Certe semplici risposte a problemi complessi rimandano a Cetto …

Nel nuovo film di Albanese, in uscita questi giorni, che conclude la trilogia di Cetto La Qualunque, c’è un passaggio in cui lo stesso Cetto fa il discorso alla Nazione proponendosi come nuovo Re: … La democrazia ha deluso e dire che ne abbiamo provate tante, destra, sinistra, di sopra, di sotto, di fianco, ammucchiamenti con forze politiche contrapposte, ingruppamenti con movimenti liberisti, euroscettici e vegetariani, no tax, no global… non ha mai funzionato…

Comicità estrema con tante verità di fondo.

Ripercorrendo in due parole la storia della Repubblica, possiamo pensare che, dopo i padri costituenti dotati di grande preparazione culturale e di tanto senso civico, è stata la volta dei politici dediti al partito e all’associazionismo, i quali sapevano fare talmente bene i politici che alla fine ci hanno preso pure la mano, ampliando anche a pratiche illegali le loro funzioni.

Con la fine della prima Repubblica è stata la volta dei personaggi dell’imprenditoria e della finanza, sui quali, le aspettative di rinnovamento erano molte, andate poi completamente deluse.

A seguire è arrivato il tempo della nuova politica, dei giovani, dei nuovi, con i movimenti di protesta lontani dal palazzo e con i rottamatori. Anch’essi hanno scontentato un po’ tutti ed hanno concluso ben poco.

Oggi è il tempo dei personaggi poco colti, lontani dalle regole della politica, che appaiono e fanno ragionamenti come il popolo richiede (si tarano sulla stessa lunghezza d’onda). Soprattutto personaggi che danno risposte semplici e sbrigative a problemi complessi. E quei pochi che alzano la mano e chiedono spiegazioni o hanno dei dubbi su tali prese di posizione, vengono zittiti perché fatti passare come gli sfigati di turno.

Attenzione, perché non esistono soluzioni semplici a problemi complessi!

Prendiamo per esempio in caso dell’Ilva di Taranto, della spazzatura di Roma o delle tante altre città del Sud Italia, della burocrazia che impantana tutto in Italia, dei tanti immigrati abbandonati da anni nelle nostre città senza una sistemazione che sia produttiva sia per loro che per noi, delle marcate disuguaglianze tra regione e regione ecc. ecc.

Dubitate di chi dà risposte semplici a problemi complessi, dubitate.

 

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Competizione e selezione fu…

E’già qualche anno che lo dico ai miei figli: …ragazzi, la selezione si è spostata dalla scuola al mondo del lavoro, ricordatevelo bene, perché lo proverete

Nell’istruzione primaria e secondaria, tutti possiamo osservare come la scuola italiana abbia appiattito i percorsi di studio e messo da parte la selezione.

Oggi agli studenti non viene più trasmesso lo stimolo alla competizione e quella tensione verso l’alto, che si dovrebbe avere come traguardo immediato e per il tempo complessivo del piano di studi.

Anche il corpo docente nei decenni si è adeguato ai valori ed al benessere della società e delle famiglie, anche perché tra di essi non c’è più competizione e selezione ed oltretutto, come in una ruota che gira, gli studenti degli anni passati e laureati modesti, oggi siedono alle stesse cattedre (che non concepiscono più competizione e selezione).

Quando gli studenti escono dalle nostre scuole ed in parte anche dall’università, sono molto meno preparati ed adatti ad affrontare le sfide del mondo, tra cui una delle più dure è quella dell’ingresso e della permanenza nel mondo del lavoro.

Mondo del lavoro che con la tecnologia ed il basso ricambio generazionale, oltre a generare scarsità di offerta di lavoro rispetto alla domanda, offre contratti temporanei e bassi livelli retribuitivi, con attività impegnative ma molto poco gratificanti.

Ed il motto …fare quanto è in nostro potere per faticare il meno possibile… utilizzato nel percorso di studio, nel mercato del lavoro viene subito spazzato via. E lo “scotto da pagare” sarà alto. A meno che, per qualcuno, non ci sia la possibilità di “montare sul carro” di un’attività familiare, che ancora possa proteggere.

Entrare nel mondo del lavoro senza passione e grandi interessi, senza la voglia di essere curiosi, di apprendere e di trovare ad ogni costo una via che possa soddisfare, vicino o lontano da casa che sia, ma con la rassegnazione che per vivere si deve in qualche modo lavorare, porterà ad un futuro lavorativo in cui saremo sempre ricattabili, con l’impossibilità di realizzare progetti di vita o farsi una famiglia.

E’ bene saperlo.

Stefano Bortoli

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Educazione informatica per tutti

Sono passati ben 50 anni da quel 29 ottobre 1969, giorno in cui ci fu il primo “abbozzo” di scambio di informazioni tra due computer parecchio distanti tra di loro.

Così il 29/10 è per tutti l’Internet day, che quest’anno ha festeggiato i suoi 50 anni.

Come scritto anche da Baricco nel suo libro “The Game” la rivoluzione di internet sta stravolgendo i rapporti e la qualità della vita di tutti, nel bene e nel male. Lo vediamo ogni giorno.

Forse non ce ne accorgiamo, ma Internet è una sorta di cambiamento epocale.

Per esempio questi tre macro-dati fanno impressione:

  • ogni minuto vengono caricate su YouTube oltre 500 ore di video e ogni giorno viene guardato oltre 1 miliardo di ore di video (YouTube è il secondo sito più visitato al mondo, preceduto solo da Google, che ne è il proprietario);
  • ogni giorno, nel mondo, al minuto, vengono inviate quasi 200 milioni di mail;
  • ogni giorno, nel mondo, al minuto, vengono inviati quasi 40 milioni di messaggi whatsapp.

Cambiamento che a primo impatto può sembrare ecologico, green, ma se approfondiamo e cerchiamo di leggere questi numeri, capiamo che non lo è.

Anche perché sul pianeta terra ci devono essere dei “contenitori” fisici che possano immagazzinare e muovere le informazioni che ci trasferiamo attraverso la rete.

I “contenitori” ci sono. Nel mondo sono alcune migliaia (in Italia per esempio dovrebbero essere 55); si chiamano Data Center e possiamo immaginarceli come giganteschi archivi.

I Data Center devono essere situati in ambienti ben organizzati e con grandi spazi, ma soprattuto in luoghi sicuri ed affidabili, come il caveau di una banca, perché contengono l’oro dell’economia digitale: i dati.

Ma ogni Data Center consuma energia come una piccola cittadina e con la sua attività, vista la crescita esponenziale della rete, consuma e consumerà sempre di più.

Quanto CO2 consumiamo con un nostro click?

Pare che ogni mail consumi fino a 20 grammi di CO2 (con un allegato il consumo si raddoppia quasi).

Forse sarà necessaria una educazione informatica per tutti, soprattutto a partire dalle nuove generazioni, che sono sempre più connesse.

Perché, alla fine, anche le stupidaggini che ci scambiamo tutti su wahtsapp, hanno sia un costo che un peso ambientale.

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Fate un po’ di silenzio e lavorate, per favore

In Italia negli ultimi anni è un tourbillon di elezioni, che si presentano periodicamente fuori dalle giornate elettorali (che un tempo venivano maggiormente accorpate).

Sarà che Salvini fa pure da cassa di risonanza per ogni consultazione, in quanto stratega delle campagne elettorali a cui dedica la maggior parte del suo tempo, ma ora non ne possiamo davvero più.

Ci si prepara col tam-tam mesi e mesi prima, si pensa solo alle intenzioni di voto, poi alle campagne elettorali e dopo si discute per settimane a livello nazionale di risultati locali, che a volte sono anche poco significativi , per l’esiguità dei partecipanti.

Poi, dopo un paio di anni, si va a vedere nelle città e nelle regioni dove si alternano i vincitori e quasi mai cambia qualcosa in meglio. Cambia semmai chi va a …mangiare alla greppia

Qualche correzione di facciata ci può anche essere, ma solo in rarissimi casi si possono riscontrare degli evidenti miglioramenti per il cittadino.

Ed a gennaio ci aspettano le elezioni regionali in Emilia-Romagna, a cui in primavera seguiranno, sempre le regionali (speriamo vivamente che stavolta siano accorpate) in Toscana, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Puglia e Veneto.

Fino a qualche anno, non c’era tutto questo bailame intorno alle consultazioni elettorali locali. Forse perché, come dicevamo, erano maggiormente accorpate e se ne parlava una volta per tutte o forse perché gli attori nazionali del contendere, lasciavano ai comprimari del luogo l’attività della campagna elettorale, che a quel punto era molto circoscritta.

Dobbiamo cambiare:

  • modalità ed i tempi del voto, che vanno accorpati;
  • gli attori nazionali del contendere, perché c’è bisogno di gente che lavori, che comprenda prima i problemi e che poi cerchi la soluzione migliore e definitiva per risolverli, sia per le vecchie che per le future generazioni e non che passi le giornate a parlare e sparlare in previsione di un successo elettorale che resterà solo tale.

Fate un po’ di silenzio e lavorate, per favore.

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L’Italia vista da fuori

Tra i tanti interventi del pubblico ad una delle migliori trasmissioni di approfondimento politico e sociale, Prima Pagina, su Radio Tre, mi ha colpito recentemente, quello di una donna.

L’ho riascoltato sul Podcast il giorno dopo, con calma, e vorrei proporvelo anche a voi.

Anche se forse un tantino eccessivo, il parere di questa donna che cerca di ritornare in Italia, ma vede le cose da fuori, da una angolatura molto particolare, fa riflettere.

Leggiamolo:

da 15 anni all’estero in un paese sottosviluppato nel Centro America, sto cercando faticosamente di rientrare nel mio paese, dove ho vissuto e pagato i contributi.

Ho un figlio che per motivo familiari è cresciuto all’estero ed adesso studia all’università, negli Stati Uniti. Ha 21 anni ed il prossimo anno si laurea in biologia e fisica, ma ha già deciso che non tornerà mai a vivere in Italia, perché negli Stati Uniti dove studia, ha tante opportunità. Riceve una buona borsa di studio che gli permette di continuare nella sua ricerca, ma soprattutto viene trattato come persona alla pari dei professori, in una relazione non baronale (come invece è in Italia), in un interscambio produttivo e creativo molto soddisfacente e formante.

In Italia c’è bisogno di tante cose, ma per il lavoro c’è bisogno di resettare il nostro spirito che è profondamente corrotto e mafioso.

Cominciando dalle istituzioni e dai luoghi pubblici dove, chi occupa un posto fisso ed ha lo stipendio garantito, poco dopo incomincia a mettersi i galloni sulla divisa e, qualsiasi azione compia, bella o brutta che sia, non lo sposta e non lo giudica più nessuno.

E questa situazione diventa il tappo per il rinnovamento della società, diventa un modello di oligarchia per un governo di pochi, modo di agire che si interseca e si diffonde anche nella politica…

 

Stefano Bortoli

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Tante auto in giro ma poche assicurazioni

In Emilia Romagna le rilevazioni direbbero che pressappoco il 25% delle auto in circolazione siano sprovviste di copertura assicurativa.

Ai più può sembrare notizia di poco conto, a me non sembra affatto.

Perché l’Emilia Romagna è una regione ricca, con un alto tasso di occupazione, all’avanguardia e, più di tante altre zone, attenta ai bisogni dei più deboli.

Un paio di anni fa a livello nazionale, mediamente, si ipotizzava che i veicoli (moto, auto, pullman, camion) privi di copertura fossero il 7% del totale dei mezzi in circolazione.

Ma se oggi in Emilia Romagna siamo al 25%, non credo che, per esempio, in Sicilia o Calabria possa andare meglio (con rispetto parlando per quelle due affascinanti regioni), anche perché altre regioni come Veneto e Piemonte hanno riscontrato percentuali a due cifre.

Appare chiaro: in giro c’è un forte aumento di auto che circolano senza assicurazione ed anche senza revisione.

E questo è un grosso problema, anche perché i mezzi di trasporto sono molto costosi, sono un “patrimonio” in strada (anche se come sappiamo non si mantiene nel tempo, ma anno dopo anno si riduce drasticamente) e, per conquistarlo, tante famiglie contraggono pure debiti a medio termine.

Così, pensare che in caso di incidente, abbiamo una possibilità su quattro di imbatterci in un conducente con un mezzo sprovvisto di polizza assicurativa per risarcire le vittime, non è che faccia piacere (anche se per aiutare i soggetti che si vengono a trovare in simili situazioni è stato istituito un Fondo di Garanzia per le vittime della strada).

Perché così tanti automobilisti scelgono di non assicurarsi? Senza dubbio la benzina è indispensabile per viaggiare, il bollo può aspettare, ma a volte si fa la scelta sciagurata di non pagare pure l’assicurazione.

Il prezzo per una polizza RC auto annuale è alto, cresciuto negli anni. Italia in Francia detengono il record delle polizze più costose.

In Francia non lo so, ma da noi tra le tasse sulle polizze, le truffe alle compagnie, la “cresta” sui sinistri, i sinistri da liquidare, soprattutto alle aziende, per milioni di euro sulle coperture incendio ed eventi atmosferici, non resta che colpire sulla massa, aumentando le polizze sul ramo RC auto.

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L’ironia per noi italiani dovrebbe essere una cosa seria

Il ritratto recente dello scorso anno del centro studi Censis ci diceva che il popolo italiano è diventato più incattivito e rancoroso (e questo lo tocchiamo con mano soprattutto nelle strade, nei parcheggi, tra il pubblico che assiste ad uno spettacolo sportivo ecc.). Non sappiamo se ciò dipenda dallo stress di una vita di corsa, dal finto benessere che ci circonda e che ci vorrebbe far salire sempre più in alto, oppure se per via disservizi pubblici e privati che incontriamo ogni giorno.

Cosa ci resta allora, per superare gli ostacoli ed andare in qualche modo avanti? Quale strumento utilizzare che eviti di pesarci o abbia degli ulteriori costi?

Non ci resta che l’ironia, che il popolo italiano usa, rispetto a tanti altri popoli (inglesi, francesi, tedeschi ed americani), in maniera più semplicistica e diretta.

L’ironia consente di sdrammatizzare, quasi di alleggerire, di guardare i problemi diversamente, così che sarà anche più facile risolverli.

L’ironia è quindi anche un modo per difendersi dalle emozioni negative e dalle circostanze avverse.

Ma l’ironia è un’arma che va usata bene, va usata per tirarsi su di morale e non per offendere gli altri, perché ciò non è utile né a noi né a chi la utilizza contro di noi. Deve avere una finalità bonaria e mai cattiva, con intenti quasi migliorativi e non dispregiativi.

Sintetizzare con pochi tratti vizi e virtù della gente italica, questo porta in dote l’ironia.

Che, ricordiamo bene … è il sale della vita…

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C’è sempre una prima volta

Abitare il tempo è alla fine il senso della vita. Nel tempo le idee forti prima o poi si trasformano in vita (a volte anche dopo molti anni),  grazie agli uomini e alle donne.

In questo caso ci sono voluti 200 anni. Perché nella città di Montgomery, capitale dello stato dell’Alabama, negli Stati Uniti, per la prima volta nei suoi 200 anni di storia, è stato eletto un sindaco nero.

Steven Reed, 45 anni, giudice della contea, al ballottaggio ha battuto col 67% dei voti David Woods, bianco, proprietario di una tv locale.

La particolarità sta nel fatto che Montgomery nel 1861 è stata la prima capitale della Confederazione formata dagli Stati schiavisti del Sud, ed un secolo dopo è stato invece il luogo di origine del movimento per i diritti civili degli afroamericani con Rosa Parks e Martin Luther King jr.

E’ per questo motivo che la nomina di un sindaco nero dopo 200 anni è una prima volta da evidenziare, perché in qualche modo cambia la storia.

E colui che ha cambiato il corso della storia, in questa caso Reed, si è sempre presentato, anche durante la campagna elettorale, con propositi di unità e pace cercando di focalizzare l’attenzione futura come dice lui “su tutte quelle cose che ci avvicinano piuttosto che quelle che ci dividono“.

Un bel segnale, in un mondo pieno di problemi e di contrasti.

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