’acquisto nel periodo dei saldi, oltre le proprie possibilità ed immaginazione, sta anno dopo anno scemando.

Ed anche i commercianti ne fanno le spese, perché vedono ridursi notevolmente le vendite.Così giocoforza non ci resta che ripensare il modo di gestire i saldi ed i periodi dei saldi.

Le cause le conosciamo un po’ tutti.

Ormai ogni mese dell’anno abbiamo svariate possibilità di acquisto a prezzi ribassati, su ogni prodotto.Gli acquisti on line, il black Friday, i temporary shop virtuali o reali, tutto è alla nostra portata a volte a prezzi davvero convenienti, così che il periodo dei saldi nel commercio delle città ha perso interesse, nonostante si faccia iniziare sempre prima, formalmente o informalmente che sia.Possibile che i saldi invernali debbano cominciare di fatto appena dopo Natale, quando a volte l’inverno non si è ancora manifestato?

L’ ebbrezza di un sogno è svanita; difficile trovare ancora esperienze, come nel periodo dei saldi, che per un istante ci hanno fatto toccare il cielo con un dito! Agli esperti del settore l’arduo compito di farla ritrovare.

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Alla prova del nove del 26 gennaio 2020

Il nostro paese deve ritrovare la giusta strada.

Tanti uomini di buona volontà lo sorreggono, in qualche modo, anche se sono disturbati da tanti altri cittadini menefreghisti ed arroganti.

In giro c’è smarrimento visto che la politica attuale, di qualsiasi colore che sia, non sembra dare serenità all’Italia come pure non sembra dare risposte concrete sia nel breve ma soprattutto nel medio termine. Troppo poche e pure “soffocate” le figure all’altezza della situazione.

Pare che ognuno abbia la propria ricetta di come ritrovare la giusta strada, molto personale, quasi fatta su misura sulla propria persona e non per la comunità in cui vive.

Ma ritorniamo alle persone di buona volontà. Tra esse, mi piace citare l’anziano Mario Carraro, imprenditore veneto in pensione, novantenne molto pimpante, che dopo aver completato il passaggio generazionale ai figli del suo gruppo industriale, ormai a livello mondiale, che produce sistemi di trasmissione per mezzi agricoli e trattori, continua ad interessarsi attivamente, anche sui social, alla situazione italiana.

Carraro, lancia questo messaggio per i giovani raccontando un aneddoto:

Dovete rimanere freschi come le sardine appena pescate. Anni fa a Malaga, in un ristorante in riva al mare, mi spiegarono che le sardine hanno 24 qualità, ma ne perdono una all’ora. Voi le avete, fate presto, non perdetele. Se vogliamo un’Italia nuova serve qualcosa di fresco, di incontaminato.

Ed allora eccoci che ci avviciniamo a grandi passi alla prova del nove, anche per le stesse Sardine, citate da Carraro.

Se in Emilia Romagna alle elezioni del 26 gennaio prossimo, Stefano Bonaccini, governatore uscente del Partito Democratico respingerà l’assalto di Salvini, che ha scelto di puntare sulla senatrice Lucia Borgonzoni, una ampia fetta del merito, nonostante la buona gestione del suo mandato, dovrà andare, giocoforza alle Sardine. Che a quel punto dovranno acquisire una personalità ben definita.

Ma ricordiamoci bene, che una sconfitta di Bonaccini oltre a ridimensionare le stesse Sardine, volente o nolente potrebbe decidere in negativo anche il futuro del governo nazionale giallorosso. Ma non solo, la consegna dell’Emilia-Romagna alla destra potrebbe destabilizzare e disintegrare ulteriormente partiti e movimenti politici, che già hanno tanti problemi quotidiani da risolvere.

Insomma, se non lo sapevate, è bene capire che il significato delle elezioni regionali del 26 gennaio in Emilia-Romagna va ben oltre il contesto regionale, e gli scenari del Paese Italia saranno tutti da scoprire.

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L’esempio delle piste ciclabili

Il bradipo si muove, per sua natura, lentamente. Ma il bradipo ha la dote di essere anche simpatico.

L’Italia alla fine è come un bradipo, lenta, molto lenta nei movimenti per gli investimenti, per le migliorie, per le riforme, per l’uso delle tecnologie. Ma alla fine gli italiani sono pure simpatici, come per l’appunto lo è il bradipo.

Ma attenzione, il bradipo per essere così lento e macchinoso forse nel suo incedere lascia indietro tante cose che potrebbero essere annesse e connesse al suo programma. Così lo è il nostro paese.

Prendiamo per esempio il mondo che “ruota” attorno alle due ruote, o meglio dire, alle biciclette. Sembra un gioco di parole, ma non lo è.

Finalmente si è preso coscienza che Il mondo delle due ruote è importante sia come mobilità interna che come forma di richiamo turistico. E ci siamo mossi, lentamente, a macchia di leopardo, ma ci siamo mossi.

Lasciando da parte la città di Ferrara già all’avanguardia, in quanto capitale italiana delle due ruote, che alla porta d’ingresso della città ha pure il cartello “Ferrara città delle biciclette”, tanti altri centri stanno investendo per riqualificare vecchie piste ciclabili e aggiungerne nuovi tratti. Gli investimenti per costruire reti di piste ciclabili con adeguata segnaletica cominciano ad essere corposi rispetto alla media degli investimenti complessivi.

Ben fatto!

Ma attenzione, come un bradipo lento e macchinoso che non può controllare e gestire tutto al meglio, così anche l’organizzazione legata agli investimenti sulle piste ciclabili del nostro paese, manca in qualche particolare, non di secondo piano.

Ad esempio: si creano piste ciclabili, ma per far loro posto tante volte si cancellano parcheggi auto, importantissimi per il cittadino, in quanto mancanti ovunque. Cittadini che rimangono con il cerino in mano, perché non si prevedono nel breve tempo nuovi parcheggi e non si migliora il trasporto pubblico che scoraggi all’uso dell’auto.

Ed ancora: se si vuol puntare sulle due ruote, nelle aree dove ci dovrebbe essere una forte concentrazione di biciclette, queste devono essere posizionate in parcheggi per biciclette pubblici (che in giro difficilmente si trovano), dedicati, ben organizzati, comodi e soprattutto sicuri. Perché di rastrelliere ce ne sono di tanti tipi, ma di sicuri, cioè dove vi è permesso di fissare con una catena o un cavo di sicurezza la struttura portante del mezzo, non ve ne sono molti in giro. Perché, se non blocchi la struttura della bici a qualcosa di fisso, per esempio se blocchi solo la ruota, ti possono portare via il mezzo e lasciare la ruota.

Ed oltretutto il timore di furti e vandalismi scoraggia le persone dall’usare questo mezzo oppure le spinge a utilizzare biciclette vecchie e malridotte, che danno veramente poca soddisfazione.

Ed una discreta catena antifurto (perché no da poter portare in detrazione in dichiarazione dei redditi, visti i costi!) con un valido porta biciclette è l’antidoto più efficace per difendersi dai ladri (ogni anno si stima che in Italia avvengano più di 1.200.000 furti di biciclette).

L’esempio delle bici è uno dei tanti. E’ vero, alla fine si arriva anche noi, tardi ma si arriva, ma il male è che spesso cancelliamo o ci dimentichiamo qualcos’altro di altrettanto utile.

Le nuove generazioni che un giorno governeranno il paese ne devranno tener conto.

 

 

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Abbiamo diritto ai botti ed ai fuochi d’artificio!

Sapete cosa dovrebbero trasmettere al popolo le istituzioni, la scuola, le comunità, la scienza, l’informazione ecc. ecc.?

Prima di tutto il buon senso, poi la conoscenza e la consapevolezza, per far sì che ogni individuo possa avere tutti gli strumenti necessari per decidere con la propria testa, per raggiungere quel livello di autodeterminazione essenziale ad affrontare la vita personale e comunitaria.

Ma siccome negli ultimi anni le caratteristiche di cui sopra si stanno lentamente perdendo perché le istituzioni, la scuola, le comunità, la scienza, l’informazione ecc. ecc. sono in altre faccende affaccendati, a chi ci governa non rimane altro che emettere provvedimenti di divieto.

Divieti di qui, divieti di là, per cercare di limitare, perché, come già detto, il buon senso, la conoscenza e la consapevolezza a volte latitano e gli eccessi e gli usi eccessivi, su ogni cosa, alla fine fanno male all’individuo ed alla comunità.

Ma continuando a vietare, saremmo presto tutti bloccati in casa, dalla mattina alla sera.

Prendiamo per esempio una tra le questioni più frivole: i botti ed i fuochi d’artificio a Capodanno.Ogni anno sempre più comuni con l’avvicinarsi del Capodanno emettono ordinanze di divieto assoluto di usare fuochi d’artificio, botti, petardi, razzi ed altro materiale esplodente.

Diciamocelo francamente: come si fa a vietare i fuochi d’artificio? Quale passaggio storico c’è stato in questa malinconica vita, per cui ciò che da bambino ci faceva impazzire di gioia, come i fuochi d’artificio, oggi è divenuto un tormento, per l’anima e per i Sindaci?

E’ chiaro che sparare fuochi d’artificio non certificati può essere azzardato, che sparare fuochi d’artificio in mezzo alla calca di persone è pericolo, come pure non è neppure da pensare di sparare con la pistola per festeggiare il nuovo anno.

Ma scusate: vietando i fuochi si pensa di avere meno feriti? Neppure per sogno; vietando i fuochi d’artificio si emette solo un divieto all’autodeterminazione.

Perché l’importante sarebbe non vietare ma poter autodeterminarsi, dopo aver acquisito la giusta consapevolezza; quella consapevolezza che la società dovrebbe trasmetterci, assieme a tutti gli strumenti necessari per decidere.

Stefano Bortoli

 

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… Siamo nati per vivere insieme …

La sensibilità, la correttezza, l’alto livello di preparazione, il rispetto per le istituzioni e per il popolo sono alcune delle doti possedute dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, personaggio pubblico che rappresenta al meglio le nostre istituzioni.

12° Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 3 febbraio 2015, Mattarella a febbraio prossimo sarà al quinto anno del proprio settennato (periodo di tempo di sette anni di durata in carica di ciascun Presidente della Repubblica Italiana).

Quasi 5 anni trascorsi intensamente, per le tante problematiche politiche interne ed internazionali.

Ma a noi, del Presidente, piace evidenziare un aspetto che, apparentemente secondario, dal suo insediamento, si ripete con cadenza annuale.

La premiazione di testimoni civili dei valori della Repubblica. Operatori sociali, a volte lontani dalla politica, dalle istituzioni e dalla gente che conta, che nel silenzio del loro impegno quotidiano, operano per il bene comune.

Decine di premiati, cittadine e cittadini che si sono distinti, che dal 2015 ogni anno ricevono onorificenze al Merito della Repubblica Italiana.

Uomini e donne, a volte degli ultimi, che come recita il comunicato del Quirinale … si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel soccorso, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei minori, nella promozione della cultura e della legalità, per le attività in favore della coesione sociale, dell’integrazione, della ricerca e della tutela dell’ambiente.

Così il Capo dello Stato non cessa di individuare, ogni anno, tra i tanti esempi presenti nella società civile e nelle istituzioni, alcuni casi significativi di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani

Perché come lo stesso Presidente ci dice … Siamo nati per vivere insieme…

Davvero una bella iniziativa, che dà speranza, fa quasi commuovere e sprona a migliorarci.

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La casacca dei parlamenti

Mi spiace, ma torniamo ancora una volta su questa questione, perché è un bel nodo, ma in qualche modo andrà affrontato e sciolto, altrimenti l’ingovernabiltà sarà perenne e mai potrà arrivare una svolta ed un miglioramento del paese.  Molti non saranno d’accordo su quanto andiamo a scrivere, perchè ci sono posizioni abbastanza distanti.

L’Articolo 67 della nostra costituzione recita:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Questo articolo fu scritto dai padri fondatori della Repubblica, vista la storia, per garantire sempre la democrazia e la libertà di espressione agli eletti del Parlamento. In parole povere si voleva garantire che rispetto alle indicazioni del partito o del programma elettorale, fosse legittimo cambiare idea e che non si fosse obbligatoriamente vincolati. Cioè i parlamentari devono restare liberi di pensare ed agire.

Ma da noi negli ultimi 15 anni molto è cambiato e tante cose sono degenerate. Tra queste anche il passaggio di un parlamentare da un partito ad un altro ed a volte nella stessa legislatura, ad un altro ancora.

Destra, sinistra, centro, tutti i colori diventano uguali. Si cambia casacca soprattutto in base alla propria convenienza, oppure si progettano nuovi partiti appena eletti in Parlamento, dopo aver sfruttato un gruppo che garantiva l’eleggibilità. Vabbè liberi, ma così davvero si esagera.


Ed ogni volta che si pensa alla questione del vincolo di mandato salta fuori l’esempio del Portogallo, che applica una regola unica, ma molto interessante.

Nel paese lusitano, in qualsiasi momento, si perde il mandato parlamentare se ci si iscrive ad un partito diverso rispetto a quello con il quale si è stati eletti.

Vuoi cambiare partito durante il tuo mandato parlamentare? Benissimo, però sai che sei estromesso dal Parlamento per quella legislatura. Poi ti puoi ripresentare senza problemi alle future elezioni con il nuovo partito. Altrimenti c’è un possibilità di restare in Parlamento. Sempre abbandonando il partito con il quale si è stati eletti, ma rimanendo come indipendenti.

Cioè fino alla conclusione della legislatura il parlamentare non può iscriverti ed operare per un nuovo partito, ma non è più soggetto alla disciplina del gruppo parlamentare precedente e gestisce il suo incarico secondo coscienza, ma con una casacca neutra.

La norma portoghese mi pare onesta, equilibrata e democratica, e soprattutto facilmente applicabile.

Io ci farei un pensierino, ma il male è che chi la deve votare è lo stesso Parlamento e visto il degrado… forse la zappa sui piedi non se la vuole tirare nessuno…

Insomma, mutare il proprio pensiero è legittimo e talvolta doveroso. Ma c’è modo e modo di cambiare casacca.

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