Quando il benessere forse è troppo

Nel 2013 avemmo l’ispirazione di chiamare il nostro blog “fuga dal benessere”, perché quella sensazione di benessere intorno a noi che si stava “sciogliendo” come neve al sole, era già molto viva.

Tutti alla ricerca del massimo benessere, di quel benessere emozionale che non sappiamo più dove ricercare, sempre di fretta, da un posto all’altro, da un oggetto all’altro, da un compagno all’altro.

La nostra è divenuta la società dei consumi, degli “eccessi”, ed il normale, il senso della misura e del limite, rimane per coloro che vengono bollati come antichi, superati.

Leggiamo di appuntamenti sui social per risse in strada tra bande di adolescenti per divertirsi e sfuggire alla noia; sentiamo che a scuola, i professori sono “ostaggio” di studenti e di genitori, perché tutto è loro dovuto; vediamo proprietari di animali che a volte cadono nel “patologico” nel considerarli, con un attaccamento morboso, che quasi li porta all’isolamento dalla società; notiamo sempre più gente in giro che cerca di evitare di assumersi oneri e responsabilità, mettendo avanti a tutto le pretese ( oltre gli effettivi diritti). E si potrebbe andare avanti ancora molto.

Cavalchiamo la modernità ma non ci rendiamo conto dei rischi a cui stiamo andando incontro.

La società dei consumi come ben vediamo è in declino, perché alcuni dei vantaggi che ha prodotto si stanno traducendo in danni, mentre alcune conquiste raggiunte faticosamente stanno diventando delle perdite.

Rivalutare il senso della misura e del limite, così da vedere le cose in prospettiva futura, misurando con equilibrio il momento e le situazioni sulle quali è bene risparmiare o investire, sapendo apprezzare il duro lavoro ed il massimo impegno.

Queste, alcune delle caratteristiche che vanno riscoperte, quando il benessere, attorno a noi, apparentemente è diventato troppo.

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La retta via per arrivare ad … una migliore qualità della vita …

Tante le classifiche su dove si vive meglio nel mondo, ogni anno. Nazioni, regioni, città, paesi, a cui applicare l'”Indice di Qualità della Vita”, attraverso una formula empirica che coinvolge diverse variabili.

Ma noi ci vogliamo soffermare solo su due concetti espressi da due tra le tante persone che nel mondo d’oggi, nel loro piccolo hanno costruito qualcosa, pur partendo da continenti diversi, da abitudini diverse, da un bagaglio professionale e culturale diverso. Ed alla fine si ricongiungono, con le loro idee, sulla stessa via, con il fine di ricercare una migliore qualità della vita.

Una persona è Jeffrey Sachs, economista americano, che oltre ad abbattere l’etica dell’odio, di questi tempi parecchio inflazionata, intravede la retta via con questa altrettanto semplice formula matematica, che non ha bisogno di alcuna spiegazione: migliore qualità della vita: – social – consumismo + più ambiente + salute + uguaglianza.

L’altra persona Nerio Alessandri, ideatore del marchio e del business di Technogym, azienda produttrice di attrezzi per lo sport e il tempo libero con sede a Cesena. Fondata dallo stesso nel 1983, un inizio nel garage di casa, fino alla quotazione alla Borsa di Milano nel 2016, Alessandri in una recente intervista, ha espresso il pensiero che il vero petrolio dell’Italia potrebbe essere la qualità della vita, anche perché la morfologia del paese e l’arte culinaria fanno da importante cornice. Lui chiaramente punta soprattutto sul wellness, di cui con la sua azienda ne è leader, convinto che l’Italia possa arrivare ad essere il più grande produttore di benessere al mondo… nessuno potrà copiarci, nemmeno i cinesi… aggiunge.

Che dire.

Tanti sono i consigli che in giro si leggono o si ascoltano per essere felici, per cambiar vita e vivere meglio. Tante sono le rette vie proposte.

Noi via abbiamo sintetizzato due idee diverse tra loro, ma che si collegano e fanno riflettere sull’’ampio concetto di una migliore qualità di vita.

Sta poi a noi ed a chi ci governa stabilire le priorità.

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La giungla italiana

Recentemente, un anziano, amico e collega, riferendosi  al contesto generale dell’Italia mi ha detto: … l’Italia è una giungla …

Questa breve frase, mi ha fatto riflettere, pensare e rivedere … La giungla è ricca e rigogliosa di vita, allo stesso tempo è un ambiente ostile per la vita dell’uomo. La giungla non si lascia facilmente addomesticare e castiga chi non è attento ed umile.

In giro ancora si trovano piccole comunità che preservano i segreti per vivere nel mondo selvaggio di una giungla. Gli uomini che vivono nella giungla si devono adattare in tutto e per tutto alla natura che li circonda, diventando parte della foresta in cui vivono.

Tra i tanti problemi, di grosso rilievo è quello dello sfruttamento delle foreste con l’abbattimento di importanti porzioni di territorio della giungla, che creano enormi danni all’ecostistema …

Ma perché allora accostare la giungla all’Italia?

Perché ricco e rigoglioso di vita è anche il nostro paese, con infinite bellezze naturali ed artistiche e con prodotti ed un’arte culinaria senza paragoni, che si associano bene alla spensieratezza ed all’estro del nostro popolo, che in molti casi riesce pure a preservare culture e tradizioni regionali.

Ma il nostro, allo stesso tempo, è un paese troppe volte ostile per la vita dell’uomo. Disservizi di ogni genere, ruberie, mancanza di rispetto e di certezza della pena, poca democrazia, poca meritocrazia. Tanti, troppi problemi, che si amplificano con lo sfruttamento del territorio e delle persone a danno della collettività.

Come in una giungla, anche l’ecosistema del nostro paese, non può subire all’infinito questo sfruttamento.

 

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La speranza mal riposta in un calendario di calcio

Il 29 luglio è uscito il calendario di calcio di serie A dell’edizione sportiva 2019-2020. Il calcio è risaputo, è il più importante sport italiano ed uno dei primi settori industriali del nostro paese. Attorno a questo mondo gira tanta, troppa gente, spesso pagata smisuratamente.

All’uscita, per l’appunto, del calendario delle partite di tutta la stagione, tanti i commenti social, dal serio, al divertente, all’ironico.

Uno in particolare mi ha fatto riflettere più di altri.

La mia vita riprende ad avere un senso… Questo il commento social tra il serio ed il faceto di una persona, riferito all’uscita del nuovo calendario di partite per l’annata calcistica 2019-2020, che mi dà lo spunto per esprimere alcune considerazioni, partendo però dal pensiero di due personaggi molto legati al mondo del calcio:

  • Il pallone è una bella cosa, ma non va dimenticato che è gonfio d’aria (Giovanni Trapattoni);
  • Il calcio – dichiarava in una intervista Pier Paolo Pasolini (che è stato pure una fantasiosa ala destra) è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.

Ho sottolineato gonfio d’aria perché anche se non so se il pallone è ancora gonfio d’aria, visto che la tecnologia in ogni campo avanza, è comunque evidente a tutti il fatto che il mondo del calcio è senz’altro gonfiato ad arte, per cercare di attirare il pubblico e gli sponsor, dato che di spettacolo (altra parola sottolineata), in giro, ormai ne vediamo ben poco.

Pubblicità emozionanti sono l’anteprima di partite più che altro deludenti che fanno soprattutto venire sonno; stadi sempre più vuoti, per via delle tv a pagamento e perché ormai superati, scomodi con scarsa visibilità e sicurezza, dove oltretutto solo per i comuni mortali, con la fedina penale pulita, è difficile pure entrare ; spettacolo calcistico ridotto ai minimi termini, dove i protagonisti (i calciatori) sono più che altro attori, acrobati particolarmente esperti nel fingere cadute e nel fare tuffi e salti; di gioco maschio nemmeno più l’ombra (lo dimostra il fatto che la maggior parte degli infortuni sul campo è dovuta soprattutto a problemi personali e stress fisici e non a scontri di gioco); le squadre un tempo composte da 16/18 giocatori tutti conosciuti ai più, oggi sono composte da 25/30 giocatori, di cui buona parte non pervenuta al grande pubblico, oltre a diverse altre decine di atleti profumatamente pagati, fuori rosa o temporaneamente parcheggiati in altre compagini, di cui difficilmente si riesce a disfarsi.

Vorrei concludere con una frase di Giacinto Facchetti, persona squisita, che è stato un bravo calciatore e dirigente sportivo, che credo possa racchiudere in poche parole la situazione di oggi, nonostante fosse stata pronunciata un ventennio fa:

Credo che i giocatori e il moderno mondo del calcio debbano capire che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità.

Stefano Bortoli

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Chi pagherà le pensioni tra 25 anni?

Parlando con un amico di 15 anni più giovane di me, ci siamo chiesti, terra-terra: chi pagherà le pensioni tra 25 anni?

Voi ci avete mai pensato?

Non abbiamo letto o analizzato previsioni, ma ci siamo basati solo su tre elementi che riteniamo fondamentali:

  • In Italia sempre meno nascite ed un processo di invecchiamento della popolazione ormai inarrestabile;
  • Politiche inadeguate di organizzazione e di accoglienza immigrati, che negli ultimi tempi si sono trasformate in politiche contrarie e di respingimenti;
  • Crescente flusso di giovani e meno giovani verso l’estero, alla ricerca di una migliore sistemazione generale.

Ed allora: in un paese dove troveremo sempre meno giovani occupati e pochi immigrati, chi provvederà a pagare le pensioni, ai tanti vecchi in carico all’Inps?

Come ormai tutti sappiamo il Sistema Previdenziale Italiano si regge sui contributi di chi lavora oggi, che servono a pagare le pensioni di chi non lavora più ed aveva versato i contributi a suo tempo.

E’ il caso o non è il caso di preoccuparsi? Forse quello che preoccupata maggiormente è la politica miope, improntata su strategie e su azioni che portano soltanto a riconoscimenti nel brevissimo tempo, massimo un paio di anni. Per sintetizzare, solo strategie elettorali.

Sembra quasi che nel nostro paese manchi proprio la cultura della programmazione, per non parlare della visione futura, ben più difficile da ritrovare.

Non molti anni fa un professore italiano di una università londinese, a titolo personale aveva scritto, riferendosi alla visione futura dell’Italia che …Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzo-mondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale…

Speriamo vivamente che ciò non accada, ma i sintomi si stanno già ampiamente manifestando ….

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I nuovi vocaboli per il meteo

“…Il clima cambia, salviamo l’ambiente finché siamo in tempo …”, oppure “… anche se può esserci un cambiamento del clima, non crediamo molto che sia provocato dall’uomo, il tempo è sempre mutato in tutti i periodi…”

Quanti studi, analisi e soprattutto chiacchere intorno al clima ed alle previsioni del tempo!

E’ un argomento serio, perché interessa tutti, nessuno escluso.

Ma oggi, in questa calda estate, ci vogliamo per un attimo scherzare un po’ su, soffermandoci sul crescendo di aggettivi che ritroviamo qua e là per descrivere il clima e gli eventi metereologici, che sempre più spesso, anche nel mediterraneo, stando diventando estremi.

Tanto per cominciare, che ne dite del titolo … tracollo termico !… ? E di … onda di calore africano … ?

Ma anche …fiammate africane… non è da meno. Un po’ più poetico forse è … valori massimi alle stelle … mentre con un po’ di estro son le espressioni … pazza estatepazzo inverno

Un classico ormai è diventato … allerta meteo … mentre se vogliamo scendere sul cattivo abbiamo ampia scelta di contenuti … temperature shock … , … bomba d’acqua … , grandinata con chicchi grandi come arance…,

Ma già, tra caldo torrido e caldo afoso, poi alla fine che differenza c’è?

P.S. a titolo di informazione il caldo torrido è caldo secco poco umido, mentre il caldo afoso è con percentuali di umidità che fanno crescere la percezione del caldo

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Il boom inarrestabile del Prosecco: quale verità ed a quale prezzo?

In molti festeggiano, altri invece non festeggiano affatto. Partiamo dalle ragioni di quest’ultimi, forse i meno numerosi e meno pubblicizzati.

Chi è che non festeggia l’inarrestabile crescita del business mondiale del Prosecco ed il fatto che le colline dove le viti vengono coltivate (soprattutto Conegliano Veneto e Valdobbiadene) da poco tempo sono diventante Patrimonio Mondiale dell’Umanità?

Tante associazioni, movimenti ed ambientalisti, che hanno rilevato e denunciato molte problematiche, sorte con il crescere della produzione.

Perché sulle colline l’ambiente è stato via via modificato per creare sempre muove opportunità di produzione, con l’eliminazione di alberi (anche secolari) e di siepi, che hanno definitivamente allontanato tante specie di uccelli. Pure la tecnologia si è insediata, con l’uso di macchinari, con il collocamento di pali in ferro a cui aggrappare le viti, ma soprattutto con l’uso di pesticidi, tanto che molti residenti che confinano con i campi di vite, spesso accusano difficoltà respiratorie ed eruzioni cutanee.

Cosicché c’è gente che non solo non brinda, ma sta lottando contro la produzione del vino con le bollicine, pensando di fermare anche lo stravolgimento ambientale.

Altresì, c’è tanta gente che brinda, politici compresi, perché bere un ottimo bicchiere di Prosecco, non solo è gustoso, ma porta pure ricchezza e visibilità.

La produzione in crescita, perché la domanda è inarrestabile, con il Prosecco che è divenuto il vino del boom italiano nel mondo.

In questo caso la mano dell’uomo e la tecnologia sono viste come una benedizione, fino al punto che l’Unesco, recentemente, ha classificato le colline del Prosecco come un Patrimonio Mondiale dell’Umanità, perché si legge “la zona include una serie di catene collinari, che corrono da est a ovest, e che si susseguono l’una dopo l’altra dalle pianure fino alle Prealpi, equidistanti dalle Dolomiti e dall’Adriatico, il che ha un effetto positivo sul clima e sulla campagna. Se Conegliano ospita molti istituti legati al vino, Valdobbiadene è invece il cuore produttivo dell’area vinicola. I ripidi pendii delle colline rendono difficile meccanizzare il lavoro e di conseguenza la gestione delle vigne è sempre stata nelle mani di piccoli produttori. È grazie a questo grande, pacifico esercito di lavoratori e grazie all’amore per la loro terra che è stato possibile preservare queste bellissime colline e creare un forte legame tra l’uomo e la campagna. Il risultato di questo forte legame è uno straordinario esempio di come questa antica cultura sia fortemente radicata alla sua terra”.

Ed allora, quale verità ed a quale prezzo?

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Ricostruiamo il puzzle

Il 15 luglio è stato composto un puzzle piuttosto grottesco.

Gli elementi più importanti del puzzle erano:

  • Il Viminale, sede del Ministro dell’Interno;
  • Matteo Salvini Ministro dell’Interno e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri;
  • I collaboratori politici di Salvini, della Lega, tra cui Armando Siri (sottosegretario del Governo Conte revocato dall’incarico perché indagato per corruzione);
  • 40 sigle di Associazioni da Cgil, Cisl e Uil a Confindustria, da Confartigianato all’Abi, fino a Confedilizia, Legacoop, Confcooperative e l’Ania;
  • Un tavolo con documenti ed idee per la manovra economica e per le nuove proposte fiscali;

Tutti questi elementi hanno composto nella giornata del 15 luglio un puzzle a dir poco stravagante, non vi pare? Perché troppi sono gli elementi non coerenti ed inappropriati, per una finalità politica nazionale.

Elementi non coerenti ed inappropriati in quanto:

  • Il Viminale è la sede del Ministero dell’Interno, il cui Ministro ha… funzioni di sicurezza ed ordine pubblico, di rappresentanza generale di governo sul territorio e di tutela dei diritti civili… – pertanto luogo non appropriato per una riunione economica, anche perché è stata organizzata e gestita da un movimento politico con a capo il suo segretario e non da un Ministero; per cui doveva tenersi negli uffici privati del partito della Lega;
  • Il tavolo con documenti ed idee per la manovra economica, come già detto, presso il Ministero degli Interni non era il tavolo giusto – il tavolo giusto doveva essere presso il Ministero dell’Economia, oppure se la riunione era indetta per conto del Governo, essendo Salvini Vice-Premier, un altro tavolo giusto poteva essere quello di Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
  • Al tavolo era pure seduto Armando Siri, per conto della Lega, fatto uscire dalla “porta centrale” del Governo (in quanto revocato dall’incarico di sottosegretario) e rientrato nelle stanze di un ministero dalla “finestra”, appositamente per questo incontro;
  • Al tavolo di un palazzo del Governo si sono seduti i componenti di 40 sigle sindacali ed associative; sapevano che avrebbero trattato con un partito e non con il Governo?

Se la logica dell’incontro era quella di spostare l’attenzione da altre questioni, l’intento in parte è riuscito, ma le Istituzioni del nostro paese hanno fatto davvero una pessima figura, come, non va taciuto il pressapochismo che le sigle sindacali e le associazioni hanno dimostrato in questa occasione.

Speriamo almeno che il puzzle grottesco composto il 15 luglio sia almeno da esempio per tutti, per fare almeno  un miglior lavoro in futuro.

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