Il personaggio della settimana 47

Il personaggio della settimana, stavolta negativo, non è una persona fisica ma è il settore della Sanità in Calabria.

Nella Sanità calabrese manca tutto: medici, infermieri e operatori sanitari, ambulanze, consultori, studi medici e, manco a dirlo, posti letto e terapia intensiva (oggi estremamente necessari).

La Calabria purtroppo è la regione italiana col peggiore sistema sanitario nazionale. L’assessorato alla Salute regionale è commissariato da più di dieci anni ed ogni anno la Sanità ha una perdita regionale di circa 160 milioni. Oltre a ciò non dimentichiamo che la Regione subisce ripetute infiltrazioni dalla criminalità organizzata.

Per avere un’idea della situazione c’è da dire che dall’inizio della pandemia alla fine ottobre, in Calabria sono riusciti ad organizzare solo 6 nuovi posti letto in terapia intensiva.

Gli ultimi tre commissari alla Salute per un motivo o per un altro si sono dimessi. Tutti nell’arco di un paio di settimane. Colpevoli di piccole o grandi mancanze, a cui devono aggiungersi quelle di uno Stato Centrale che continua a nominare personaggi non adatti e soprattutto non controlla l’evoluzione della situazione commissariata. Come dice il detto: sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico!

Non ci resta che sperare, come hanno detto e scritto in tanti, che con la pandemia tante cose non saranno più le stesse, cambieranno. E la Sanità calabrese speriamo sia una di queste!

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Il personaggio della settimana

Tanto di cappello al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

Si è sempre distinto nella Lega, ma stavolta ha davvero messo in imbarazzo tutti gli altri leghisti, Matteo Salvini in primis (sempre intento nello spostare l’attenzione sull’economia, sull’immigrazione, sottovalutando la pandemia).

Nella conferenza stampa di lunedì 9 novembre, Zaia non solo ha richiamato ad un nuovo spirito collaborativo e responsabile da parte di tutti (che da giugno è mancato ovunque), ma ha pure usato toni molto duri con chi ha sottovalutato la gravità della situazione.

… Ognuno pensa a sé, si è perso lo spirito di marzo. Ecco perché il Covid vince… per colpa di pochi tutti rischiamo di rimetterci; piazze strapiene dove si vive come se non ci fosse un domani; possibile che nessuno si ponga il problema degli ospedali pieni? dite che oltre 2.500 morti sono una invenzione? vi pare normale che i nostri operatori sanitari rischino la vita, mentre le piazze son piene di gente che si fa lo spritz?…

L’Italia nei prossimi anni, passata la pandemia, si troverà di fronte ad una situazione drammatica, da ricostruzione (decine di migliaia di persone che non ce l’hanno fatta, ragazzi che hanno perso quasi due anni di scuola, tanti senza lavoro, grande debito pubblico).

Per questo ci sarà bisogno di governi stabili (che nascono per fare e non per opporsi a qualcun altro), duraturi, decisi dai cittadini e non dal “palazzo”, e di governanti responsabili, che dovranno essere l’equilibrio di un sistema per far ripartire un meccanismo improntato sui temi ambientali, dell’istruzione e del lavoro.

E Zaia potrebbe essere uno di questi.

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Una sola parola: solidarietà

In questo momento difficilissimo per tutto il pianeta, in giro, più del solito, si sentono tante parole. Già i problemi erano seri prima della pandemia. Ora con il Covid-19 siamo davvero allo sbando, ovunque.

Così in questa fase crediamo che l’unica parola davvero coerente con il momento che stiamo vivendo sia “solidarietà”. Sia morale, che con aiuto pratico ed economico.

Chi ne ha la possibilità dovrebbe cercare di mettere in atto azioni di solidarietà, che vanno ad aggiungersi alle regole sanitarie e di comportamento sociale. Tutto ciò può contribuire ad uscire da questa drammatica situazione in cui il mondo si trova.

Tante le forse di solidarietà possibili, per fortuna in ogni quartiere qualcuno che opera già in tal senso lo si trova sempre.

Io aggiungerei ancora due proposte.

Un diverso impegno sindacale rivolto stavolta ad organizzare per ogni contratto nazionale di lavoro un prelievo mensile (fino al termine della pandemia) in % su ogni busta paga dei lavoratori attivi; le somme raccolte dovrebbero confluire in un c/c sindacale al fine della distribuzione immediata ai più sfortunati che ne facciano richiesta.

Un diverso impegno degli imprenditori non toccati dalla crisi, anch’essi con donazioni mensili personali ed aziendali verso un conto dedicato degli industriali, le cui somme, come per quelle raccolte dai lavoratori, e dovrebbero essere distribuite mensilmente a chi ne fa richiesta.

Dobbiamo essere più solidali, dobbiamo creare un altro canale parallelo allo Stato, veloce, snello, mensile perché lo Stato da solo può non bastare.

Ed essendo impegnati nella solidarietà si farebbe anche maggiormente silenzio.

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I corsi e ricorsi della storia

Il concetto di ciclo biologico naturale secondo la concezione greca si espande anche alla storia, che non fa eccezione. Secondo la teoria greca la natura umana è immutabile ed ogni evento è destinato a ripetersi.

Così con la pandemia il filo sottile che collegava la maggior parte delle aree del mondo si è spezzato. Il precario equilibrio mantenuto fino a marzo scorso non c’è più e sarà poco probabile riuscire a riannodare il filo, facendo finta che tutto possa riprendere nuovamente come prima, con i grandi sistemi metropolitani ancora al centro di tutto.

Dobbiamo quindi essere pronti, pronti per i cambiamenti, ma soprattutto pronti a credere che c’è la possibilità di risolvere i tanti problemi che oggi ci circondano.

Perché nel mondo le nuove tecnologie e l’innovazione sono uno strumento fondamentale per riuscire a poter incanalare le risorse del pianeta nel modo giusto. L’ innovazione è senza dubbio in grado di aumentare l’efficienza, come pure di permettere equilibri economici.

Ed allora, ripensando ai corsi e ricorsi della storia, si potrebbe ritrovare qualcosa del passato, per superare l’attuale momento. Ad esempio la rinascita di distretti economici locali, diffusi, che oggi potrebbero essere pure digitali. Riportare le grandi città a dimensioni più umane, con tante isole e comunità solidati, nelle quali siano presenti scuole, servizi al cittadino, negozi e tutto quello che rende confortevole il vivere urbano. Ecco il pensiero comune che sta maturando, quasi un ritorno ai tempi dell’Ottocento, in cui si iniziò a ripensare ai tempi dell’igiene sociale e della salute pubblica.

Ed oggi si usa il termine per proporre un nuovo equilibrio come “strutture decentralizzate multipolari”.

I grandi sistemi metropolitani che già emarginavano tanta gente, ma facevano crescere i volumi economici ed il PIL, con il Covid-19 sono entrati in crisi. La pandemia ha dimostrato la fragilità delle catene di fornitura globali.

Nella nuova idea di tanti sindaci delle grandi metropoli il futuro viene visto oggi con città che vengono restituite alle dimensioni di villaggio. Un pensiero che diventa modello ideale di protezione collettiva nei momenti di crisi o di pericolo per la salute. Senza dubbio facile a dirsi ma non ad attuarsi.

Il concetto di ciclo della storia che è destinato a ripetersi ritorna in mezzo a noi.

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Giovani in bagnomaria, fino a quando?

La recente statistica europea ci ha detto che mediamente i giovani italiani vanno via da casa verso i 30 anni mentre i pari età svedesi a 17 e mezzo. Più si va verso il Nord Europa e più i giovani si “liberano” della famiglia in età “acerba”, più si scende verso il Sud Europa e più l’età invece è “matura” (Malta 29,9 anni, Spagna 29,5 anni, Portogallo 29 anni e in Grecia a 28,9 anni). Bene o male i “vicini di casa” sono nelle nostre stesse condizioni.

Ma perché allora gli italiani non riescono ad avere la loro indipendenza abitativa prima dei 30 anni?

Non vogliamo certamente elencare i problemi che tutti ormai conosciamo (mancanza di lavoro, difficoltà economica per acquistare casa o per affittarla ecc.), perché a monte sta un concetto generale, una modalità di approccio, di fatto una consuetudine, che si è consolidata e che alla fine va bene soprattutto a determinate categorie, che va oltre i problemi reali che senza dubbio non mancano.

Ragazzi c’è da aspettare! Ragazzi ci vuole pazienza, ci vuole il suo tempo!

Ma aspettare cosa e chi?

Il vero problema è che ad un giovane italiano non basta più avere un curriculum scolastico quasi perfetto, un processo di crescita portato alla fine dove non si è sbagliato niente o quasi. Così i giovani che rimangono nel paese si trovano loro malgrado stritolati da un sistema che dice sempre di aspettare.

E chi lo dice di aspettare? La prassi, alcune regole (come ad esempio tirocini obbligatori post-laurea non retribuiti, dove chi ci guadagna alla fine è solo il datore di lavoro che ha forza lavoro gratuita).

Così l’Italia tiene a bagnomaria intere generazioni, molti dei quali alla fine si “perdono” nella zona grigia di quelli che non studiano più e neppure lavorano. Perché va bene così, perché dietro questo immobilismo qualcuno che ci guadagna, alle spalle dei nostri ragazzi, c’è sempre.

Poi arriverà anche un giorno che i nostri giovani forse cominceranno ad aspettare… la pensione, ma anche quella  avrà condizioni molto diverse, molto peggiori di quelle attuali.

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A sette mesi dal voto: la paura di governare Roma

La verità è che Roma fa paura. Da almeno vent’anni governarla sembra una maledizione. Non solo per gli insuccessi ma anche per le prospettive del dopo di chi l’ha governata.

Walter Veltroni, lasciò nel 2008 (durante il secondo mandato per i maggiori impegni di politica nazionale ) la carica di Sindaco e da quel momento non avrebbe più vinto nessuna tornata elettorale ritirandosi dalla politica; Gianni Alemanno, ex genero di Pino Rauti del MSI, che avrebbe dovuto tenere le nuove redini della destra italiana, invece, con l’incarico mal gestito di Sindaco di Roma, si è avuta la sua completa marginalizzazione in politica; il dott. Ignazio Marino, medico e scienziato della chirurgia, dopo la parentesi politica, soprattutto dopo il breve e burrascoso incarico di Sindaco di Roma, è ora tornato definitivamente a fare il chirurgo in giro per il mondo.

Ed allora, nella storia recente chi si ricorda con maggior riconoscenza come Sindaco della Capitale? Forse Francesco Rutelli, anche se dopo due mandati (1993-2001), alla terza candidatura (2008), il popolo gli negò la rielezione, in favore di Alemanno.

Così oggi Roma è smarrita nei tanti problemi, tutti noti, ma lontani dall’essere risolti. Problemi che riportano a questioni economiche ma anche sociali. Perché anche la povera (povera in quanto è stata inconsciamente catapultata da un movimento politico di sprovveduti ai piedi di una montagna quasi impossibile da scalare ) Virginia Raggi, attuale Sindaco, non solo non  è riuscita nel fermare il degrado della città, anzi é pure sembrata in balia dei problemi e dei faccendieri di turno; soltanto nell’ultimo periodo del mandato ha cercato di “vivere” in qualche modo il proprio ruolo, con alterne fortune.

Tra sette mesi dunque si vota per il nuovo Sindaco. A sinistra il PD alla domanda: vuoi candidarti per il partito a Sindaco di Roma? ha ricevuto già una serie di “no grazie” da diversi personaggi politici famosi. A destra invece tutto tace. I 5S sembrano allo sbando.

Roma è una interminabile lista di cose che non vanno e che c’è estrema necessità di aggiustarle. E questo potrebbe essere l’ultimo treno, prima del degrado e dell’anarchia assoluta.

Scrive Calenda – Qualsiasi decisione sulla capitale d’Italia, deve avere l’obiettivo di portarla fuori dal sottosviluppo in cui versa -.

A proposito di Calenda, una buona fetta di cittadini “innamorati di Roma” gli ha chiesto con una lettera aperta di candidarsi a Sindaco della sua città natale…

Calenda, uno che ha dimostrato fino ad oggi di essere coerente e di “ metterci la faccia”, avrà paura di governare Roma?

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I social ci stanno sfuggendo di mano?

Sarà, ma a me sembra che tra le tante questioni, anche quella legata ai social, ci stia sfuggendo di mano. E non come altri dicono che si sta pensando ad una forma di “censura” verso la libertà di opinione.

Perché in diversi paesi occidentali ed anche nel nostro, a volte la troppa libertà può produrre più danni che non vantaggi.

Gli insulti social, la diffusione di odio sulle piattaforme web sono un problema serio, che dovrebbe essere attentamente valutato e regolamentato.

Certamente sui social alla libertà di opinione, ma no agli insulti, no a spargere notizie false (fake news), no a bullizzare o denigrare l’altro.

Mattia Santori delle Sardine, forse l’unico, nella sua genuinità e gioventù a gennaio scorso aveva proposto una sorta di Daspo Social (Daspo sta per Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive ma che si è esteso anche oltre gli stadi), perché diceva che “Se qualcuno non è in grado di comportarsi nell’arena pubblica e di rispettare alcune regole non può entrare in quella comunità”. Qualcuno aveva letto tale proposta come una mossa quasi ingenua, un po’ per le difficoltà di attuazione ed un po’ per il fatto che il tema della libertà di opinione su Internet è un tema complicato.

Comunque vada il problema esiste e cresce nella sua gravità. Ed oltretutto investe anche buona parte del mondo politico.

Ed allora anche i social non ci devono sfuggire di mano; vanno studiati, in nome della democrazia, dei metodi di contenimento, perché le piattaforme sociali non possono essere luoghi dove le persone possono smettere di vergognarsi, spesso distruggendo una persona senza provarne il pur minimo rimorso.

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Settembre: +caldo degli ultimi 100 anni + freddo degli ultimi 50 anni (!)

Va raccontato perché se uno non lo ha provato difficilmente ci crede.

Il mese di settembre 2020 è iniziato con l’arrivo dall’Africa di masse d’aria bollente che hanno fatto salire le temperature ben oltre la media del periodo. A metà settembre un’ondata di caldo decisamente tardiva ha fatto registrare valori sopra i 30 gradi in tutta Italia e addirittura intorno ai 35 gradi al Sud.

Ebbene, tutti i giornali ed il web lo davano come il settembre più caldo degli ultimi 100 anni.

Poi, appena il tempo di finire l’ultima bevanda ghiacciata che improvvisamente dal 24 settembre, qualcosa è cambiato.E’ arrivato il vento forte, la temperatura è un po’ scesa, si percepiva che forse era il momento della fine del caldo anomalo in Italia, ma nulla di più.

Invece appena girato l’angolo, ci siamo trovati di fronte ad una situazione raccontata come il settembre più freddo degli ultimi 50 anni. Ancora vento, piogge e danni in tutta Italia ma soprattutto già la prima neve in Piemonte, Lombardia, Appennino parmense, nel Lazio e quindici centimetri di neve il 27 settembre sul Monte Amiata, in Toscana, roba che non si ricordava da decenni.

Libecciate con acqua del mare arrivata fin alle cabine e trombe d’aria lungo la costa tirrenica, vento che ha cancellato il settembre più caldo degli ultimi 100 anni. Ma senza accorgercene eravamo già entrati nel settembre più freddo degli ultimi 50 anni.

Temperature che calano di 15 gradi all’improvviso, persino neve. Era da anni che le temperature minime non scendevano così in basso a settembre. Milano e Torino, per esempio, domenica 27 settembre hanno registrato rispettivamente 5 e 4 gradi di notte, ma i valori sono risultati molto bassi anche sul resto del Nord e in Toscana, con minime al di sotto dei 10°C.

Anche i media con questo settembre sono sembrati quasi disorientati nel raccontare eventi atmosferici opposti da un giorno all’altro e  da una regione all’altra.

Alla fine chi avrebbe scommesso per un settembre così pazzo alzi la mano per favore!

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